Marzo segna la riapertura ufficiale della pesca al bass, un mese perfetto per iniziare con i jig da bassfishing, che rappresentano la rielaborazione di un’invenzione molto importante nella pesca con gli artificiali: l’amo piombato o da jig, meglio noto come “jighead”. Da questo tipo di armatura munita di zavorra in piombo sono infatti derivati tutti gli attuali jig, da quelli per la pesca in mare a quelli più specialistici per la pesca ai predatori d’acqua dolce come nel bassfishing. Ma… sono ancora tanti i pescatori che non li usano ed è un vero peccato perché con questi artificiali potremmo migliorare il nostro record personale, soprattutto se il bass è la nostra preda preferita!

La pesca per diletto è fatta di tante invenzioni grandi e piccole che sono il risultato della genialità dei pescatori più furbi e che permettono anche alle esche artificiali di essere sempre più efficaci e micidiali. Tra queste invenzioni i jig ricoprono un’importanza di rilievo e nel tempo la loro evoluzione è cresciuta sino al punto di farne un gruppo di esche dalle caratteristiche speciali. Tutto è nato dall’invenzione di un amo di tipo a occhiello dalla forma particolare, munito di peso e quindi lanciabile senza l’aiuto di alcuna zavorra aggiuntiva. Questo amo piombato, chiamato “jighead” dai pescatori americani che l’hanno inventato, da solo non esercita alcun tipo di attrazione nei confronti dei predatori, ma con l’aggiunta di filamenti sintetici o di una seconda esca in materiale gommoso diventa una vera e propria esca artificiale capace, con particolari tecniche di recupero, di attirare molte specie di carnivori marini e d’acqua dolce.

Un solo amo fa parte dell’armatura dei jig da bass, ma misura e capacità di penetrazione lo rendono micidiale!
Una grande varietà I jig oggi vengono prodotti in svariate misure in relazione al loro peso, che viene calcolato in frazioni o multipli di oncia. L’oncia è l’unità di peso inglese corrispondente ai nostri 28 grammi. Essendo di derivazione anglo-americana, tutti i jig vengono quindi catalogati in base a tale unità di misura. I jig più usati in acqua dolce sono quelli da 1/4 di oncia (7 grammi), 3/8 di oncia (12 grammi), 5/8 di oncia (19 grammi) e 1 oncia (28 grammi). Per il mare vengono usati anche modelli più pesanti che vanno oltre l’oncia di peso; si tratta di artificiali molto semplici nella struttura, costituiti da ami piombati (jighead) rivestiti da fibre sintetiche filiformi abbastanza rigide, ma capaci di resistere alle poderose dentature dei carnivori marini più agguerriti.

La combinazione ideale: jig e trailer imitativo di un gambero, la preda preferita dei bass a inizio stagione.
Evoluzione jighead Da sola, la jighead non può svolgere un’azione attirante nei confronti del pesce carnivoro perché si tratta essenzialmente di un amo piombato a gambo lungo munito di occhiello, privo di qualsiasi prerogativa attirante. Le misure più usate vanno dal n 1 al 4/0. La posizione dell’occhiello, a 45 o 90 gradi rispetto alla lunghezza dell’amo, fa sì che la punta sia sempre rivolta verso l’alto una volta che il jig viene legato al filo del mulinello. È questa una delle caratteristiche più importanti di questa esca poiché, con l’amo così presentato, si riducono notevolmente i rischi di incaglio. Inoltre la fusione del piombo, che funge da zavorra, sotto l’occhiello e la sua forma bombata agevolano a loro volta la tendenza dell’amo a stare rivolto verso l’alto; infine, per ottenere un effetto anti incaglio ancora più completo, la punta dell’amo è spesso protetta da un mazzetto di fibre rigide di nylon che partono dalla testa piombata. Il jig, nella sua essenza, è tutto qui ma, per ottenere un minimo di movimento, è necessario adornare l’amo con un ciuffo di filamenti siliconici, il cosiddetto ”skirt” (gonnellino), fatto calzare sulla fusione di piombo nel punto di innesto con l’amo. Nelle versioni per il mare, il jig è munito di un “dressing” più robusto e costituito molto spesso da filamenti naturali, un tempo prelevati dalla coda del cervo (bucktail jig) e oggi realizzati con materiali sintetici. Per l’acqua dolce, invece, e soprattutto nei modelli progettati per la pesca del black bass si usano fili elastici di gomma o silicone. Una caratteristica importante dei jig è quella di aumentare la propria capacità attrattiva se abbinati ad artificiali di varia forma e struttura: si tratta dei cosiddetti “trailer”, dall’inglese “che segue”, esche che vengono aggiunte “a seguire” il jig e che molto spesso ne completano la forma, aumentando la somiglianza con un crostaceo, un pesce o un mollusco. La loro importanza è notevole e, spesso, indispensabile per aumentare il potere attirante del jig.

Usata da sola, la jighead ha poca o nulla azione attirante, ma con l’aggiunta di uno skirt gommoso e di un trailer super mobile diventa un’esca micidiale.
Attacco al filo e posizione del piombo lo rendono anti incaglio Inventata negli Stati Uniti, la jighead (ossia testa da jig) è un amo il cui occhiello è rivolto verso l’alto con una piega rispetto alla lunghezza del gambo di 90 gradi. La zavorra copre la parte anteriore dell’amo sotto il suo occhiello ed è ottenuta con una fusione di piombo che può avere forma a palla, come i due esempi della foto, ma più spesso è sagomata per passare meglio tra i rami sommersi, i canneti e le piante acquatiche del fondo. Nella loro essenza, gli ami da jig come quelli della foto possono essere impiegati anche per le esche naturali, come piccoli pesci vivi innescati per la bocca.

I jig da bassfishing si sono evoluti dalle jighead, ami piombati con la punta rivolta verso l’alto, a ridurre i pericoli di incaglio sul fondo.

L’aggiunta di filamenti gommosi (skirt) dà vita alla jighead: è nato il jig per il bass!
Il gonnellino che attira Nella sua composizione, lo skirt che completa il jig deve avere una morbidezza notevole per produrre quelle fluttuazioni che danno vivacità di nuoto e aggiungono potere attirante. Vengono usati vari tipi di materiali per produrre i filamenti che compongono lo skirt: dalla gomma di caucciù a quella vinilica, passando poi a quella siliconica e a quella di ultima generazione (bioflex e simili) che ingloba brillantini e altri materiali semi metallici che imitano le scaglie di un pesce. Tali filamenti, a loro volta, possono avere sezione piatta, rotonda o rettangolare, ma ciò che conta è che essi sappiano dare al jig una certa parvenza di vita. Lo skirt deve inoltre aggiungere il giusto volume al jig: una volta in acqua, esso deve gonfiarsi ed assumere, a seconda delle nostre esigenze, una sagoma simile a quella di un pesce o di un gambero. I colori disponibili, quindi, sono veramente tantissimi e le loro combinazioni ci permettono di presentare il jig nella maniera più verosimile in base al colore del fondo, alla trasparenza dell’elemento liquido e all’aggressività del pesce.

Da sola la jighead mostra sempre la punta dell’amo verso l’alto, con minori rischi di incagliare sul fondo. Ma se vogliamo far passare il jig entro piante sommerse o erbai è necessaria una ulteriore protezione.

Due Utility Jig di VMC, nelle colorazioni più adatte a imitare le varie specie di gambero presenti anche nelle acque italiane.
Miglioriamo l’effetto anti incaglio La particolarità, unica, del jig sta nella sua costruzione che gli permette di passare indenne tra gli ostacoli del fondo, consentendoci di avvicinarci alle ipotetiche tane dei predatori ed aumentare le probabilità di abboccata. Merito soprattutto del ciuffo di fibre di nylon (foto 1) che protegge la punta dell’amo, mentre la particolare forma a cuneo, in alcuni modelli, della testa piombata evita che rami o erbe vadano a toccare la punta stessa (foto 2). In alcuni modelli il gonnellino di fibre elastiche (skirt) è tagliato in modo da offrire anch’esso un effetto anti incaglio (foto 3) nella parte vicina alla testa piombata.

Alcune jighead sono vendute con o senza fibre protettive anti incaglio. Le seconde vengono usate di solito per armare i pesci di gomma.

Perché funzionano La capacità anti incaglio del jig (definita “weedless” dagli americani, ossia antierba) è data, oltre che dalla posizione della punta rivolta verso l’alto e dal ciuffetto di fibre che la proteggono, anche dalla forma della fusione di piombo che costituisce il peso principale del jig. Oggi disponiamo di una grande varietà di jig ognuno con la zavorra di piombo sagomata in maniera differente per passare meglio tra gli ostacoli del fondo e della riva, per una presentazione più naturale al predatore oppure per svolgere un’azione di nuoto. La testa rotonda (round jighead) è senza dubbio la più classica: scende in fretta sul fondo ed è valida anche per recuperi a mezz’acqua. La testa a banana (banana jighead), invece, è la più comunemente usata nei jig per il black bass per la sua elevata capacità antincaglio (il bass, come risaputo, passa gran parte della sua esistenza tra ostacoli difficilmente espugnabili con le esche convenzionali), in quanto meglio permette di entrare tra gli erbai o i rami sommersi mantenendo il giusto assetto anche nei recuperi a saliscendi strisciando su tali ostacoli.

Varietà che funziona Altre forme, meno usate, sono quelle che ricordano uno zoccolo, perfette per i recuperi con soste sul fondo, in quanto meglio espongono il jig verso il pesce, e quelle appiattite verticalmente, che hanno un maggiore potere di penetrazione tra ostacoli fitti e duri come possono essere ramaglie e canneti. Le fibre di nylon a coprire la punta, se ben disposte quantitativamente, consentono di passare indenni tra tutti questi ostacoli. È così possibile passare dinanzi alle ipotetiche tane dei predatori e convincerli ad attaccare anche se essi non paiono molto dinamici e disposti a uscire all’inseguimento. Un vantaggio che fa la differenza soprattutto con black bass a inizio e fine stagione e con lucci “rallentati” per il troppo freddo.

Due jigs classici per la pesca del bass imitativi di gamberi. Il jig è un Utility Jig di VMC mentre i trailer sono due Crushcity Cleanup Craw di Rapala.
L’artificiale prende vita Come abbiamo detto all’inizio, i jig per l’acqua dolce non hanno mai preso molto spazio nella dotazione di chi pesca a spinning, sia da riva sia dalla barca perché, così come escono dalla confezione, non infondono molta fiducia. Nei recuperi lineari essi viaggiano dritti con un lieve pulsare del gonnellino e, anche si aggiungono trailer dotati di movimento proprio (grub o shad siliconici muniti di coda mobile) l’azione di nuoto non è certo paragonabile a quella più marcata dei minnow o degli ondulanti. Spetta infatti a noi impartire ai jig l’azione di nuoto più efficace per convincere i predatori a mangiare. Bisogna a questo punto aprire una piccola parentesi su quello che è il livello di attività dei pesci carnivori e la loro propensione ad attaccare un artificiale. Un luccio, o un bass nel pieno delle sue facoltà “predatorie” condizionate da una situazione favorevole (pressione atmosferica, visibilità in acqua, mancanza di altri predatori in caccia, possibilità di fare agguati al pesce bianco eccetera) insegue con ostinazione la sua preda (il nostro artificiale) anche per svariati metri fino ad attaccare, nelle situazioni ottimali, con grande impeto. È una situazione per noi molto favorevole ma che purtroppo capita di rado, soprattutto se riferita ai più grossi esemplari della specie. Più spesso il predatore è in una condizione che possiamo definire “neutrale”, ossia poco o nulla intenzionato a inseguire la preda (per evitare un dispendio di energie), ma disposto ad attaccare se l’artificiale transita lentamente davanti alla sua bocca. Svariati esperimenti di laboratorio hanno dimostrato che soprattutto il bass e il luccio attaccano prede che si muovono su cadenze verticali, restandosene in modalità “risparmio energetico” negli anfratti di erbai, tronchi e ostacoli vari. Gli artificiali che funzionano su trazioni oblique o verticali sono veramente pochi e tra questi possiamo annoverare i jig; recuperandoli lentamente, con pause sul fondo e lievi partenze, potremo indurre quei pesci apatici in modalità “neutral” ad attaccare una preda che diverrà ai loro occhi irresistibile.

Il dressing usato per il jig da bassfishing: un bel “gonnellino” fatto di elastici che nei recuperi pulsano e vibrano aumentando l’attrattiva dell’esca.
Bass e recuperi La prima cosa che dobbiamo memorizzare nell’impiego dei jig per freshwater è di ordine mentale: impariamo a dare importanza ai saliscendi che dovranno costituire il 90 per cento dell’intero recupero e dovranno essere condotti con frequenti contatti col fondo, in prossimità delle ipotetiche tane dei predatori. Solo in una situazione possiamo ridurre i richiami a jo-jo e limitarci a un affondamento controllato del jig, tutt’al più seguito da uno o due saliscendi: la pesca entro erbai o rami fitti che lasciano qualche anfratto libero vicino al fondo. In questi siti il bass si sente sicuro e sorprenderlo con una lieve caduta del jig proprio davanti al muso può produrre un’abboccata istintiva molto decisa. Nessun altro artificiale, a parte vermoni o gamberi siliconici piombati in testa, è in grado di funzionare in queste situazioni; col jig in queste situazioni ripesca spesso a “flipping”, una disciplina ben distinta che comporta l’uso di fili robusti e un’attrezzatura da casting heavy, elaborata proprio per estrarre i bass da spot vegetali in apparenza inespugnabili con lanci precisi e ravvicinati e brevi recuperi a saliscendi su trazioni verticali.

Un jig con testa round abbinato a un trailer imitativo di gambero. Ottima scelta per tentare il bass con recuperi a saltelli su fondali puliti.
Un quattro stagioni per molti predatori Anti incaglio, verosimile, funzionale in ogni stagione, realistico anche nei recuperi a saliscendi: non poco per un semplice amo piombato rivestito di filamenti! Ma anche trasformista perché, abbinando trailer di forme diverse, il nostro jig può prendere le sembianze di un gambero ma anche di un pesce o di una rana. Come tutti gli artificiali anche il jig vuole ricordare al predatore qualcosa di commestibile e poco dispendioso da attaccare. Una preda facile, insomma, che possa essere reperibile anche a inizio di stagione, un buon contenuto di proteine necessarie per ricaricarsi al meglio. L’abbinamento di un trailer al jig serve appunto a fare identificare al predatore una preda comune nel suo ambiente. E qui deve intervenire la nostra esperienza: la buona conoscenza del posto che andremo a sondare deve farci scegliere tra le prede che il pesce riesce a trovarvi più comunemente. Nel caso di stagni, lanche e laghetti di pianura, il gambero è certamente la forma di nutrimento meglio distribuita e più facile da attaccare per il bass. La diffusione di varie specie alloctone di questo crostaceo (il più noto è il cosiddetto gambero killer, il gambero rosso della Louisiana) ha abituato i bass a cibarsene con regolarità. Il jig, con i movimenti a saltelli sul fondo e la silhouette molto realistica, imita alla perfezione i gamberi che, tra l’altro, frequentano anfratti, ostacoli vegetali, fondali rocciosi, proprio quei posti che noi andremo a sondare fidando nelle sue qualità anti incaglio. Molti trailer in commercio riproducono più o meno fedelmente il crostaceo; alcuni modelli hanno chele che nel recupero a saltelli ondeggiano e “pulsano” in sintonia col gonnellino di filamenti siliconici, oppure si portano verso l’alto nelle pause di recupero sul fondo, simulando molto bene la posizione di difesa che il gambero assume quando si sente attaccato.




