Fasolara, la “lingua rossa” che piace ai pescatori, ma non solo! Parente stretto delle vongole di varie specie, è infatti apprezzata da numerosi pesci marini. Tiene bene all’amo e si presta quindi ad essere lanciata anche a grandi distanze. Conosciamola meglio e impariamo ad innescarla per il surf casting.

Robusta, appetitosa, adescante: sono molti i vantaggi offerti dalla fasolara, una vongola che sembra fatta apposta per la pesca a surf casting.
Fasolara, un’insidia che per qualcuno è una compagna di pesca abituale ma che, ne siamo sicuri, per la maggior parte dei pescatori non è altro che un nome già sentito o già visto, niente di più. Eppure, la fasolara ha tanti motivi per piacerci, a partire dalla sua consistenza sull’amo che la fa assomigliare al “cugino” cannolicchio (come “lei”, un mollusco bivalve). Anche il colore è particolare, con le parti laterali bianche impreziosite da leggerissima tonalità rosa e la zona centrale del corpo di un osso intenso. Il costo, non ultimo fattore da prendere in considerazione, è abbastanza basso e si aggira attorno ai 15 euro al chilo. Come sempre, dovremo valutare il prezzo della “materia prima” in funzione della resa, ovvero della quantità che viene scartata (il guscio) ma anche e soprattutto della sua durata in pesca. Questo secondo aspetto in particolare è quello che rende la fasolara un’esca relativamente poco costosa visto che, come abbiamo scritto qualche riga fa, tiene bene sull’amo e quindi resiste a lungo agli attacchi della minutaglia, dettando tempi di recupero abbastanza estesi (per intenderci, 6-15 minuti). Anche da questo punto di vista, quindi, il confronto con la costosa arenicola andrebbe a vantaggio del “mollusco dalla lingua rossa”.
Le prede che la gradiscono
Nella maggior parte dei casi, il richiamo della fasolara è fatale per le spigole e, in effetti, stiamo attraversando proprio i mesi migliori per insidiarle lanciando dalla spiaggia. Altre prede che amano la “lingua rossa” sono i saraghi, particolarmente attivi quando il mare si agita diventando perfetto per tecniche come il surf casting. Anche le orate apprezzano il mollusco, rigorosamente sgusciato. Per loro il periodo migliore è quello dei mesi caldi, quando una bella fasolara intera innescata con ago e avvolta con numerosi passaggi di filo elastico può essere lanciata alla massima distanza in cerca dello sparide d’oro. Anche le mormore possono cadere su questa insidia ma, generalmente, per loro si preferisce innescare solo una parte di mollusco, la metà o un terzo. Non sorprendiamoci poi se, specie pescando di notte, ci ritroveremo in canna un grongo… i “serpenti”, si sa, abboccano un po’ a tutto! Difficile però che questa preda ci faccia imprecare quando, appena tirata a secco, verrà illuminata dalla nostra lampada frontale: le sue fattezze saranno già state tradite quando ancora si trovava a decine e decine di metri da noi per via del suo tipico modo di fare resistenza al recupero. Insomma, in questo caso chi ha un po’ d’esperienza avrà sicuramente colto la differenza fra grongo e spigola già dopo una decina di giri di manovella e certamente non proverà la delusione che segue la sorpresa.

Le dimensioni della fasolara ne fanno un’ottima esca per il surf casting. La si riconosce facilmente per la struttura del guscio, più robusta della cozza.
Come riconoscerla
La fasolara, che porta il nome scientifico di Callista chione, è un mollusco bivalve molto simile alla vongola. Ciascuna conchiglia ha forma ovale, struttura concentrica e superficie liscia. Una curiosità che merita menzione è quella che proprio la superficie tanto liscia è all’origine del nome scientifico del genere: infatti, callista in greco significa “bellissimo”. A differenza della cozza, la struttura del guscio, il “manto protettivo”, è decisamente più robusta. La riconosciamo facilmente dalle dimensioni notevoli e anche dal colore marrone delle valve, tendente al rosso-arancio, con sfumature radiali chiare.

Tra i vantaggi della fasolara come esca c’è anche quello della facilità di innesco. Una volta aperte le due valve, e separata, da queste, potremo prepararla all’amo con grande velocità.
Dove trovarla
La fasolara sta semisepolta nei fondali sabbiosi poco profondi e per questo è particolarmente diffusa nell’Adriatico centrale e settentrionale, dove viene pescata tutto l’anno con draghe idrauliche e turbosoffianti, per finire sulle tavole dei ristoranti e sui banchi delle pescherie. Più in generale, questa specie è diffusa in tutto il Mediterraneo e nella parte orientale dell’Oceano Atlantico (dall’Inghilterra fino al Marocco). Nonostante raggiunga gli 11 centimetri di diametro, le misure più comuni degli esemplari in commercio sono 6-7 centimetri. Acquistiamo la fasolara in sacchi da 3-5 chili direttamente al mercato del pesce oppure anche sfuse, nelle pescherie più fornite. In genere, è più facile trovarla in vendita nei mesi estivi, visto che la domanda da parte dei ristoratori è ingente. Infatti, la fasolara è assai apprezzata in cucina, per sughi o da gustare stufata. Anche dopo essere stato congelato, questo frutto di mare mantiene le sue caratteristiche, per quanto a nostro parere il “fascino” del mollusco sgusciato vivo resti insuperato per ingannare i pesci.

Grazie alla tecnacità dei suoi tessuti, la fasolara permette inneschi molto resistenti anche ai lanci di grande gittata. Perfetta per il surf casting!
Quando usarla
In pesca la fasolara rende al massimo quando si hanno di fronte condizioni da surf casting vero e proprio, ossia mare formato o le prime ore di scaduta di una mareggiata. In questi casi, il pater noster e lo short rovesciato saranno i calamenti migliori da lanciare nella turbolenza. A mare calmo o quasi, specie nei mesi estivi, un solo bracciolo lungo due metri e attaccato alla parte bassa del trave sarà il migliore per prendere le orate. In questa stagione, invece, sarà più facile l’incontro con tracine, gallinelle e gronghi. Tagliata a strisce, la fasolara è una buona esca “alternativa” per le mormore, da ricercare sempre con calamenti fini, di diametri ben più fini rispetto a quelli dedicati ai “paragoni” da chilo e alle spigole che si avvicinano alla battigia quando il mare picchia duro.

L’innesco più facile consiste nel far scorrere gran parte dell’amo all’interno della fasolara, passando per i suoi tessuti più resistenti.
Gli inneschi
Vi sono diversi metodi d’innesco della fasolara, il più semplice è questo. Una volta separato il mollusco dalle sue due conchiglie, possiamo appuntarlo direttamente all’amo. Per farlo nel modo migliore, passiamolo con l’amo tre o quattro volte, iniziando dalla sezione centrale (quella più chiara, che era attaccata al punto di giunzione tra le valve) e finendo con la parte più rossa. Generalmente si usano ami a becco d’aquila di numerazione 4-1, meglio se dotati di occhiello e con la punta affilata chimicamente. Il risultato sarà un boccone molto naturale che, però, andrà lanciato con giudizio. Infatti, per non rovinarlo sarà meglio dedicare questo innesco alla pesca a distanze medie e corte, specie dalle spiagge che scendono rapidamente.

Tra i “clienti” più affezionati alla fasolara, la mormora è senza dubbio la più frequente.




