Il palamito è una pesca fatta “a mano” dalla barca, ossia senza l’ausilio di canna e mulinello e viene da sempre sfruttata dai popoli delle coste e dei mari di tutto il mondo per catturare svariate specie di pesci che, solitari o in branco, vivono a mezz’acqua o sui fondali

L’idea di usare una lunga e robusta lenza innescata, a intervalli regolari, con bocconi succulenti in grado di attirare i pesci, lasciandola fissata su un fondale in attesa che prede importanti restino attaccate agli ami, è vecchia come la pesca. Il palamito è infatti un sistema usato da sempre per pescare senza grossi sforzi tutte le specie di pesci che razzolano a mezz’acqua o vivono sul fondo. Il principio è quello di fornire ai pesci una bella sfilza di esche innescate a dovere lungo una robusta lenza madre intervallata da altrettanto robusti braccioli. Le esche possono essere gli stessi pesci o cefalopodi tagliati a pezzi, ma anche vermi e crostacei. Il palamito è tutto qui, ma richiede una certa pazienza poiché la sua preparazione richiede tempo e perizia: gli ami da innescare possono arrivare al centinaio! Non bisogna comunque pensare che sia sufficiente preparare una bella fila di ami e calare tutto sul fondo, per fare catture; ogni specie di pesci richiede montature e inneschi particolari e così anche una pesca all’apparenza facile come il palamito ha subìto una specializzazione che ha portato alla creazione di montature piuttosto elaborate e sofisticate.

Il palamito ha dato i suoi frutti: ecco una bella pescata di pagelli “sorpresi” in branco dai nostri calamenti.
PALAMITO TRA VECCHIO E NUOVO Anche le tecniche più semplici che non devono ricorrere all’uso di canna e mulinello, sono diventate nel tempo sistemi di pesca sofisticati e specialistici. E pure il palamito non è da meno. Pensare che basti filare una lunga lenza in mare per recuperarla dopo qualche ora insieme ai pesci che si sono attaccati ai suoi numerosi ami sarebbe oggi riduttivo: la realtà è ben altra! La pesca con il palamito è uno dei metodi più tradizionali praticati dai pescatori di professione ma anche dai dilettanti, e oggi è diventato anch’esso abbastanza complesso. La scelta è ampia: ci sono decine di palamiti diversi e ognuno è stato ideato per una particolare specie ittica. Nel nome della specializzazione questi attrezzi annoverano una grande varietà di forme e soluzioni, anche se vengono classificati fondamentalmente in due gruppi: palamiti verticali e orizzontali. All’interno di questa prima suddivisione si fanno ulteriori distinzioni relative alla fascia d’acqua prescelta: palamiti di superficie, di mezz’acqua e di fondo, ancorati o per pescare in deriva. Grazie a queste prerogative, i palamiti offrono al pescatore la possibilità di catturare tutti i pesci di mare, dai piccoli Sparidi del sottocosta ai pesci spada d’alto mare. E quando si salpa un palamito le sorprese non mancano mai…

PALAMITI IN EVOLUZIONE Anche una tecnica semplice però, può diventare molto elaborata, senza che per questo si creino conflitti fra pescatori di professione e pescatori sportivi. Ciascuna di queste categorie di pescatori può avvalersi delle esperienze degli altri e può mettere a disposizione le proprie. Nel caso del palamito, del resto, fra pesca professionale e sportiva esistono differenze solo a livello di legge e tutti gli sportivi accettano di buon grado la limitazione degli ami: l’interesse principale, infatti, è rivolto più alla qualità che alla quantità del pescato.

Ben disposti sul margine del contenitore, i braccioli sono stati caricati con pesci morti di buona misura.
OPERAZIONI PRELIMINARI Il principale elemento del palamito è il “trave”, la lunga lenza madre cui vengono attaccati i braccioli con gli ami. Le due estremità sono collegate a un robusto cordino, detto “caluma”, che regge la zavorra (“mazzera”) sul fondo e un gavitello di segnalazione in superficie. Su questa struttura di base si possono applicare numerose varianti. Perché la “cala”, cioè la posa del palamito, sia perfetta è necessario un accurato lavoro di preparazione a terra: il palamito va “armato” in modo che le successive operazioni si susseguano senza intoppi. Armare un palamito non significa solo innescare ogni amo ma anche stendere il trave, applicare i braccioli e sistemare il tutto in un contenitore, la cosiddetta “coffa” che non crei problemi durante la cala. A bordo, la cura impiegata nella preparazione risulterà preziosa: gestire una lenza con un centinaio di ami innescati da calare e salpare con una precisa sequenza non è un’operazione semplicissima! La prima fase consiste nel fissare i braccioli (“pendagli”) perpendicolari al trave mentre lo si passa dalla prima alla seconda coffa. I braccioli sono in nylon di diametro inferiore al trave: se quest’ultimo è in nylon dello 0,60, il diametro ottimale del pendaglio è uno 0,40. Per quanto riguarda la lunghezza dei pendagli non esistono regole fisse: ogni tipo di palamito è caratterizzato da determinate lunghezze e distanze fra i vari braccioli. Il trave va disteso bene prima di sistemarlo nella coffa, prima o dopo l’applicazione dei braccioli. Di solito è in nylon di grosso diametro, perciò occorre privarlo della “memoria” che ha acquisito durante la confezione in bobina. L’operazione va fatta a terra, legando un capo del trave a un albero o a un gancio nel muro e stirandolo poco alla volta fino alla stesura completa, avvolgendolo poi in larghe spire (in senso antiorario) nella coffa, applicando nel con tempo i braccioli e fissando gli ami nella striscia di sughero della “mangiatoia” (il balconcino della coffa). A questo punto, il palamito è pronto per essere portato a bordo e per essere innescato.

In un mondo dove tutto viene automatizzato anche la pesca coi palamiti può essere grandemente agevolata con macchinari atti a recuperare le lunghe montature guadagnando tempo e in totale sicurezza. Nella foto vediamo un salpapalamiti motorizzato altamente versatile che consente con poche semplici operazioni di trasformare lo strumento in salpabolentino, salpafilaccioni oppure affondatore. È sufficiente sostituire la ruota palamiti in dotazione con un pratico rocchetto ed applicare il supporto per canna grazie al quale è possibile utilizzare qualsiasi attrezzo.

Ecco lo schema di un palamito nella versione più semplice, perfetto per essere calato sui bassi fondali vicino alla costa oppure lungo le secche al largo.
PALAMITO SEMPLICE La preparazione e la posa del palamito può partire da uno schema semplice, diretto per esempio alla cattura delle orate sui bassi fondali, più facili da sondare se si è alle prime armi. Useremo un trave in nylon dello 0,80, lungo 800 metri e collegato alle calume a non più di due metri dalle mazzere. Gli ami andranno montati su pendagli lunghi 1,50 metri in nylon dello 0,30. Questo palamito andrà posato la sera e salpato all’alba successiva. Funziona bene su bassi fondali perché le esche lavorano a pochi centimetri dal fondo. Proprio per questa caratteristica è chiamato “a pelo”.

A bordo della nostra barca tutto deve essere predisposto con ordine per una corretta gestione del palamito, dalla calata dei braccioli innescati al recupero del pesce allamato.
LE REGOLE PER UNA POSA SICURA Le operazioni di base per armare un palamito prescindono dal tipo di palamito che si vuole predisporre, mentre variano in modo determinante le lunghezze, il numero e il tipo di ami, i diametri dei fili e altri elementi. Le soluzioni praticabili sono moltissime, tuttavia è possibile classificare almeno sei tipi fondamentali di palamito: la distinzione si basa sul tipo di pesci e sulla fascia di mare in cui si intende far lavorare le esche. Innanzi tutto bisogna calare la prima caluma con la sua mazzera, alla quale si collega il primo capo libero del trave nel punto previsto. Poi si filano in mare i braccioli in sequenza e gli eventuali galleggianti, con motore al minimo, filando da poppa. Dopo l’ultima esca, si cala la seconda caluma e mazzera e il gavitello di segnalazione.

La calata del palamito ha dato i suoi frutti: ecco una bella serie di gallinelle che hanno attaccato le nostre esche mentre erano “di passo” su un basso fondale.
ADEGUARSI AL FONDALE Se si posa il palamito su una secca si possono adottare diverse strategie. Chi aspira alla cattura delle specie di fondo cala sulla parte superiore della “montagna” sommersa. Le zone dei bordi e le gole sono i migliori ritrovi di pagelli, saraghi, occhioni, gallinelle, tracine, gronghi e altri pesci bentonici; le punte ospitano dentici, orate, ricciole e altri predatori. Le pose sui relitti possono essere redditizie, ma non semplici. Per evitare la perdita del palamito occorre localizzare la sagoma dello scafo affondato (l’ideale è servirsi di un ecoscandaglio) e calare un piccolo segnale corrispondente al punto centrale del relitto o più segnali che ne rivelino la lunghezza, poi si cala nella zona perimetrale, formando anse abbastanza larghe. Attorno ai relitti nuotano pesci di tutte le specie. Anche la posa sul ciglio, che corrisponde generalmente alla linea batimetrica dei 30 metri, è redditizia ma occorre evitare i punti con forte corrente e ricchi di stelle marine e paguri che annullano l’efficacia delle esche.

Tra le esche più usate per innescare i braccioli del palamito, il pesce azzurro di piccola da taglia ci permette di insidiare una grande varietà di pesci carnivori, da quelli pelagici a quelli che se ne stanno intanati tra gli anfratti del fondo.
ALL’ALBA SI RACCOGLIE Le operazioni di recupero del palamito iniziano il giorno successivo, all’alba e di buonora. Dopo aver raggiunto e imbarcato il segnale, avanzando a remi, si inizia recuperando da poppa: il trave è raccolto nella coffa e gli ami appuntati sul bordo di sughero della mangiatoia. Chi sta ai remi deve dirigere la barca seguendo la traiettoria che il trave disegna in acqua. I gronghi e i pesci piccoli si issano a bordo di forza, ma per recuperare le prede di taglia bisogna avere a portata di mano un guadino o un raffio. Se una parte del palamito si incaglia sul fondo, si ricorre a un apposito rampino o al cosiddetto “tortano”. Il primo è un pezzo di catena in acciaio zincato con ganci di ferro e alcuni piombi da bolentino di circa 300 grammi che deve essere trainato sul fondo mentre la barca segue un percorso sinuoso sopra la zona dell’incaglio. Il tortano, un grosso anello di ferro di almeno 20 centimetri di diametro con una feritoia, è collegato a una robusta cima e va fatto scorrere lungo il palamito incagliato: con movimenti altalenanti si libera il trave cambiandone l’angolo di trazione sul fondo.

LA MAZZERINA SPECIALE PER SARAGHI Si chiama così perché prevede alcune piccole mazzere supplementari e ha un andamento altalenante tra fondo e mezz’acqua. La lunghezza del trave (in nylon dello 0,50) è di circa ottocento metri, collegato alle calume a circa due metri dal fondo. I pendagli, dello 0,30 e armati con ami del 12 o14, sono lunghi circa un metro. A consentire l’andamento provvedono tre piccole mazzerine di due chili al massimo e tre grossi sugheri, tipo quelli usati per le reti: trattenuti a mezz’acqua dalle mazzerine, tengono sollevato il trave nelle immediate vicinanze del punto di collegamento, fra un sughero e l’altro il trave appesantito dagli ami e dalle esche tende a scendere verso il fondo e a descrivere perciò una curva molto graduale e morbida. Da calare la sera e salpare al mattino, questo palamito rende bene su fondali sufficientemente omogenei.

PALAMITO DA MEZZO FONDO PER SPARIDI Alle due calume si collega, con un anello scorrevole,un trave dello 0,40 lungo circa 800 metri con 100 ami, e si intercalano tre o quattro galleggianti. Per ampliare le possibilità di cattura, si usa dare al palamito un assetto di pesca meno lineare, intercalando anche una serie di piombi da 100 grammi fra un galleggiante e l’altro. I pendagli sono lunghi meno di due metri e distanziati di una decina di metri uno dall’altro. L’andamento sinuoso del palamito, che spazia fra mezz’acqua e superficie, si posa generalmente alla sera e si salpa all’alba; i migliori risultati si ottengono su fondali non troppo alti (30 – 40 metri).

PALAMITO DA FONDO La caratteristica di questo palamito consiste è la linearità e la robustezza. Le esche sono sul fondo e il trave collegato a pochi centimetri dalle mazzere, è consigliabile limitarne la lunghezza (500 metri per 100 ami) e privilegiare la robustezza usando un filo di almeno un millimetro. I pendagli, dello 0,70 distano circa 6 metri uno dall’altro, lunghi circa un metro con ami del numero 9. Se i gronghi sono le prede più frequenti, si possono anche trovare colorate murene e i polpi. Si cala alla sera e si salpa al mattino.

PALAMITO DI SUPERFICIE PER PELAGICI Le caratteristiche sono la robustezza delle componenti, la lunghezza e il numero di ami, relativamente ridotto. Ai due estremi, calume di robusto cordino con un gavitello di dimensione generose e una mazzera di una decina di chili, il trave in nylon di almeno 8 millimetri o più si collega con due larghi anelli scorrevoli. La lunghezza dipende da quanti ami sono in pesca: per dieci occorrono almeno 300 metri di trave, mentre ne sono necessari almeno 1.000, 1.200 metri per una quarantina di ami. In due o tre punti del trave si applica un elemento galleggiante per sostenere il palamito a galla. I pendagli, lunghi circa 5 metri e distanti una trentina di metri tra loro, recano ami molto robusti (dal 9/0 al 12/0). Considerando la distanza da terra non sarebbe logico effettuare due uscite per la posa e il salpaggio, vista anche la difficoltà di ritrovare il punto esatto in alto mare, quindi si posa all’alba e si salpa dopo tre,quattro ore. È un palamito specialistico dedicato a tonni, pesci spada, squali ma, dimezzando la misura degli ami, delle esche, del trave e dei monofili, può essere utilizzato anche per lampughe e palamite.




