Carpa la regina dei fondali

La più importante e conosciuta rappresentante dei ciprinidi proviene dall’Asia ed è stata introdotta in Italia dagli antichi romani. Da noi oggi la sua importanza economica è minore rispetto al passato, ma non la sua grande fama di gran lottatore che ne ha fatto un pesce sportivo di grande interesse. La tecnica del carpfishing si è evoluta proprio grazie alle doti di gamefish di questo pesce che, tra l’altro, può raggiungere taglie davvero ragguardevoli tra i pesci d’acqua dolce

Cyprinus carpio è il nome scientifico della più degna e conosciuta rappresentante della famiglia dei Ciprinidi. Originaria dell’Oriente (Persia e Cina), nel suo viaggio verso l’Occidente sosta a lungo in Anatolia, tra il Mar Nero e lo spartiacque dell’Eufrate, fino a quando gli Antichi Romani conquistano i già civili territori interessandosi anche a questo pesce commestibile e dal notevole accrescimento. I grandi civilizzatori tornano così a Roma introducendo la carpa in Tracia, nei Balcani, nelle Gallie e in Italia. In seguito, nel 1200, soprattutto nel nord Italia la carpa diventa oggetto di allevamento negli stagni presso le comunità monastiche. Apprezzata tra il 1400 e il 1600, nei secoli seguenti occupa vasche e peschiere in parchi e giardini dei nobili. Da secoli la carpa subisce incroci selettivi e consanguinei se mantenuta in ambienti ristretti. Molteplici sono le variazioni degenerate della carpa comune: la carpa a specchio, la carpa cuoio, fino alla carpa “mutante” che raggiunge in breve tempo peso considerevole e forma corporea grottesca.

CHI È LA CARPA

NOMI SCIENTIFICI: Cyprinus carpio (carpa comune, “regina” o “d’Ungheria”) – Cyprinus carpio var. specularis (carpa a specchi o “diGalizia”) – Cyprinus carpio nudis (carpa cuoio, “nuda” o “di Boemia”)

NOMI DIALETTALI: carpen, gob, goep, bulbur, ciaplin, gubetta, spegg, carpa a specc (Lombardia); carpa, carpa a specc (Piemonte); raina, bulber, gobbo, carpa a speci (Veneto);cherpa, goba, regina, reina, carpa e specc, cherpa specc (Emilia Romagna); reina, regina, carpa (Lazio, Toscana, Marche); raina (Umbria); carpia (Campania).

NOMI STRANIERI: carpe, cloupoing, carpa à miroir (Francia);carp, mirror carp (Inghilterra);karpfen, spiegelkarpfen (Germania).

MORFOLOGIA: il colore varia dal bruno-verdastro al grigio acciaio del dorso; diventa dorata, giallo-arancio sui fianchi, bianco-giallastra sul ventre. La carpa comune, diretta discendente della selvatica, ha corpo allungato e testa relativamente grande, il dorso alto e arcuato. Grosse squame, bocca terminale protrattile munita di quattro barbigli, due agli angoli e due sul labbro superiore. Placche ossee faringee nella gola per triturare il cibo. La forma a soffietto della bocca, con le labbra protrattili, è essenziale perché si nutre di sostanze vegetali e di principi organici che trova nel fango; i barbigli sono organi tattili per sondare il fondo alla ricerca del cibo. Il labbro è duro, forte, carnoso per evitare ferite. L’apparato dell’orecchio interno è collegato alla vescica natatoria da una serie di ossicini che le permettono di percepire una vasta gamma di suoni. La linea laterale è sensibile alle vibrazioni che da riva si ripercuotono nell’acqua. Ottimo l’olfatto, buona la vista per un pesce d’acqua generalmente torba. Barbigli, bocca e pancia sono forniti di papille gustative. Ha una sola pinna dorsale con il primo raggio robusto, arcuato, dentellato; la coda è profondamente incisa, la pinna anale corta; le pinne tendono nell’insieme al colore rossastro, quelle pettorali e dorsali al verde-grigio. La linea laterale comprende 35-40 squame.

DISTRIBUZIONE: originaria dell’Oriente, Persia e Cina, sotto diverse forme ibride si trova in quasi tutte le acque temperate del mondo. Nelle zone fredde non riesce a sviluppare la corporatura, a nord manca del tutto. La carpa specchi, frutto di incroci naturali, è una varietà della carpa comune. Fu introdotta in Italia per allevamento nel 1897, è presente in maniera più concentrata nell’Italia centro-settentrionale, in Sicilia e in Sardegna. Si adatta a condizioni di vita più difficili e ha maggiore accrescimento. Non ha avuto successo l’allevamento in cattività. Le carpe erbivore, introdotte negli ultimi anni per diserbare canali e laghetti, svolgono bene il compito e possono ingerire giornalmente vegetali pari al 50% del proprio peso. Sono particolarmente diffuse in Emilia e nei laghi di pesca sportiva.

RIPRODUZIONE: la maturità sessuale dei maschi viene raggiunta a tre anni, a quattro anni dalla femmina, la riproduzione di maggio-giugno può ripetersi anche nel mese di agosto. Vengono deposte da 150 a 200mila uova per chilo di peso corporeo della femmina. Gli avannotti nascono dopo 5-7 giorni muniti di sacco vitellino e già autosufficienti.

TAGLIA: molto longeva, riesce a vivere 40-50 anni, raggiunge comodamente il metro di lunghezza e 20-24 chili di peso. In natura raggiunge normalmente il mezzo chilo a due anni e quasi un chilo a tre anni; la carpa a specchi ha un accrescimento di poco maggiore. Le carpe d’allevamento subiscono crescita incondizionata.

Da adulti le carpe, specie le specchi che vivono nei laghi, acquistano proporzioni tozze, quasi da farle sembrare “grasse”.

UN PESCE LONGEVO. La carpa comune selvatica può vivere molti anni e, come tutti i pesci, cresce in misura molto variabile a seconda delle diverse disponibilità di cibo dell’ambiente. Carpe di venti chili e oltre, lunghe anche più di un metro, possono essere vecchie come Matusalemme. Catturare una vecchia carpa esteticamente non rappresenta un bel trofeo. Sul corpo si nota la caduta di molte scaglie, le poche rimaste presentano una muffa verdastra e la pelle nuda è solcata da profonde rughe. In questo modo la vecchia carpa mostra tutti i segni della lunga vita sul fondo. Oltre alla carpa comune o “regina”, detta d’Ungheria, in ambienti liberi vive la carpa a specchi o di Galizia, Cyprinus specularis. Gli specchi, cioè grosse squame, sono posti in maniera asimmetrica e variano da soggetto a soggetto. Talvolta allineate sulla linea laterale, grandi e rade, altre volte piccole e fitte, spesso queste squame (o, meglio, scaglie) sono presenti vicino alla testa e alla coda, oppure corrono a filo del dorso per inanellarsi sui fianchi. Altra varietà è la Cyprinus carpio nudis, carpa cuoio, “nuda” o di Boemia, più rara in Italia. La Cyprinus carpio aurata dal corpo dorato o hi-gai, carpa sterile, è un ibrido di origine francese dalle carni delicate. La Cyprinus kollari, ibrido tra carpa e carassio, ha due soli barbigli. Ma ci sono anche le carpe albine, gialline e con pinne arancioni, altre con tracce di color rosso vivo eccetera.

I Ciprinidi presenti in Italia rappresentano con la carpa la gran parte dei pesci d’acqua dolce. In questi ultimi anni, oltre alle specie autoctone se ne sono aggiunti molti altri provenienti in gran parte dal bacino del Danubio.

LA CARPA E GLI ALTRI CIPRINIDI. I pesci sono definiti scientificamente “vertebrati acquatici eterotermi, dotati di branchie, di pinne, di due mascelle e di narici”. Se dovessimo limitarci alla definizione esposta sopra, questa basterebbe sicuramente a definire l’essenza e l’immagine di questi animali. Addentrandoci, però, più approfonditamente nel mondo dell’ittiologia, i pesci hanno come loro caratteristica distintiva principale, quella di avere il corpo conformato in maniera da offrire la minor resistenza possibile all’elemento in cui vivono, l’acqua. Altra connotazione particolare di questa classe di animali è quella di essere a sangue freddo. Ovvero la temperatura corporea è identica a quella dell’acqua a cui è strettamente legata per quanto riguarda le variazioni. Di conseguenza, a determinate temperature il pesce si muove in cerca di cibo, mentre a valori di termometro molto bassi scatta una sorta di rallentamento delle funzioni biologiche. La temperatura è importante anche per la distribuzione geografica delle varie specie. La carpa si trova a proprio agio in climi temperati. Ottimi sono gli stagni caldi, riscaldati magari da polle sorgive. La carpa appartiene alla famiglia dei ciprinidi. Questa famiglia è la più numerosa e i suoi esemplari sono tra i più diffusi nel mondo. In Italia la specie è localizzata, in special modo, nelle regioni del nord. La caratteristica principale dei ciprinidi, è quella di non avere denti all’interno della bocca, sostituiti da denti faringei (molto robusti e in grado di triturare le dure boilies, nel caso della carpa). Altra peculiarità dei ciprinidi, rispetto per esempio alle trote, è quella di riprodursi durante il periodo primaverile o estivo. Le uova, di dimensioni molto piccole e numerosissime, sono deposte dalle femmine in modo da aderire alle piante acquatiche, o depositarsi sul fondo. Parlando più dettagliatamente della carpa, questo animale viene definito dai biologi un pesce “strettamente di fondo”; si nutre, in natura, principalmente di vegetali e di fauna bentonica, che cerca frugando con le spesse labbra carnose e con l’ausilio di barbigli, nel limo. Questo pesce è in grado di selezionare e separare gli alimenti digeribili dai detriti inorganici. Ciò è possibile grazie ad un particolare gruppo di cellule gustative poste sulla volta del palato.

Sono tantissime le varietà di carpa discendenti da quella originaria, Cyprinus carpio. Le più belle in assoluto sono le Koi, selezionate in Giappone per scopi decorativi in stagni all’aperto e laghetti da giardino ma che sono diventati importanti trofei da fotografare e rilasciare nella pesca sportiva.

LE “ALTRE” CARPE. Da alcuni decenni, dal bacino medio inferiore del fiume Amur sono arrivate in Europa e in Italia la carpa erbivora, Ctenopharyngodon idella, e la carpa argento (Hypophthalmichthys molitrix), meglio nota come tolstolobiko temolo russo. Immesse in bacini circoscritti per eliminare le erbe acquatiche infestanti, queste carpe, che poi carpe vere non sono, sono comparse anche in acque libere, inizialmente senza riprodursi, anche se in questi ultimi anni si è vista la comparsa di soggetti molto giovani in acque libere, sicuramente frutto di riproduzione naturale (vedi nelle acque del Po). La carpa erbivora assomiglia al cavedano, con le squame più grandi. L’aspetto dell’altra, il cosiddetto temolo russo, è caratterizzato dalla posizione molto bassa degli occhi, a livello o sotto la linea della bocca. Quest’ultimo è quasi esclusivamente vegetariano e la sua pesca richiede particolari sistemi. Ma ci sono altre carpe… Le carpe Koi, più specificamente nishikigoi (letteralmente “carpa broccata”) o carpa giapponese, sono la varietà ornamentale addomesticata della carpa comune Cyprinus carpio. Sono allevate per scopi decorativi in stagni all’aperto e laghetti da giardino. I colori più comuni comprendono il bianco, il nero, il rosso, il giallo, il blu e il color crema. La parola koi deriva dal giapponese, ove significa semplicemente “carpa”, nella cultura popolare simbolo di amore e amicizia. Le Koi sono state sviluppate dalla carpa comune nell’antica Cina durante la Dinastia Jin. Le prime notizie di queste carpe (conosciute col nome generico di koi) si hanno a partire dal V secolo a.C. quando le troviamo utilizzate nell’acquacoltura. La carpa comune è stata introdotta in Giappone attraverso la Cina nel XV secolo e da qui si iniziò la classificazione e la produzione di carpe con colorazioni differenti. Le varie tipologie vennero riunite nel 1914 a Tokio ove si tenne la prima di una serie di esposizioni annuali sull’argomento. A questo punto l’interesse per le Koi esplose in tutto il Giappone e poi nel mondo.

Se le condizioni ambientali sono ideali la carpa cresce molto in fretta raggiungendo circa 10 grammi al primo anno fino a 1,7-2 kg in 5 anni, con potenziali pesi massimi di oltre 30-40 kg.

LA CARPA NEL MONDO. Anche gli americani s’interessarono alle carpe e nel 1876 una commissione ne curò l’immissione. Acquistate in Germania, poste in stagni di riproduzione presso Baltimora, con entusiasmo alcune carpe comuni vennero liberate in molte acque degli States, ma l’euforia durò poco. Non piacque quel grufolare sul fondo, tipico di questo pesce, per nutrirsi di molluschi, larve, alghe, quella sua abitudine di sradicare piante acquatiche e sollevar nugoli di fango, veder alterato l’equilibrio dell’acqua limpida e pura dei pesci autoctoni più pregiati. Fu guerra e caccia spietata, ma tutt’ora la carpa vive e prospera in America; anzi, in questi ultimi anni è diventata anch’essa un gamefish, pesce degno di interesse sportivo, e la sua pesca comincia a venire apprezzata anche dai pescatori nordamericani, soprattutto per la taglia che può raggiungere e la forza che sa sprigionare. Nel 1897 fu importata in Sud Africa, poi in Australia. Oggi popola tutte le acque temperate, quasi ferme e ricche di vegetazione del mondo.

Un bell’esemplare catturato in una lanca dalle acque chiare. Si noti la colazione d’insieme piuttosto scura.

DOVE VIVE. Pesce di pianura, vive nei laghi, bacini, stagni, fossi, canali, larghe anse dei fiumi, bacini a monte delle dighe con acqua ferma o poco mossa, con una temperatura di almeno quindici gradi centigradi. Nei laghi poco profondi e negli stagni preferisce il margine esterno del canneto, i tratti colonizzati da piante acquatiche presso i corridoi liberi. Nei laghi profondi con acqua chiara e fondali prativi, raggiunge i venti metri di fondo se nei pressi scende una sponda rocciosa con buche e anfratti. Nei fiumi lenti e larghi (Po, Tevere, Arno) staziona dove la corrente si muove lenta, nei bracci laterali, nelle mortizze presso le sponde con rive argillose e scoscese, tra i piloni dei ponti con le basi corrose. Nei fiumi a corrente più veloce sta dove l’acqua si rompe in un flusso secondario e nelle anse strette e profonde. Nei canali, rogge, scolmatori preferisce i tratti con argini logori sul fondo e acqua calma. Sta dovunque si deposita melma e la vegetazione sommersa riesce a germinare. La profondità media preferita è tra il metro e mezzo e i tre, vive benissimo a 5-6 metri. Il bisogno di ossigeno è modesto, 3-3,5 milligrammi per litro, abita acque offuscate e torbide, non ha bisogno di grandi spazi. In periodi di secca rimane in modeste pozze, tanto che veniva allevata in risaia. L’ambiente estivo ideale è nascosto, silenzioso, ombreggiato da fiori, foglie, canne. Nei laghi si allontana dalle rive abitate e più popolate. Nei bacini agricoli s’avvicina dove s’abbeverano i bovini. Nei fondali soffici e melmosi scava buche profonde 15-20 centimetri. Nugoli di fango, bollicine d’aria in sospensione, giunchi smossi denotano il passaggio o il cibarsi di un gruppo di carpe.

Anche da adulta, la carpa fa vita di gruppo, spesso assieme agli esemplari più grossi, con i quali si sposta anche di notte.

COME VIVE. Fino a un anno d’età vive in branchi compatti per difendersi, con la crescita il gruppo si assottiglia fino a rimanere solitaria nel periodo adulto. È paurosa, non ama la vita sociale con altri pesci, ha abitudini notturne. Si adatta a cibarsi di ciò che l’ambiente offre con più abbondanza, perciò si sposta poco. Metodica, percorre un tragitto sempre uguale negli orari abituali, poi si ritira “a casa” per la digestione, il ricovero dove trascorre il tempo è solamente suo. Gli altri pesci vengono allontanati dall’autorità della sua mole. Timida e pigra, non rincorre nessuno. È mansueta ma l’aspetto di pesce diffidente e testardo incute rispetto, se non timore.

L’apparato buccale rivolto verso il basso facilita l’aspirazione dei detriti che la carpa vaglia attentamente cercando fonti di cibo.

COSA MANGIA. La carpa è onnivora, ma in maniera diversa dal cavedano. Mangia di tutto adattandosi a ciò che offre l’ambiente in cui vive. Se tra la melma trova solo vermi si ciba esclusivamente di essi. Se c’è solo cibo vegetale, diventerà vegetariana continuando a vivere benissimo. Cessa d’alimentarsi d’inverno con l’acqua sotto i 6-4 °C. Riduce al minimo il metabolismo e perde dal 5 al 15% del peso corporeo. S’immobilizza infossata nella melma, tra la vegetazione, nella buca più fonda. Si muove a fatica solo se stimolata da fattori esterni non inerenti il cibo, come una piena o un brusco rialzo della temperatura. All’inizio della primavera, con il risveglio alimentare, nell’intestino si trova solo poltiglia vegetale: gli invertebrati sono ancora difficili da reperire e deve riattivare l’apparato digestivo dopo il letargo invernale. Da febbraio riprende confidenza con l’acqua e con l’alimentazione; diventa voracissima, deve rimettersi in forze per affrontare la riproduzione. Scava e cerca semi, germogli, vermi, larve, molluschi bivalvi, plancton. Sale verso gli erbai e con colpi di coda fa cadere dalle foglie uova d’anfibi e lumachine. Rumorosamente sorbisce gli insetti. Occasionalmente si nutre di rane e avannotti di altri pesci, diventa insettivora e caccia le ninfe che si stanno schiudendo sott’acqua. Meno diffidente, divora tutto ciò che ritiene commestibile. In questo periodo è importante il tepore costante dell’acqua, più è tiepida e più cibo viene prodotto, prima si rimetterà in forze.

La riproduzione della carpa è molto suggestiva: i gruppi capeggiati dalla femmina si spostano in acque basse e con codate poderose affiorano in superficie con tonfi, spanciate e sciacquii.

COME SI RIPRODUCE. Arriva maggio, giugno. La carpa, senza allontanarsi troppo, si sposta dal suo ambiente, si scrolla un po’ d’apatia, s’azzarda a raggiungere al largo le acque più limpide. Sente avvicinarsi il periodo della frega, si agita, gira alla ricerca di un angolo tranquillo adatto al letto nuziale. Spesso lo trova presso una riva bassa, ricca di vegetazione rinnovatasi dopo le piene primaverili. I maschi, sessualmente adulti a tre anni, le femmine a quattro, si presentano con i colori della livrea più accesi. I maschietti con opercoli sul capo e sulle pinne, le femmine con la papilla anale sporgente. Finisce la tranquillità, gli amori delle carpe sono clamorosi ed esplosivi. La femmina, lenta e pesante, raggiunge la bassa riva, rimane immobile. I maschi più piccoli e agili, molto eccitati, in corteo nuziale la seguono abbandonandosi a caroselli, corse, salti. Corpi e code poderosi affiorano in superficie con tonfi, spanciate, sciacquii; i fruscii di foglie e i secchi rumori di canne spezzatesi sentono in lontananza. La femmina fa scendere lentamente, con delicatezza,le uova sulle foglie acquatiche. Il più veloce dei maschi si precipita a fecondarle. Le uova piccole, di colore verdastro, sono numerose. Per ogni chilo di peso una carpa depone 150-200mila uova di due millimetri di diametro che si appiccicano sugli steli. Schiudono dopo cinque giorni o una settimana con gli avannotti, lunghi quattro millimetri, autosufficienti a sostenersi. In annate particolari un’aggiunta alla riproduzione primaria avviene nel mese di agosto. Come tutti i piccoli pesci gli avannotti diventano prede, i sopravvissuti raggiungono i 15 centimetri a un anno di età e in buon numero riescono a superare la primissima infanzia. I nemici più temuti sono le nutrie, i lucci, gli aironi, i cormorani, le anatre.

Il tipico ambiente da carpa: lo stagno di pianura con media profondità, sponde naturali e tanta vegetazione acquatica.

ACCRESCIMENTO E SFRUTTAMENTO COMMERCIALE. La carpa cresce paciosa nella sua vita di fondo, senza nemici animali da temere. Talvolta salta fuori dall’acqua, altre volte rasenta la superficie con la pinna dorsale e sposta un tale volume da provocare un’onda, altre volte boccheggìa rumorosamente alla ricerca temporanea di ossigeno. Una crescita naturale lenta sviluppa individui snelli, una crescita rapida dà origine a soggetti gibbosi. Ambienti ristretti, popolosi e poveri di cibo provocano forme di nanismo. Questo avviene in natura; l’uomo ha manipolato secondo i propri interessi le qualità e i difetti della carpa alterando la proporzione età-peso. In natura a 3 anni, una carpa raggiunge 500 grammi di peso e 25-35 centimetri di lunghezza. In allevamento, pilotata con nutrimenti specifici, nello stesso periodo raggiunge i 2 chili. L’uomo le offre cibo con sostanzeche portano a gradirlo in abbondanza. Succube della gola, la nostra amica dimentica la diffidenza; diventa un appuntamento importante attendere con impazienza l’orario del mangime. La carpa sembra felice in questo stato di cattività, non sembra risentire la mancanza di una tana solitaria e di un fondo melmoso. Ha dimenticato silenzio e solitudine, impara a riconoscere chi l’accudisce, è capace di rispondere a una chiamata, specie se fatta con un fischio o una campanella. Raggiunto il precoce sviluppo corporeo, viene dirottata nei laghetti a pagamento, nei carpodromi dove, come in un’arena di combattimento, la lotta con la carpa di grandi dimensioni è diventata sport praticato e sentito.

Oggetto di intenso allevamento, la carpa a specchi è sempre più diffusa nelle nostre acque. Cresce velocemente ed è combattente tenace.

RICERCA SUL FONDO. Nei pesci di fondo, che si cibano grufolando fra ciottoli e limo, gli apparati preposti al gusto e all’olfatto sono molto più sviluppati rispetto a quelle specie, come i predatori, che fondano la ricerca del cibo sul senso della vista o sulla percezione delle vibrazioni. La carpa, per esempio, dispone di un armamentario di strutture anatomiche (narici, barbigli, labbra a soffietto) che indicano l’importanza del gusto e dell’olfatto nella ricerca del cibo sul fondo. Inoltre il senso del gusto, in alcune specie di fondo, appare molto più sviluppato rispetto a quello dell’uomo; da 500 a 2500 volte circa nei confronti delle sostanze dolci, circa 200 volte più sensibile nei confronti di quelle salate. Nei pesci, l’odorato serve soprattutto per l’individuazione a lunga distanza del cibo; il gusto, in vece, per una conoscenza ravvicinata e quindi più accurata della sua natura e della sua localizzazione. Ecco perché ricopre una particolare importanza nei pesci, come la carpa, che si alimentano frugando nel fondo, in quanto consente loro di distinguere il materiale commestibile da quello di natura minerale che non lo è e che deve, quindi, essere sistematicamente “risputato” dall’animale.

Da migliaia di anni i cinesi allevano negli stessi bacini ciprinidi appartenenti a specie diverse, traendo vantaggio dal fatto che questi pesci hanno abitudini alimentari diverse e non entrano, quindi, in competizione fra loro. La “carpa erbivora” si nutre di vegetali che le vengono forniti direttamente dal piscicoltore nonché di piante acquatiche che crescono lungo le rive (l); la carpa a testa grossa filtra dall’acqua gli animaletti che compongono il plancton (2) mentre la carpa argentata fa altrettanto con le microscopiche alghe planctoniche in sospensione (3); la carpa di fango dà le sue preferenze agli invertebrati e ai detriti di fondo (4) proprio come la carpa comune (5); la carpa nera, infine, è un’accanita consumatrice di molluschi (6). Ecco spiegato anche perché è molto difficile far abboccare alla lenza il cosiddetto “temolo russo” o “tolstolobik” che si nutre quasi esclusivamente di plancton, mentre l’amur abbocca volentieri a esche vegetali come mais, erba e foglioline. In conseguenza alle loro svariate preferenze alimentari, anche se vivono nello stesso bacino, le diverse specie di carpa tendono ad occupare posizioni ben definite. Lo spaccato nel disegno mostra le zone scelte di preferenza da alcune “carpe cinesi” e dalla carpa comune in uno stesso bacino: C) carpa comune; E) carpa erbivora; T) carpa a testa grossa; A) carpa argentata. Queste posizioni dipendono dai punti in cui ciascuna specie può trovare più facilmente il suo cibo preferito: la carpa erbivora o amur, per esempio, si troverà meglio verso lo riva, dove può trovare più vegetali di cui nutrirsi; la carpa argentata si terrà più al largo e in superficie (spesso se ne scorge l’enorme sagoma in trasparenza) dove può filtrare l’acqua per trattenere le microalghe in sospensione, mentre le carpe che si nutrono di invertebrati di fondo tenderanno a restare in profondità proprio come lo carpa comune che grufola sul fondo per la maggior parte del tempo.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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