Spinning, un sistema di pesca completo

La pesca a spinning è un sistema di pesca giovane, dinamico e appassionante che comprende una miriade di tecniche rivolte alla cattura dei pesci predatori che vivono in acqua dolce e in mare. Ma è anche una pesca “pulita” perché ricorre alle esche artificiali che imitano le prede grandi e piccole cacciate dai pesci carnivori
 

La pesca dilettantistica, spesso definita ”pesca sportiva”, affonda le sue origini nella notte dei tempi quando l’uomo, per poter sopravvivere a una natura ostile, imparò a procacciarsi cibo rivolgendo le sue attenzioni all’acqua e ai suoi abitanti. In quei tempi remoti la pesca non aveva ovviamente nulla di hobbistico o sportivo, ma era semplicemente un’attività necessaria per potersi sfamare. Solo verso la metà del secolo scorso, e segnatamente nelle società benestanti, la pesca in acqua dolce cominciò a diventare anche un passatempo di massa, con quei risvolti sportivi e rispettosi della natura che oggi sfociano, quasi sempre, nel rilascio della preda catturata da parte del pescatore evoluto. La pesca sportiva si divide oggi in due grandi branche: la pesca con le esche naturali, ossia pesca a passata, pesca a fondo, carpfishing, ledgering, pesca col pesce vivo o morto e la pesca con le esche artificiali, cioè pesca a mosca e pesca a spinning. La differenza tra la pesca a mosca (o “fly fishing”) e la pesca a spinning (con la sua branca della pesca a baitcasting) sta essenzialmente nel sistema di proiezione dell’esca artificiale e nel modo di recuperarla. Nel fly fishing, le esche artificiali sono quasi sempre imitazioni di piccoli insetti dal peso infinitesimale che, per essere lanciate a distanza utile, richiedono particolari lenze (la cosiddetta “coda di topo” avvolta su semplici mulinelli a bobina rotante) e tecniche di lancio specifiche. Nella pesca a spinning, invece, le esche artificiali impiegate hanno un peso capace di trascinare, nel lancio, la lenza avvolta sul mulinello (a bobina fissa o di tipo da baitcasting) e permettono di ottenere proiezioni che, nel caso di esche artificiali molto pesanti e massicce, possono superare i trenta metri di distanza. Una volta lanciata, l’esca artificiale da spinning va animata recuperando filo col mulinello, seguendo cadenze che variano in funzione dell’esca, della tipologia ambientale e della specie di pesce predatore che si vuole insidiare.

La pesca a spinning attira soprattutto i giovani perché è una pesca dinamica, a partire dai vari sistemi di recupero delle esche artificiali che vanno continuamente recuperate per essere rese “vive”.

Con l’aiuto di un natante le probabilità di agganciare belle prede a spinning si moltiplicano.

UN FENOMENO IN ESPANSIONE

Questa disciplina si sta ancora espandendo nel nostro Paese. Infatti, dopo il boom di diffusione avvenuto negli anni ’80, in Italia la pesca a spinning con le esche artificiali continua a fare proseliti. Merito soprattutto delle nuove generazioni, convinte che oggi ciò che più conta non è tanto la quantità del pescato quanto la qualità, con la soddisfazione di prendere pochi esemplari degni di tale nome. Ma anche molti pescatori più attempati, stanchi di praticare tecniche statiche con le esche naturali, si fanno prendere dal dinamismo tipico di questa pesca, desiderosi di affrontare nuove esperienze con esche “pulite” quali sono, appunto, i cucchiaini, i pesci finti o le esche di gomma.

La trota fario, insieme alla trota iridea, è tra le prede dello spinning più ricercate dal pescatore a spinning italiano.

DINAMISMO INNANZITUTTO

Il bello di questa pesca sta principalmente nel suo dinamismo, che comporta l’impiego di una attrezzatura ridotta all’essenziale, con conseguente massima libertà di movimento e di azione senza alcun impedimento. Tutte le componenti dello spinning sono contraddistinte da una attività continua: la ricerca dei pesci predatori nelle loro abituali zone di caccia obbliga il pescatore a rapidi spostamenti. È il pescatore che cerca il pesce e non viceversa come avviene spesso quando si usano le esche naturali. L’uso delle esche naturali, tra l’altro, comporta un richiamo dei pesci sul posto di pesca impiegando grossi quantitativi di pastura e ciò obbliga il pescatore a una staticità monotona. Nulla di tutto ciò nello spinning: bisogna solo contare sull’esca artificiale attaccata alla canna e andare alla ricerca dei predatori più aggressivi, stanandoli dai loro nascondigli; in questo la pesca a spinning assomiglia certamente di più a una forma di caccia al selvatico.

A spinning possiamo sperare di catturare pesci rari e giganteschi, come questa bellissima trota marmorata.

TO SPIN, FAR GIRARE

La parola spinning deriva dal verbo inglese “to spin” ossia far girare, ruotare, e come abbiamo accennato indica il sistema di pesca con uso di esche artificiali rivolte ai pesci predatori di acqua dolce e mare. Questa disciplina, nata nei Paesi anglosassoni e in USA agli inizi del secolo, si è evoluta oltreoceano tra le due grandi guerre e si è diffusa in Italia a partire dagli anni ’50. L’evoluzione è poi proseguita negli Stati Uniti; qui oggi si tende a pescare a spinning solo con artificiali piccoli e leggeri soprattutto i salmonidi nelle piccole acque di montagna; per tutti gli altri ambienti e con esche più voluminose ha preso il sopravvento quella che una volta era una branca dello spinning, il “baitcasting” che si differenzia per l’uso di mulinelli a bobina rotante da casting e canne con anelli sopraelevati. In Italia lo spinning conta oggi un grande numero di appassionati, complice anche il fatto che da noi prevalgono pesci e ambienti più adatti a questo genere di pesca. Si calcola che almeno il 30% dei pescatori italiani si dedichi esclusivamente a questa disciplina.

Per tanti pescatori lo spinning inizia alla fine di febbraio, in occasione dell’apertura della pesca alla trota in montagna. In realtà lo spinning si può praticare tutto l’anno, basta saper scegliere luoghi e pesci.

Lo spinning nella sua forma più avveniristica: il baitcasting al black bass da imbarcazione specialistica (bass boat) attrezzata con motore elettrico ausiliario ed ecoscandaglio. Il baitcasting è una variante dello spinning che utilizza canne con anelli sopraelevati e impugnature a pistola e mulinelli a bobina rotante.

ATTREZZATURA ESSENZIALE

Oltre alla canna e al mulinello l’attrezzatura di chi pesca a spinning da riva deve quindi agevolare gli spostamenti che possono anche essere faticosi nel caso si risalga un ripido torrente o si cerchi di raggiungere l’acqua tra la vegetazione intricata di una palude o la riva in frana di un fiume. La soluzione migliore consiste nel mettere tutto il necessario in uno zaino munito di spallacci ergonomici e di tasche interne ed esterne; queste ultime dovranno essere strutturate in modo da contenere le scatole porta cucchiaini e dovranno essere di facile accesso per consentire di cambiare in fretta tipo di artificiale adeguandoci alle necessità del momento (conformazione del corso d’acqua o “gusti” del pesce predatore). Per quanto riguarda le scatole porta artificiali, in teoria, può andare bene qualsiasi piccolo contenitore, ma è sempre meglio ricorrere a scatole che abbiano numerosi compartimenti così da tenere ben separati e pronti per l’uso anche gli artificiali più piccoli. In questo modo sarà più facile sostituirli o riporli perché si evita l’inconveniente che le ancorine si accavallino tra loro e si infilino negli anellini creando un unico groviglio. 

L’ambiente classico per lo spinning: il torrente di montagna popolato dalla “regina” fario.

I PESCI DA SPINNING

Si è detto che a spinning è possibile catturare tutti i pesci predatori delle acque interne e dei litorali costieri. Oltre a questi non è comunque infrequente allamare anche altre specie che con i predatori non hanno nulla a che spartire, anzi vengono spesso attaccate dai predatori stessi. Il motivo va collegato agli istinti che non sono solo quello della fame, bensì fanno parte di altri meccanismi comportamentali quali la territorialità, la curiosità, la prevalenza sul gruppo che anche nei pesci non predatori possono emergere in determinati periodi (ad esempio in quello della riproduzione). Ma vediamo le prede più comuni che possiamo insidiare a spinning in acqua dolce.

Dalla nascita del sistema spinning, il luccio è sempre stata la preda più ricercata.

LUCCIO. Di tutti i pesci predatori il luccio è il più facile da riconoscere per la sua struttura molto allungata con testa appiattita e bocca simile a un grosso becco d’anatra. Può raggiungere dimensioni considerevoli (sino a 25 chili) e quindi può essere considerato, dopo il siluro, tra i giganti delle nostre acque dolci.

Attacca volentieri tutte le esche metalliche, siano esse cucchiaini rotanti o ondulanti. Le esche più impiegate variano da 15 a 25 grammi di peso, e sono abbastanza voluminose. Tra i rotanti molto indicati sono i modelli semplici e tandem con piombatura concentrata davanti alla prima paletta, per la pesca in acque stagnanti, oppure i tandem a doppia zavorra per la pesca in corrente. Gli ondulanti sono validi sia in corrente sia in acqua ferma, in relazione alla forma e alla curvatura del corpo. I minnow, ossia le imitazioni in legno o plastica rigida dei pesci che il luccio caccia abitualmente, andranno scelti nelle versioni affondanti e di misura non inferiore ai 10 centimetri. In alcuni ambienti (stagni, lanche, laghi) anche i pesci di gomma funzionano bene.Per il luccio necessita una canna da spinning abbastanza potente, in grado di lanciare senza sforzo anche 40 grammi e di contrastare la difesa violenta del pesce, con una lunghezza di 2,40-2,60 metri. I mulinelli vengono rapportati alla misura della canna e al diametro del filo impiegato, in genere vanno bene i modelli di 350-400 grammi di peso, robusti e capaci di contenere in bobina almeno 150 metri di nylon dello 0,30; ciò non toglie tuttavia che si possa salire allo 0,35-0,40 nel caso l’ambiente di pesca sia ingombro di piante acquatiche o ostacoli vari. A causa della dentatura di questo predatore è sempre consigliabile anteporre all’esca uno spezzone di filo di acciaio in treccia o plastificato.

Altro classico dello spinning, la trota fario vive preferibilmente nei torrenti alpini e appenninici, ma la possiamo trovare anche nei laghetti privati di pesca.

TROTA FARIO. La classica trota nostrana è la più comune nelle acque di montagna. La diffusione della trota fario è vastissima, preferisce tuttavia torrenti e ruscelli a corrente rapida dove l’ossigenazione è elevata. Se immessa può vivere anche nelle rogge e fontanili di origine risorgiva di pianura con acqua fresca e pulita tutto l’anno. È presente anche nei laghetti d’alta quota, sino a oltre 2.000 metri. La taglia media si aggira sui due etti di peso; rari i soggetti oltre il chilo e mezzo.Tipico pesce da spinning, la fario attacca esche metalliche quali cucchiaini rotanti e ondulanti tra il grammo e i 15 grammi. I più leggeri funzionano nelle piccole acque mentre i modelli più pesanti si adattano ai torrenti di fondovalle con buona portata. Gli ondulanti stretti e massicci funzionano bene anche nei laghetti d’alta quota, specie quando le trote si raggruppano al largo e per raggiungerle necessitano lanci molto lunghi. In alternativa, i minnow affondanti da 3 a 7 centimetri funzionano soprattutto se nell’ambiente della fario vive anche pesce foraggio come vaironi, alborelle e altre piccole prede.

Assieme alla fario, la trota iridea è tra le prede più cercate dal pescatore a spinning. La troviamo abbondante nei laghetti a pagamento, dove costituisce una valida alternativa, nei mesi invernali, alla pesca della fario nei torrenti.

TROTA IRIDEA. Questo salmonide si caratterizza per la fascialaterale dai colori dominanti rosso e arancione, meno evidente nei soggetti allevati in cattività. Nel periodo della riproduzione i colori si accendono sino ad assumere le tinte iridescenti dell’arcobaleno. La taglia, nei soggetti allevati, può raggiungere i 70 centimetri di lunghezza e i tre chili di peso. Molto più vorace e meno timida della fario, l’iridea è un altro pesce classico per lo spinning. Immessa in gran parte dei nostri torrenti e fiumi di fondovalle, si è dimostrata meno esigente per temperatura e ossigeno disciolto nell’acqua. Anche per tali motivi viene immessa in grandi quantitativi nei laghetti e cave a pagamento, ove è diventata la preda preferita di tantissimi pescatori domenicali che si dilettano anche di spinning nel periodo invernale.La sua voracità proverbiale la porta ad attaccare con decisione sia i rotanti sia gli ondulanti purché piccoli – medi (sino a 12 grammi di peso) e molto vistosi. Specie nel periodo invernale mostra di preferire i colori vivaci e tendenti al fluorescente. In questo periodo la sua attività diviene frenetica a tutti i livelli di profondità, mostrando di gradire anche piccoli minnow affondanti dai guizzi vivaci che invadono i suoi territori eccitando l’irritabilità tipica di questa specie. Sfruttando questa sua indole è possibile usare con successo anche piccole imitazioni di vermi con coda ricurva (twister o falcetti) innescati su ami piombati o semplici a gambo lungo; in questo secondo caso la piombatura consisterà in una olivetta di piombo da pochi grammi piazzata sulla lenza a un metro di distanza oppure, meglio, ricorrendo agli appositi galleggianti piombati (noti come “bombarde”) usati dai cultori della pesca a striscio in laghetto. 

Sempre più rara, la trota marmorata popola i torrenti di fondovalle e fiumi di pianura del nord Italia. Attacca cucchiaini rotanti, ondulanti e imitazioni di pesci, anche di buona misura.

TROTA MARMORATA. La “trota padana” non è molto dissimile dalla fario quanto a morfologia. La distinzione maggiore è dovuta alla presenza di marmoreggiature che appaiono sui fianchi e che danno il nome alla specie. La marmorata può essere considerata un super predatore carnivoro e le sue prede abituali, una volta raggiunto lo stadio adulto, sono tutti i pesci più piccoli che vivono nel suo ambiente: vaironi, alborelle, cavedani, savette, scazzoni e sanguinerole. Attacca quindi tutte le imitazioni di questi pesci foraggio, sia in metallo sia in legno sia in gomma. Artificiali classici da marmorata sono gli ondulanti e rotanti di peso medio (sino a 15-18 grammi) tendenti all’argento o al dorato. Nel periodo seguente l’apertura della pesca a fine inverno rendono bene gli ondulanti stretti e affusolati recuperati nelle buche profonde, ove la trota staziona presso ostacoli di vario genere. Nella stagione primaverile e autunnale sino alla chiusura sono validi i minnow affondanti in legno o plastica dura che simulano il pesce foraggio che si è portato nei sottoriva ghiaiosi o lungo le lame con acqua vivace, nelle misure da 7 fino a 11 cm. I cucchiaini rotanti sono invece validi un po’ ovunque e in qualsiasi mese, da marzo a settembre. Sceglieremo i modelli di buona misura (9-15 grammi) con peso concentrato nella zavorra per consentirci di tenere bene il fondo ed esplorare con metodo tutti gli ostacoli, possibili tane della marmorata. In estate l’attività della marmorata cala a causa della temperatura e della luce, quindi si dovranno sceglie esche dai riflessi no troppo violenti e concentrare la pesca all’alba e al tramonto.

Il persico reale costituisce un’ottima preda per chi pesca a spinning. Vive i branchi numerosi nei laghi naturali e artificiali e attacca una grande varietà di esche artificiali di metallo, plastica e gomma.

PERSICO REALE. La struttura e la livrea rendono questo pesce facilmente distinguibile tra le numerose specie di pesci d’acqua dolce. Specie molto vorace e aggressiva, il persico è facile preda di piccoli cucchiaini rotanti e ondulanti, sia nei fiumi a lenta corrente sia nelle acque stagnanti. Poiché ama vivere in gruppi anche molto numerosi, nei momenti di attività non è infrequente allamarne diversi, anche se la taglia lascia spesso a desiderare. Poiché il persico reale vive a stretto contatto col fondo si rende necessaria, in certi casi, una piombatura supplementare dei piccoli e leggeri artificiali con pallini o olivette di piombo distribuite sull’ultimo metro di lenza dinanzi all’artificiale. Tipica è anche la sua curiosità e quindi andranno usati cucchiaini dai colori vivaci e contrastanti, specie se l’acqua è torbida. In acque limpide prevalgono i piccoli ondulanti argentati o dorati che imitano la forma e la livrea dell’alborella. Per quanto riguarda le grammature è preferibile non oltrepassare gli 8-9 grammi, mentre la lunghezza massima delle esche non deve superare i 7-8 centimetri. Sempre in acque limpide, esche molto valide sono i minnow affondanti dagli ondeggiamenti vivaci che imitano il pesce foraggio, oppure i vermetti di gomma con coda curva (twister) innescati su ami piombati di misura ridotta.

Il cavedano non è un vero pesce predatore, tuttavia attacca anche i pesci e quindi entra nel novero delle prede per lo spinning. Mostra grande interesse per cucchiaini rotanti, ondulanti e imitazioni di piccoli pesci.

CAVEDANO. Il cavedano vive nei fiumi e torrenti di fondovalle con temperature non troppo basse. Nei laghi esso nuota in grandi gruppi con soggetti di misura diversa raggiungendo taglie interessanti: sino a due chili e mezzo per sessanta centimetri. Ma lo troviamo anche nelle rogge e canali di pianura, dove spartisce le correnti con altri ciprinidi quali barbi, savette e pighi. Pur non avendo le caratteristiche di un predatore abituale, il cavedano attacca i cucchiaini, specialmente i rotanti piccoli e medi a paletta singola, nei fiumi e nei torrenti di fondovalle. La sua cattura è tuttavia più facile e frequente nei mesi caldi, da giugno (in concomitanza con la riproduzione) sino a settembre In questo periodo basta scegliere un tratto di fiume a corrente uniforme e non troppo fonda, con acqua velata e tiepida, e lanciare rotanti tra 6 e 9 grammi di peso; prima o poi i cavedani si faranno vivi. Nei laghi con acqua limpida la sua cattura si complica per l’innata diffidenza di questo pesce che, in tali ambienti, ha la possibilità di scorgere meglio l’inganno. Ma nei grandi e limpidi laghi il cavedano accentua l’istinto predatorio nei confronti del pesce foraggio (alborelle, gardon) e su questa sua indole faremo leva utilizzando minnow con e senza paletta, galleggianti o affondanti a seconda della fascia di profondità ove stazionano i cavedani, che recupereremo abbastanza velocemente dopo avere lanciato nelle zone di riva più ombrose per sfruttare l’effetto sorpresa di queste esche.

Il bass, volgarmente detto “persico trota”, è l’emblema dello spinning all’americana. Dinamico e combattivo, si cattura con una grande varietà di esche artificiali.

BASS O PERSICO TROTA. Il persico trota, detto anche “black bass” è specie importata agli inizi del secolo scorso dagli Stati Uniti e diffusa in Italia specialmente nelle regioni pianeggianti del settentrione. È presente anche in alcuni bacini del Lazio, della Toscana e del versante tirrenico e adriatico, oltre che nei laghi artificiali della Sardegna. Il suo ambiente ideale è costituito da stagni, paludi, lanche e morte di fiumi di pianura, laghi ricchi di vegetazione ripariale e acquatica. Lo si può reperire anche in canali e tratti di fiume molto lenti e con acqua tiepida, fondali bassi e bene esposti al sole. Tra tutti i predatori il black bass gradisce la più ampia varietà di esche artificiali, siano esse metalliche, di legno o gomma. È con queste ultime che si hanno in genere risultati più costanti e produttivi, anche in termini di taglia. I vermoni siliconici, assieme alle imitazioni di pesce foraggio di gomma morbida e quelle che simulano gamberi (alimento molto gradito al black bass per l’elevato contenuto proteico) funzionano in tutte le acque ferme specialmente nella bella stagione, mentre in primavera e autunno sono validi soprattutto i minnow e le imitazioni di pesce foraggio in genere, che sceglieremo nei modelli galleggianti o affondanti a seconda della profondità o degli strati d’acqua scelti dal bass per la sua attività di caccia.

Il perca, detto anche lucioperca o sandra, popola gran parte dei laghi, canali e fiumi di pianura. Tra i pesci più comuni dello spinning, si cattura con una discreta varietà di esche artificiali, anche di notte.

LUCIOPERCA. Proveniente dai Paesi dell’Est europeo e dall’Asia centroccidentale, il lucioperca, detto anche “perca” o “sandra” si è acclimatato anche in Italia, specie in alcuni laghi naturali del Nord (lago Maggiore e di Lugano) e del centro (lago di Corbara) nonché nel Po con i suoi affluenti di sinistra, nell’Arno e nel Tevere. La sua diffusione è comunque in costante aumento. Nei laghi e laghetti predilige le sponde con salti marcati di profondità, ove siano presenti erbai e legnaie. Di abitudini spiccatamente crepuscolari e notturne, si ciba in maniera vorace, alternando tuttavia lunghi periodi di completa inattività. Può raggiungere i 15 chili per una lunghezza di 1,30 metri. Da noi la taglia media si aggira attorno al mezzo chilo di peso.Il perca conduce vita di fondo con rari momenti di caccia a mezz’acqua. La scelta delle esche metalliche deve quindi privilegiare i modelli che lavorano bene sul fondale e anche su recuperi lenti. Ottimi tutti i rotanti a paletta singola e tandem muniti di zavorra concentrata in testa e con palette inserite sull’asse di filo di acciaio tramite cavalierino metallico. Validissime le imitazioni in gomma di pesce foraggio, con coda a falce o schiacciata, innescati su ami piombati di peso generoso per restare sul fondo ed effettuare recuperi lenti con brevi scatti, molto efficaci con le sandre attive. Poiché il lucioperca ha la vista più sensibile nei confronti del giallo, arancio e blu e poiché la sua attività si concentra negli orari poco luminosi, gli artificiali più redditizi devono avere colori vivaci o fluorescenti con decorazioni vistose.

Il siluro raggiunge in Italia le dimensioni maggiori ed è un predatore apicale nella catena alimentare dei pesci. Si cattura bene anche a spinning con attrezzatura molto potente e robusta e una grande varietà di esche artificiali.

SILURO. Il siluro è la specie d’acqua dolce più grande tra quelle immesse nelle nostre acque. La sua struttura è molto particolare e facilmente distinguibile; solo negli esemplari più piccoli si può confonderlo col pesce gatto. Abita le zone più profonde, senza però disdegnare acque decisamente più basse, soprattutto durante la caccia. Ama nascondersi tra rami e fanghiglia, riposando durante la maggior parte della giornata. Col giungere delle tenebre inizia a nutrirsi, portandosi spesso nelle zone d’acqua più vicine alla superficie. Gigante tra le specie d’acqua dolce, il siluro d’Europa raggiunge dimensioni variabili, in relazione all’habitat in cui si trova. In Kazakistan e lungo il corso dei fiumi Danubio, Po ed Ebro, arriva alla sua massima taglia, che corrisponde a 280 cm circa per oltre un quintale di peso. La bocca molto ampia, già nei soggetti più piccoli, denota che questo super predatore può tranquillamente ingollare le più grosse esche artificiali a nostra disposizione. Soprattutto se vogliamo puntare alla cattura a spinning dei siluri più grossi, dovremo quindi selezionare esche voluminose e che restino sul fondo per gran parte del recupero. L’ondulante è l’artificiale più usato in Europa, e la possibilità di acquistare modelli lunghi una ventina di centimetri e pesanti fino a cento grammi aiuta non poco per sondare con metodo le buche più fonde dei fiumi. Anche i cucchiai rotanti fino a 40 grammi, meglio tandem, vanno bene, sebbene la forte resistenza che essi oppongono nel recupero richiedano un’attrezzatura da baitcasting, anziché spinning, molto robusta. Una validissima alternativa è costituita da grossi pesci di gomma con coda appiattita (shad type) che vanno innescati su ami piombati del n 1/0-2/0-3/0 pesanti fino a una cinquantina di grammi, perfetti per sondare i fondali e la cui capacità anti incaglio ci metterà al riparo da inutili perdite dell’intero artificiale.

L’aspio, detto anche aspio rapace, è una new entry nel mondo dello spinning. Presente infatti da una ventina di anni nel bacino del Po e ora anche in alcuni fiumi e laghi del centro Italia, è un gran bel pesce per lo spinning leggero con artificiali di vario genere.

ASPIO. Molte sono le specie di pesci che, a causa di ripopolamenti incontrollati, sono giunte nelle nostre acque; la maggior parte di esse fanno parte del cosiddetto “bacino danubiano” ossia quella vasta rete di fiumi e canali tributari del Danubio e che con le specie nostrane non hanno nulla a che spartire. L’aspio fa parte di tali specie e la sua comparsa nel Po risale a una quindicina di anni orsono. Si tratta, come il cavedano, di un ciprinide ma a differenza del suo “cugino” italiano l’aspio mostra una spiccata indole predatoria, che lo rende un avversario molto interessante per chi pesca a spinning. Da buon pesce carnivoro, l’aspio gradisce una variegata serie di esche artificiali che simulano il piccolo pesce foraggio di cui è ghiotto. Cucchiaini rotanti, anche di buon peso (15 grammi) lo attirano soprattutto nelle acque torbide dei fiumi di pianura. In presenza di pesce foraggio di taglia (cavedanelli, savette, pighi, piccole brème) funzionano anche i modelli con paletta tandem che ne aumentano il volume. In acque veloci e medio chiare gli ondulanti stretti e massicci offrono una buona alternativa; li recupereremo veloci, per ottenere quei guizzi irregolari che simulano un pescetto in difficoltà stimolando l’indole aggressiva di questo predatore. In acque chiare sono invece i piccoli minnow a farla da padrone. Selezioneremo modelli dai movimenti vivaci, muniti di paletta di affondamento di piccole dimensioni in maniera tale da offrire poca resistenza alla trazione, visto anche che dovremo attuare recuperi molto rapidi che paiono accentuare l’aggressività del predatore. I modelli fino a 10 centimetri con affondamento neutro (suspending) e piombati danno le migliori garanzie, scelti in colorazioni naturali che simulano meglio le livree del pesce foraggio.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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