La ricciola è un pregiato pesce azzurro pelagico, diffuso nel Mediterraneo e nell’Atlantico, noto per le carni bianche, sode e magre, ricche di omega-3, fosforo e potassio. Può raggiungere grandi dimensioni e vive da adulta in acque profonde, mentre da giovane staziona vicino alle coste

Tra i Carangidi la ricciola è la specie che raggiunge le taglie maggiori: supera agevolmente i trenta chilogrammi di peso! La si riconosce facilmente per il dorso grigio scuro, i fianchi argentei che sfumano al rosa e il ventre biancastro. Vive in banchi, talvolta numerosi, solitamente a mezz’acqua frequentando secche e relitti. È un super predatore che si ciba di boghe, cefali, menole, aguglie, cefalopodi. La sua cattura può essere tentata in vari ambienti: zone antistanti scogliere dal fondo roccioso o misto, aree esterne ai porti, nei pressi di manufatti anche al largo come le piattaforme per l’estrazione di gas (dove, però, la pesca è interdetta nel raggio di 500 metri), ma non è raro incontrarla anche lungo le piccole spiagge dove si tiene anche a breve distanza da riva, quindi non è sempre necessario effettuare lanci particolarmente lunghi. Con una piccola e veloce imbarcazione possiamo sondare tutte queste zone e mettere in atto una “caccia” davvero super sportiva.

CHI È LA RICCIOLA
NOME SCIENTIFICO: Seriola dumerili
ORDINE: Perciformes
FAMIGLIA: Carangidae
MORFOLOGIA: è il più grande pesce della famiglia dei Carangidi, potendo raggiungere i due metri di lunghezza e 70-100 chilogrammi di peso. È un pesce pelagico caratterizzato dalla colorazione argentea azzurra, con una linea longitudinale di colore oro, coda forcuta e due pinne dorsali, la prima corta e la seconda lunga. Presenta una barra bruna obliqua che attraversa l’occhio.
DISTRIBUZIONE: si trova nel Mar Mediterraneo, Oceano Pacifico, in prossimità dell’India e nell’Oceano Atlantico, da 10 a 360 metri, più comunemente tra 20 e 70 metri.
HABITAT: vive da 10 a 360 metri, più comunemente tra 20 e 70 metri. È un pesce d’alto mare, che ama gli sconfinati spazi liquidi e la severità dei fondali profondi, pur non disdegnando la luminosità della superficie. Solitamente incrocia al largo, in piccoli branchi, inseguendo i piccoli pesci azzurri di cui si ciba. Lo si può trovare a duecento metri di profondità o subito sotto il pelo dell’acqua, secondo gli umori del momento, secondo le correnti dominanti e secondo le quote a cui trova il pranzo più appetitoso e più abbondante. Alle rive si avvicina solo in primavera e nella tarda estate, seguendo gli invisibili sentieri che gli hanno insegnato i suoi predecessori e che conoscono per istinto tutti i predatori.
ALIMENTAZIONE: si nutre di altri pesci e di invertebrati.
RIPRODUZIONE: nel periodo degli amori la ricciola sente il bisogno di acque un poco più calde ed allegre, adatte ai riti sessuali e alla deposizione delle uova. Ecco che seguendo la strada della sua continua migrazione la ricciola compare all’improvviso in prossimità delle coste, soprattutto al largo delle punte rocciose che si incuneano nel mare e sulle secche. Il suo incontro è comunque più facile al Sud che al Nord, nelle isole (Sardegna e Sicilia comprese) piuttosto che in continente.

La ricciola è un pesce pelagico che caccia in piccoli branchi dalla superficie fino a 200 metri di profondità.
I PERIODI MIGLIORI. L’estate e l’autunno sono le stagioni più adatte per tentare la cattura della ricciola. In assoluto il periodo migliore è luglio, dall’inizio del mese sino ai primi di agosto, perché è il periodo della riproduzione, almeno nelle nostre zone; la ricciola gira in branchi ed è più facile prenderla quando è in gruppo, poiché si hanno più probabilità di cattura. La pesca è quasi esclusivamente a traina, a giorno fatto, con sole alto e solo dopo un prolungato periodo di tempo buono. È un pesce molto abitudinario, di anno in anno accosta sempre nelle stesse zone. Se si pesca davanti alle scogliere è meglio farlo in presenza di un discreto moto ondoso, dato che questo predatore sferra i suoi attacchi principalmente tra la risacca. A spinning si catturano solitamente esemplari da due a otto chili, mentre i veri mostri capitano più frequentemente a tiro di lenza impiegando tecniche come la traina c il vertical jigging con artificiali pesanti. Dovremo quindi usare un’attrezzatura medium-heavy: la canna non deve essere troppo rigida, in modo da assecondare le ripetute, potenti testate tipiche di questo pesce; mulinello robusto e affidabile con in bobina un buon nylon dello 0,35 o un trecciato da 20 libbre.

È un pesce sospettoso che si lascia convincere solo se avremo fatto tutto a dovere. L’esito della lotta, molto serrata, non è mai scontato.
TECNICHE ED ESCHE ARTIFICIALI. La ricciola, nota all’estero col nome “yellowfin”, è un pesce apprezzato in tutto il mondo per le sue indubbie qualità sportive. È un vero lottatore che non molla mai, il più grande della famiglia dei Carangidi che attacca qualsiasi esca somigli a pesce foraggio di cui si nutre abitualmente. Una volta allamata, tende a puntare gli scogli sommersi per tentare di liberarsi dall’esca, quindi è buona regola realizzare un terminale in fluorocarbon dello 0,40-0,50 lungo almeno 60 centimetri. Gli esemplari più piccoli gradiscono minnow e jerkbait da 7 a 10 centimetri, nelle colorazioni bianco, argento e azzurro; quelli di taglia, più rari da catturare, preferiscono le esche di superficie come popper e artificiali wtd da 9 a 14 centimetri.

A spinning la ricciola è sensibile ai recuperi ritmati di un robusto jerkbait non troppo voluminosi, ma funzionano anche popper, wtd e minnow marini.
TRAINA ALLA REGINA DEI MARI. Se abbiamo deciso di insidiare questo fantastico avversario a traina, la canna dovrà essere da 20-30 libbre e il mulinello, a bobina rotante, meglio se con frizione a leva (il tipo a stella ha il difetto di regolarsi con difficoltà) tarata a circa il cinquanta per cento del carico di rottura del monofilo. L’assetto di pesca è con una sola canna, sia per le difficoltà di manovra necessarie a mantenere l’esca in prossimità del fondo sia per la notevole reazione della ricciola che renderebbe necessario salpare l’eventuale seconda canna prima di iniziare il recupero. Alcuni, durante la traina, utilizzano una o due canne leggere per il reperimento delle esche (aguglie), ma può non essere una strategia vincente in quanto la bassa velocità, necessaria per questo tipo di traina, non è adatta all’uso di esche artificiali. L’azione di pesca è piuttosto movimentata, dovendo sollevare l’esca in prossimità di rilievi e immergerla negli avvallamenti.




