Il vairone è un piccolo e grazioso cipriniforme che popola soprattutto il tratto torrentizio dei fiumi di pianura e i grandi torrenti di fondovalle. Preda preferita dalle grandi trote, lo possiamo pescare a passata leggera con canna fissa e bolognese o a mosca

Il vairone è una specie reofila, estremamente adattabile, tipica del tratto montano e pedemontano di fiumi e torrenti, ma presente in buon numero anche in corsi d’acqua di pianura ed in laghi o stagni con acque sufficientemente ricche di ossigeno. Nei laghi si rinviene con particolare frequenza allo sbocco degli immissari. Specie strettamente legata ad acque limpide, fresche, ben ossigenate, con substrato roccioso misto a sabbia pietrisco e ghiaia. In montagna la sua area di distribuzione si sovrappone in parte con quella della trota. Di indole gregaria, forma branchi che solo raramente arrivano a contare più di un centinaio d’individui. In collina e pianura la sua frequenza è maggiore nei corsi d’acqua di portata minore, dove vive in associazione con altri ciprinidi, come cavedani, barbi, triotti, rovelle e lasche. La specie è moderatamente fotofoba, solitamente svolge attività negli strati d’acqua prossimi al fondo, o nel settore di mezzofondo. Il vairone risulta particolarmente sensibile alle variazioni meteorologiche e muta comportamento in relazione all’ora e alla temperatura. Durante la primavera e l’estate, si osserva con maggior facilità nelle prime ore del mattino o dopo il tramonto. Svolge attività durante tutto l’anno, soltanto nei periodi invernali più rigidi si sposta in acque più profonde dove svolge attività ridotta, nei fiumi stazionando nelle buche sotto i salti d’acqua, nei laghi spostandosi sotto la linea del termoclino.

CHI È IL VAIRONE
NOME COMUNE: vairone
NOME SCIENTIFICO: Telestes muticellus
ORDINE: Cypriniformes
FAMIGLIA: Leuciscidae
LUNGHEZZA: fino a 20 centimetri
PESO: 50 grammi
ALIMENTAZIONE: esclusivamente carnivoro si nutre di larve, insetti, crostacei e molluschi.
RIPRODUZIONE: la specie effettua migrazioni riproduttive portandosi negli affluenti minori dei corsi d’acqua La riproduzione avviene fra aprile e giugno a seconda della temperatura dell’acqua: la femmina depone in acque basse su fondali ghiaiosi dalle 6.000 alle 8.000 uova che si schiudono in una decina di giorni.

Il vairone popola la fascia d’acqua denominata “zona a trota e temolo”, ossia il tratto superiore dei fiumi alpini e dei grandi torrenti di fondovalle dell’arco alpino e appenninico.
COME SI RICONOSCE
Il corpo è affusolato e compresso ai lati, con la testa piccola di forma tondeggiante, che termina con una bocca minuta dal taglio obliquo. Il diametro dell’occhio è quasi sempre uguale alla lunghezza del muso. Passando alle pinne sono grandi, soprattutto la caudale grazie alla quale il vairone si rivela un validissimo nuotatore anche nelle correnti più impetuose. La pinna dorsale nasce appena posteriormente a quelle ventrali. Le squame sono molto piccole e la livrea è brunastra sul dorso con una banda longitudinale scura, spesso con riflessi metallici. Poi lungo la linea laterale si notano riflessi arancioni che si ritrovano anche alla base delle pinne pettorali e ventrali.

Primo piano della parte anteriore del vairone. Una banda color vinaccia scura e con riflessi metallici percorre il corpo e la testa reca una bocca piccola con la quale il vairone attacca piccole larve, insetti e invertebrati.
COME VIVE
Endemico dell’Italia centrosettentrionale, della Svizzera meridionale (corsi d’acqua tributari del Po) e del sudest della Francia (torrente Bevera), il vairone predilige le acque limpide, fresche e correnti, anche ad altitudini considerevoli, tanto che fra i Ciprinidi è l’unico a frequentare le acque da Salmonidi dove spesso convive con la trota fario o, nel fondovalle, la marmorata, di cui spesso è preda. Nelle nostre acque il vairone sembra mantenersi attorno a valori di popolazione abbondanti, probabilmente perché il suo habitat è spostato più verso monte, dove è minore la presenza di uccelli ittiofagi e dove le specie alloctone che infestano le acque di pianura non sono ancora riuscite ad ambientarsi.

CON QUALI ESCHE L’esca ideale per fare un bel carniere di vaironi è il bigattino, almeno in tutte le zone dove non sia vietato. In alternativa, per esempio se bagniamo la lenza in acque da Salmonidi dove la larva di mosca carnaria solitamente è bandita, si possono utilizzare piccoli vermi, anche a tocchetti, e larve acquatiche che possiamo trovare sul fondo, a cominciare dal “portasassi”. Per la coda di topo è d’obbligo scegliere una mosca secca di piccole dimensioni.

La pesca a passata con corte bolognesi o canne fosse di media pezzatura è la più indicata per pescare i vaironi. Useremo galleggianti affusolati e piccoli con spallinate leggere ma sufficienti a tenere i bigattini sul fondo.
COME SI PESCA
Per fare centro con questo piccolo Ciprinide, la passata con galleggianti e lenze leggere è la soluzione migliore. Ma il vairone rappresenta anche una buona palestra per il pescatore a mosca. La sua abbondanza e la competizione per accaparrarsi il cibo all’interno del branco non devono far pensare che sia un pesce facile da “fregare”. Al contrario, il più delle volte si rivela scaltro quasi come il “cugino” cavedano, ed è molto rapido nello sputare l’esca. Da qui è facile intuire che per catturarlo è determinate una buona prontezza in ferrata.

Il vairone rappresenta anche una buona palestra per il pescatore a mosca, ma la sua abbondanza e la competizione per accaparrarsi il cibo all’interno del branco non devono far pensare che sia un pesce facile da catturare.




