Il gardon è il pesce nazionale della Francia e del Belgio, ma ormai lo troviamo anche nel nostro Paese dove sta rapidamente conquistando nuove acque, soprattutto in quelle del nord Italia

Il gardon ‘è un piccolo pesce di importazione che a noi italiani può apparire familiare. Il nostro pigo è infatti un parente molto stretto del gardon (col quale si incrocia) e anche della nostra rovella e da quest’ultima, talvolta, è difficile distinguerlo se non si è esperti e non si ricorre a caratteri distintivi che si trovano nei manuali e nei trattati di ittiologia difficilmente utilizzabili dai pescatori. Questo accade perché sa adattarsi all’ambiente in modo eccellente e, quindi, il suo aspetto può variare a seconda del colore del fondo, della trasparenza dell’acqua e della presenza o meno di vegetazione acquatica. In genere, il corpo è compresso ai lati e presenta un dorso piuttosto arcuato. L’aspetto è più massiccio e simile a quello del pigo dove il gardon si è adattato all’ambiente lacustre (è il caso dei grandi laghi subalpini come il Maggiore ed il Lugano), mentre è più simile a quello della rovella nei corsi d’acqua più o meno veloci. Il carattere che meglio distingue questa specie rispetto ai pighi e alle rovelle è il colore dell’occhio che nel gardon è rosso-aranciato. Anche le pinne, soprattutto le ventrali e l’anale tendono al rosso più o meno vivo a seconda dell’ambiente, con il colore più marcato presentato nelle acque scure e profonde. Come abbiamo detto anche il colore del corpo varia molto a seconda dell’ambiente. Di solito il ventre e i fianchi sono grigio-argento, con una linea laterale ben evidente, che sfuma verso il blu o il verde verso il dorso.

CHI È IL GARDON
NOME LATINO: Rutilus rutilus – Linnaeus 1758
ORDINE: Cypriniformes
FAMIGLIA: Cyprinidae
MORFOLOGIA: corpo compresso ai lati con dorso arcuato. Bocca terminale piccola. Linea laterale evidente con fianchi di colore grigio argento tendente al blu o al verde sul dorso. Pinne dal rosso all’arancio, soprattutto le ventrali e l’anale. Taglia modesta.
DISTRIBUZIONE: si trova in molte acque temperate del centro nord del nostro Paese, sia ferme sia a corrente moderata.
HABITAT: il suo ambiente tipico è quello delle acque ferme o moderatamente correnti con fondo di natura varia, ricco di detriti. Tende a sostituire sia il pigo che la rovella con i quali condivide l’ambiente È un pesce gregario che forma branchi di moltissimi individui.
ALIMENTAZIONE: si nutre di piccoli invertebrati (larve, vermi e crostacei), ma anche di piante, frutti e semi.
RIPRODUZIONE: avviene in primavera quando la temperatura dell’acqua supera i 10°C ed i maschi, esattamente come i pighi e le rovelle, presentano i classici “tubercoli nuziali” sul capo e su parte del dorso. Il segreto di questa specie che permette una diffusione altissima, oltre che l’adattabilità all’ambiente, è la grande prolificità, dato che una femmina può anche deporre oltre 100.000 uova.

La taglia media del gardon si aggira sui 150 grammi, ma in condizioni favorevoli questo pesce può raggiungere il chilogrammo, diventando una preda molto interessante per tutte le tecniche di pesca con le esche naturali.
TAGLIA MODESTA MA… NON TROPPO
Il gardon non raggiunge dimensioni molto grandi e la media va dai 15 ai 25 cm per un peso di circa 200 grammi, ma in certe condizioni particolarmente favorevoli può raggiungere anche pesi superiori al chilogrammo. È una specie abbastanza longeva a dispetto della taglia non eccezionale e, infatti, può superare i 10 anni d’età.

Tra le esche migliori per il gardon, il bigattino è senza dubbio la più efficace. Ne innescheremo due, uno a calzare il gambo dell’amo e l’altro sulla punta.
COME VIVE
Il gardon vive in branchi costituiti anche da centinaia di individui e, in molti casi, ha sostituito alcune specie tipiche del nostro Paese, come il triotto e la rovella, alle quali fa una spietata concorrenza alimentare. In alcuni fiumi del Veneto, ad esempio se ne trovano delle colonie fittissime anche con esemplari di taglia ragguardevole. Può vivere anche in acque fredde spostandosi negli alti fondali durante l’inverno e popolando le acque calde e basse del sottoriva in primavera ed estate. La sua alimentazione è molto varia e possiamo dire che la specie è onnivora, nutrendosi di larve, vermi, e piccoli invertebrati, così come di alimenti di natura vegetale come semi, frutti ed alghe che ricerca attivamente presso la riva.

Pesce divertente nonostante la taglia medio-piccola; soprattutto se si trova il branco, il gardon assicura catture in quantità!
DOVE TROVARLO
Le prime segnalazioni certe risalgono ai primi anni ‘80, ma sicuramente questa specie era già presente in Italia da almeno una decina di anni. L’ostacolo al riconoscimento è stata la grande rassomiglianza con la rovella con la quale i pescatori la confondevano. Ad esempio, nel bacino idroelettrico di Suviana, sull’Appennino Tosco-emiliano, già nei primi anni ‘70, la presenza del gardon era numerosa, ma tutti i pescatori la classificavano come “rovella”. Attualmente, si trova sicuramente in molte acque del Veneto dove, tra l’altro, raggiunge dimensioni ragguardevoli, ma è anche molto frequente nei laghi di Mantova, in alcuni grandi laghi del nord (Maggiore e Como), in molti canali e fiumi ed anche nel centro (Tevere) si hanno segnalazioni che portano a pensare che il gardon si stia acclimatando ed espandendo verso il sud d’Italia.

Il gardon mangia di tutto, dai microrganismi invertebrati a larve di insetti di vario genere, ma anche derivati da farine e vegetali.
MANGIA TUTTO
La dieta del gardon è molto varia, dalle pianticelle acquatiche agli insetti che le popolano, passando ai vermetti e a tutte le piccole esche naturali che il pescatore esperto sa proporre. Mangiano anche pane di tutti i generi, pastelle e persino carne, bigattini e casters, addirittura mini boilies dedicate alla carpa. Gradiscono anche i vermetti e un bel trancio di verme di terra sapientemente innescato può fruttare un gardon da record in acque torbe.

Un lago artificiale dall’acqua torbida ricca di nutrimento e ostacoli vegetali rappresentati da piante e alberi sommersi: ambiente perfetto per i gardon di tutte le taglie.
FEEDER A PIOMBINO
C’è una situazione, nella pesca del gardon nei laghi naturali o nei laghetti con diversi metri di profondità, che consiglia l’uso del piombino finale alla lenza in sostituzione del classico pasturatore carico di pastura e bigattini. Situazione che si verifica quando i gardon si radunano in branchi compatti occupando quasi per intero la colonna d’acqua, dalla superficie al fondo, dinanzi a noi. Capita infatti di vedere abbastanza spesso, nei bacini naturali dove la presenza di questa specie è quasi invasiva, branchi di gardon compattati e quasi immobili, con quelli più piccoli che se ne stanno verso la superficie e i più grossi in profondità, nei recessi del fondale. È una situazione che capita spesso nei periodi stagionali estremi, in piena estate o più spesso d’inverno, quando i gardon sentono la necessità di compattarsi perché hanno trovato tutti delle condizioni di vita ottimali. La loro presenza sarà tradita da piccole bollate e colpi di coda dei soggetti più piccoli e giovani, che di solito se ne stanno vicini alla superficie; quelli più grossi, invece, se ne stanno tranquilli più sotto, spesso a contatto con gli ostacoli del fondo. E poiché a noi interessa la cattura degli adulti, che in certi laghi possono raggiungere il chilo di peso, dovremo cambiare strategia di approccio. Anziché usare il pasturatore, che attirerebbe inutilmente i piccoli esemplari trascinandoli sul fondo assieme ai nostri bigattini innescati, useremo sul finale un piombino, di quelli a pera, plastificato, di 10-15 grammi. Questo piombo, legato in fondo al finale, ha la funzione di bucare gli strati superficiali di piccoli gardon e far giungere indenne la nostra esca sul fondo, dove stazionano gli esemplari più interessanti. Come filo in bobina useremo un trecciato dello 0,08 che “buca” meglio l’acqua e migliora la percezione delle tocche sul fondo, anche a discreta distanza da riva.

Se usiamo il feeder, per il gardon useremo modelli piccoli e leggeri, di tipo chiuso, caricati a bigattini.




