Il periodo invernale, sempre così avaro di pesci, ci regala i momenti migliori per pescare i più grossi cavedani di fiume che in questa. stagione perdono un po’ della loro leggendaria sospettosità e si lasciano ingannare da esche sapientemente offerte dai pescatori

Il cavedano è una delle specie ittiche catturabili per tutto l’arco dell’anno, anche se durante la stagione invernale la sua attività si attenua un po’ a causa della diminuzione della temperatura. Tra i ciprinidi, tuttavia, rimane, forse insieme al pigo, un pesce pescabile anche nelle giornate abbondantemente sotto zero, anzi, se andiamo a guardare bene, è proprio in queste giornate che si prendono i cavedani più grossi, quelli che ci fanno impazzire in altri periodi, facendosi vedere nelle acque chiare mentre fanno razzia dei bigattini che lanciamo in acqua, ma evitando accuratamente quello innescato sul nostro microscopico amo.

CARTA D’IDENTITA’
NOME scientifico: Squalius squalus
ORDINE: Cypriniformes
FAMIGLIA: Cyprinidae
MORFOLOGIA: corpo slanciato con dorso grigio-bluastro o grigio-verdastro, fianchi argentei, ventre bianco e pinne grigiastre: le scaglie sono grandi e punteggiate di nero ai margini. La bocca abbastanza ampia e terminale, è priva di barbigli.
DISTRIBUZIONE: possiamo trovarlo nelle acque del Nord, del Centro e del Sud fino al fiume Crati (Calabria).
HABITAT: grandi laghi di fondovalle, laghi collinari e di media montagna, stagni, fiumi pedemontani, torrenti di fondovalle, risorgive, fiumi di pianura.
ALIMENTAZIONE: onnivoro e preda anche pesci di piccola taglia.
RIPRODUZIONE: si riproduce da aprile a giugno; le femmine maturano a circa 3 anni ed i maschi a 2. Le uova (1,5-2 mm di diametro) vengono deposte in genere di notte e schiudono dopo circa sette giorni. Nel periodo riproduttivo compaiono sul capo e sul dorso i tubercoli nuziali.

Sempre più diffuso nel bacino del Po è il cavedano europeo – Squalius cephalus, riconoscibile per le pinne pettorali e anale con sfumature rossastre. Anch’esso, come il cavedano nostrano, è un’ottima preda per la pesca a passata.
Il più furbo tra i ciprinidi
Il cavedano è un avversario davvero difficile, perché ha nel suo DNA tutte le malizie e tutte le accortezze necessarie ad evitare rischi, soprattutto quando diventa grosso e, se un pesce diventa grosso e vecchio, vuol dire che ne sa davvero una più del diavolo. Ha dalla sua, inoltre, un’altra grande qualità, quella di sapersi adattare a tante situazioni diverse ed ha così colonizzato praticamente tutte le acque interne, dai laghi ai torrenti, fino ai grandi e potenti fiumi di pianura. Ottimo nuotatore, si sposta durante la stagione occupando posizioni diverse: lo troviamo all’inizio della primavera nelle acque di media profondità dalle quali si sposta per andare nelle basse correntine a cercare acqua corrente ed ossigenata per la riproduzione e qui rimane per buona parte dell’estate nutrendosi di tutto quello che passa davanti al suo muso, dai piccoli crostacei, alle larve d’insetti, dalle alghe che si staccano dal fondo, ai frutti che cadono in acqua dalle piante che stanno sulle rive, dagli insetti che la corrente trasporta… alle nostre esche. Quando in autunno la temperatura comincia a scendere, il cavedano compie il tragitto opposto, fino a che, in pieno inverno lo troveremo nei tratti di fiume a corrente lenta con una profondità piuttosto elevata. Nei laghi, lasciano le spiagge e le secche, sulle quali trovavano cibo in abbondanza fino a che il tempo era favorevole e vanno dove il fondo precipita fin da sotto la riva e non è raro pescarli anche oltre i 10 metri di profondità, dove questi pesci vanno a cercare acqua tiepida e tranquilla.

La furbizia è dalla sua parte, ma nei mesi invernali, complice la fame, questa sua particolare dote si allenta un poco e con la dovuta abilità di noi pescatori ci si può divertire parecchio.
Sfide invernali
Andare a pesca di cavedani d’inverno è una vera sfida, un po’ per il freddo che attanaglia mani e piedi dei pescatori, ma soprattutto perché non si sa mai come questo pesce reagisce alle nostre insidie e, spesso, è proprio lui che vince, ma si sa, basta attendere il momento giusto e saremo noi a batterlo, basta seguire le regole ed affidarsi al nostro “senso dell’acqua”, quella qualità che tutti i pescatori dovrebbero avere e che non è altro che il bagaglio tecnico che ognuno di noi si fa con l’esperienza, sommando tutte le cocenti delusioni che questa magnifica specie di pesce ci elargisce con abbondanza.

Sul fiume di pianura ottimi spot sono le lunghe e profonde lame strette da sponde alte, meglio se con vecchie massicciate che proteggono le sponde.
Passata d’autore
La prima difficoltà che incontriamo nella pesca del cavedano in inverno è quella di individuare i posti nei quali va a rifugiarsi per sfuggire all’inclemenza del tempo e al freddo. Mentre nella bella stagione una grossa mano ce la davano le “bollate” dei pesci che predavano insetti e chissà che altro in superficie, soprattutto all’alba, in inverno, soprattutto se fa molto freddo, sarà ben difficile che i cavedani si stacchino dal fondo per cercare qualcosa al pelo dell’acqua: anche loro sanno benissimo che di insetti che galleggiano, trasportati dalla corrente, non ne troveranno e, dunque, se ne rimangono ben piantati sul fondo. Bisognerà individuare i punti del fiume nei quali troviamo la massima profondità, dunque, bisogna posizionarsi dove la riva si presenta ripida e dove il filo principale della corrente passa presso la sponda. Qui la presenza dei cavedani, soprattutto di quelli di taglia maggiore è quasi assicurata. La tecnica più appropriata è quella della bolognese fatta con una canna di sei o sette metri, abbastanza morbida perché dovremo impiegare fili sottili e ami piccoli. Cominciamo a vedere come montare la lenza. Innanzi tutto, la scelta del galleggiante va indirizzata verso modelli a goccia rovesciata che consente un’ottima trattenuta anche se l’acqua ha una notevole velocità. Non è il caso di indicare una particolare grammatura: ogni posto ha la sua e bisogna adattarsi alla situazione che troviamo. La geometria di distribuzione dei piombi è la stessa quasi ovunque. Si deve realizzare una corona di pallini partendo dai più piccoli in basso e diminuendo la distanza fra loro via via che si va verso il galleggiante aumentando la misura del piombo. In ogni caso non è il caso di realizzare piombature più lunghe di una settantina di centimetri, soprattutto se si pesca in acqua molto corrente. Dal momento che si pesca sempre in trattenuta, questa geometria consente di far transitare l’esca sul fondo prima della lenza, in una presentazione perfetta. Il finale deve essere sempre piuttosto lungo, almeno una quarantina di centimetri, e in acque chiare non si deve esitare a montare del filo dello 0,08 per battere la sospettosità dei cavedani. Per questo, conviene montare un amo piccolo dal 18 fino al 22 per l’innesco da tre ad un singolo bigattino.

Esca principe nel periodo freddo il bigattino che useremo anche come pastura, dopo avere incollato le larvette magari con della quarzite o sottile ghiaietto per raggiungere velocemente il fondo.
Come pasturare
Quando si pesca a passata, il cavedano, durante la stagione fredda, preferisce una pasturazione a base di bigattini, incollati, magari con della quarzite se si pesca in acqua molto corrente, ma, di sicuro, la vecchia fiondata di larve fa sempre un ottimo effetto. Pasturando a fionda, tuttavia, si deve sempre calcolare che il pesce si trova sul fondo e, dunque, bisogna che il lancio venga effettuato in modo che l’impatto delle larve con l’acqua abbia quel necessario anticipo proporzionato alla corrente per dare tempo ai bigattini di scendere sul fondo sul punto di fronte alla nostra postazione di pesca o appena più a valle. La pastura va limitata nell’uso ai posti che presentano una corrente molto forte. In questo caso occorre una pastura al formaggio molto collante, in modo che possa contenere una discreta quantità di bigattini. In pratica, la pastura ha più la funzione di vettore che porta le larve di mosca sul fondo, più che di sostanza attirante per i pesci.

La scelta della colla per i bigattini è estremamente importante in questo periodo stagionale. Poiché, nella maggior parte delle uscite il tempo sarà umido, se non addirittura piovoso e se le condizioni meteo sono queste, bisogna tenere presente che la normale destrina di mais ha qualche problema, perché tende ad assorbire acqua e a liquefarsi.
Gare di astuzia
La pesca invernale a passata non è affatto facile e se nei mesi di ottobre e di novembre si riuscivano ancora a riempire le nasse con svariate catture, con il gelo tutto cambia. I ciprinidi in particolare divengono estremamente letargici e, come se non bastasse, a complicare la situazione ci si mette anche la trasparenza elevatissima delle acque. Per vincere in queste situazioni di pesca critiche e davvero estreme, dovremo tirare fuori tutta la sua abilità nell’allestire prima e utilizzare poi lenze molto leggere, che non vengono praticamente percepite dai sensi attenti ed estremamente sospettosi dei pinnuti di questa stagione. In particolare per riuscire a stanare i cavedani, si consiglia di scendere drasticamente nel diametro del finale, e soprattutto di allungarne sensibilmente l’estensione.

Il cavedano va rigorosamente pescato con terminali sottili e piombature ultralight. Occorrono canne adeguate, con azioni morbide e progressive.
Bigattino natural
Il bigattino infatti, inserito sull’amo singolarmente oppure in coppia, deve rimanere liberissimo di muoversi nell’ acqua, non solo per quanto riguarda i suoi movimenti, ma anche riguardo alla morbida presentazione dello svolazzo, che in corrente deve affondare “plasticamente” e mai troppo velocemente, altrimenti i pinnuti si accorgerebbero della discesa praticamente in verticale caduta libera della larva, rifiutandosi così di andare ad assaggiarla, a causa di una sensazione innaturale nel modo in cui il boccone si presenta loro. Per ovviare all’inconveniente di un finale troppo grosso, è preferibile pescare cercando di far adagiare la zavorra, che tara perfettamente il galleggiante, proprio sul fondale. Così facendo il terminale se ne rimane disteso sulla melma, depositandovi sopra anche l’esca che in questo modo, anziché essere assaggiata a mezz’ acqua, viene praticamente aspirata dal cavedano proprio sui ciottoli bentonici. Una tattica questa che sembra funzionare ottimamente nei mesi invernali e che a volte ci permette anche di agganciare qualche sporadica carpa rimasta in attività più a lungo, oppure anche un bel barbo dai vistosi e lunghi barbigli.

Una selezione di galleggianti per la passata invernale al cavedano.
Hot spot da winter chub
Per applicare questa strategia di pesca che potremmo definire come una passata “quasi ferma”, è indispensabile innanzitutto individuare una postazione che consenta di applicare correttamente questa tecnica; un posto che deve essere in genere molto vicino alla porzione più profonda della buca dove si lancia e possibilmente permettere al passatista anche di pescare a piede asciutto, con il comodo ausilio di un palchetto sui cui sedersi. Sono i cavedani in particolare che si dimostrano sospettosissimi con il gran freddo e quindi entrare in acque con gli stivali spaventerebbe inevitabilmente tutto il branco, allarmandolo e mettendoli in fuga. Meglio muoversi molto silenziosamente sulla riva, preparando prima tutto l’occorrente, predisponendolo a portata di mano, per poi iniziare a pescare e non spostarsi più per l’intera durata della battuta di pesca. Per quanto riguarda la scelta dei galleggianti migliori per insidiare a passata il così detto “pesce bianco”, cioè cavedani in primis e magari qualche altra occasionale cattura come scardole, savette e pighi, rimaste in attività nel particolare tratto di fiume scelto per l’uscita, occorrono galleggiantini davvero molto leggeri, per lo più a forma sferica, e con un’astina lunga e ben visibile. L’impiego di questi segnalatori ultraleggeri non è tanto quello di sostenere una pesante montatura per un lancio più lungo, ma piuttosto quella solamente di evidenziare il segnale di abboccata, lanciando molto vicino e calando quasi verticalmente la lenza in acqua con la punta della canna. All’ovvia impossibilità di effettuare un lancio di lunghezza “normale” con una lenza grammiforme, si ovvia scegliendo una bolognese molto più lunga, non solo perché questa è indispensabile a pescare in acque alte, ma anche per aiutarci con lo strumento a frustare la lenza con una rotazione della canna piuttosto evidente ed ampia, prima dietro la schiena per far poi distendere bene il tutto, tendendo la montatura in maniera secca diritto davanti a noi, nel tentativo di far arrivare il più in là possibile l’ esca. Infine un’ultima nota riguardo alla lunghezza della lenza, cioè la distanza amo-galleggiante che in Inverno deve essere esageratamente ampia. Spesso si pesca con 5 metri di fondo, ma in talune circostanze si può anche arrivare a cercare i cavedani negli abissi veri e propri del fiume, a 7-8 metri di profondità. Una tipologia di pesca estrema questa, a cui però siamo obbligati, costretti da condizioni ambientali di pesca altrettanto “estreme”.





