Masserano lake: in cerca dei lucci nativi

C’è un lago artificiale che nasconde un tesoro dal valore inestimabile: i lucci italici, sempre più rari nelle nostre acque. È il lago di Masserano in quel di Biella, un bacino artificiale nato per scopi irrigui che negli anni è diventato un piccolo paradiso per la pesca sportiva: oltre ai lucci italici ospita carpe gigantesche, bass e persici reali.

Il lago di Masserano, detto anche lago delle Piane, è un incantevole bacino artificiale realizzato agli inizi degli anni ’60. Non fosse per la volontà di un suo grande estimatore nonché esperto di questo bellissimo spot, Andrea Cerreia Varale, anche il lago di Masserano sarebbe stato rapidamente svuotato dei suoi pesci, una fine che purtroppo accomuna molti altri bacini del nord Italia. Ma grazie alla tenacia e al duro lavoro di Andrea questo incantevole bacino ai piedi delle Alpi Pennine è ancora molto ricco di pesce, in particolare di una specie autoctona ormai quasi introvabile altrove: il luccio italico (Esox cisalpinus o Esox flaviae). Presente nel Masserano dalla creazione della diga, è la stessa specie di luccio che fino a 40 anni fa popolava i fiumi e i canali del vercellese, come del resto tutta la pianura padana, prima cioè che l’immissione del luccio europeo (Esox lucius) nelle acque italiane andasse ad inquinare geneticamente la specie di luccio nostrano. Oggi le popolazioni di luccio italico sono estremamente scarse e a rischio estinzione, per questo motivo i lucci del Masserano hanno un valore biologico inestimabile. Non a caso la loro detenzione è stata vietata da Andrea, che consiglia di maneggiare i lucci catturati con estrema cautela, cercando di danneggiarli il meno possibile e invitando all’uso di un capace guadino a rete gommata. Il cavetto d’acciaio, o in robusto fluorocarbon, è ovviamente d’obbligo. Abbiamo rivolto ad Andrea qualche domanda per svelarci i segreti di questo hot spot.

La diga che forma il lago si trova sulla sponda a sud del bacino ma la pesca dalla sua struttura principale è vietata.

Primo piano su un big pike della specie Esox cisalpinus catturato nel Masserano lake con uno spinnerbait. Il bacino artificiale è tra i pochi del nord Italia a contenere una popolazione stabile di questo pregiato endemismo.

La mission di Andrea

«Andrea, come ti è venuta l’idea di aprire una riserva di pesca in un lago artificiale?» «Tutto è partito nell’estate del 2013. La passione per la pesca l’ho ereditata fin da bambino da mio padre e coltivo la passione per il carpfishing da oltre 20 anni. Mi sono innamorato del Masserano a prima vista, un lago dal fascino incredibile che ha fatto nascere da subito la volontà di tutelare questo ambiente incontaminato, di mantenere ordine e pulizia lungo sponde, di garantire vigilanza per evitare il sempre più pressante fenomeno del bracconaggio». «Ma purtroppo ti sei scontrato da subito con la realtà di questa provincia (Biella, n.d.r.)  e dal Consorzio di bonifica della Baraggia Biellese e Vercellese, concessionario delle acque del bacino, che hanno sempre mostrato disinteresse nella gestione della pesca sportiva…». «In effetti ho incontrato numerose resistenze, ma non ho mai desistito, la voglia di trasmettere la passione per la pesca è troppo forte e tra mille ostacoli, molti dei quali burocratici, sono riuscito ad attrarre tanti pescatori, cercando nel contempo di fidelizzare i “veterani” del settore».

Rispetto al luccio europeo (il cosiddetto “verdone”) il luccio italico sembra essere più sensibile agli abbassamenti di pressione ed anche le sue finestre di attività paiono più ridotte nel tempo. È quindi importante insistere nelle giornate con tempo coperto o variabile, con quei cambi di luce che inducono il luccio a uscire allo scoperto e a mettersi in caccia in acque aperte. Nella foto un bell’esemplare catturato dal milanese Lucio Romano.

Work in progress

A più di dieci anni dalla nascita della riserva, Andrea oggi può ritenersi soddisfatto, anche se ci sarebbe ancora molto da fare. «Negli anni, ho regolamentato la pesca permettendo a chiunque di dedicarsi alla propria passione, con agevolazioni particolari per tutti, ovviamente tutelando le specie ittiche di maggior rilievo faunistico. In questo contesto, la salvaguardia del luccio italico è stata prioritaria e oggi tanti pescatori mi ringraziano moltiplicando le loro pescate su questo lago. Scegliere di venire a pescare a Masserano, oltre che una esperienza eccezionale, vuol dire partecipare attivamente ad un progetto di gestione che si pone alla base l’obbiettivo di permettere ai nostri figli di poter godere di questo ambiente come abbiamo potuto goderne noi in passato».

Il bacino è nato per scopi irrigui, in estate i livelli tendono a scendere poiché l’acqua viene prelevata per irrigare la pianura della bassa biellese.

Un big lake dalle grandi potenzialità

Il lago di Masserano, noto anche come Lago delle Piane, è tra i maggiori bacini artificiali del biellese. Situato a 325 metri di altezza, ha una profondità massima di 23 metri con una media di 11,5 metri. Lungo 1,83 chilometri e con uno sviluppo costiero di 7,6 chilometri, ha una superficie di 0,427 chilometri quadrati. È nato negli anni ‘60 dallo sbarramento del torrente Ostola, affluente del torrente Cervo ed è alimentato da rii minori quali il torrente Cigliaga e il riale della Caudana. Il torrente Ostola è anche suo emissario; sebbene molto ridotto nella portata d’acqua, riemerge alla base della diga, regolata dal Consorzio di bonifica della Baraggia Ovest Sesia. Con una capacità di invaso di 5,5 milioni di metri cubi e un bacino idrografico di 16,3 km², è un’importante riserva d’acqua per l’irrigazione delle pianure sottostanti principalmente coltivate a mais e riso. La diga si trova in comune di Masserano ma il lago interessa anche i comuni di Curino, Casapinta e Mezzana.

Anche se numerosi, i lucci del Masserano sono estremamente elusivi, soprattutto quelli over 80 che ormai conoscono bene gli artificiali e molto probabilmente hanno già avuto incontri “dolorosi” con i pescatori più assidui frequentatori della riserva.

Un lago… due stagioni

Bisogna concentrare gli sforzi nelle stagioni migliori, che sul Masserano sono la primavera limitatamente al mese di aprile (a frega terminata) e maggio, e poi tutto il tardo autunno fino a dicembre. In questi due periodi troveremo condizioni di pesca molto differenti che possono influenzare grandemente il comportamento dei lucci. A inizio primavera il livello del lago è alto (la diga è chiusa e non rilascia acqua) e quindi avremo le condizioni migliori per trovare i lucci acquattati nei sottoriva dove abbondano alberi e rami sommersi. In autunno, invece, il livello scende anche di alcuni metri, e saranno allora le insenature profonde, le punte e i rari alberi semi emersi al largo che daranno maggiori chance di cattura.

Esche old e new

È certo che gli italici del Masserano hanno una predilezione per le esche old style, gli arcinoti cucchiaini rotanti semplici e tandem, per intenderci. Molto gradito è il Mantide tandem della Heron, munito di cavetto di acciaio sulla zavorra anteriore, oppure i Vibrax della Blue Fox nelle misure maggiori. In alternativa sono validi anche tutti gli spinnerbaits nelle taglie maggiori e di peso superiore a 5/8 di oncia, meglio se con paletta allungata e tandem. Con questi ultimi potremo sondare agevolmente gli alberi e i rami sommersi, presso la riva e al largo senza rischio di incaglio. Nelle numerose uscite condotte su questo bellissimo lago abbiamo comunque fatto esperimenti con gli artificiali pensati per il luccio europeo (Esox lucius), scoprendo che funzionano altrettanto bene, soprattutto con i soggetti di taglia XL. Sono in particolare le grosse jerkbait di plastica e gomma a rendere di più, assieme alle glidebait da 16-20 centimetri. Se ci spostiamo da riva, dovremo comunque ridurre la dotazione al minimo indispensabile per non appesantirci troppo.

Il reservoir che non ti aspetti

Per anni il lago di Masserano è rimasto fuori dalle rotte dei pescatori, eppure raggiungerlo è facile, ci si arriva dalla via Curino-Canton Chierro, provenendo dal paese di Brusnengo. Prima di giungere all’ufficio postale di Curino, sulla sinistra, all’altezza di un piazzale, una strada asfaltata si diparte e prende a salire in direzione Parco Arcobaleno. Poi, tenendo la sinistra rispetto al parco, la strada si biforca e diventa carrareccia, passa due cancelli, solitamente aperti nei giorni festivi e con un paio di tornanti raggiunge il lago, sulla destra della diga.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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