Finali in corrente, il segreto è nella pasturazione

Come ci dobbiamo comportare quando tentiamo la carpa nei fiumi o canali a lenta corrente? Ancora prima di approntare i rig giusti, la strategia di approccio impone una pasturazione che deve tener conto di portata e flusso dell’acqua. Vediamo come fare

Nel moderno carpfishing la pasturazione preventiva è da sempre sinonimo di pesca alla carpa e diventa determinante soprattutto nella pesca in fiume, dove la spinta della corrente rende tutto più difficile e spesso addirittura controproducente se non effettuata con giusti criteri. In linea generale l’esperienza insegna che nei grandi fiumi è fondamentale pasturare con enormi quantità di esche per riuscire a fermare i grandi branchi di carpe che si spostano alla ricerca di cibo e l’utilizzo di tali quantità è dovuto anche alla presenza di molti altri pesci che apprezzeranno le nostre esche…

Il grande fiume di pianura al tramonto. Tante situazioni di pesca in uno scenario unico, dove è importante riconoscere subito gli spot frequentati dalla carpa, prima di iniziare la pasturazione.

Un bel fondale appena a valle di un grande fiume appenninico. Qui la corrente rallenta, ma è pur sempre sostenuta, anche sul fondo.

Lo spot giusto

Prima di iniziare una pasturazione consistente e costante è d’obbligo soffermarsi a studiare la conformazione del fiume e la spinta della corrente nei vari periodi dell’anno, altrimenti il nostro lavoro sarà inutile e rischieremo di allontanare il pesce anziché attirarlo. Dovremo valutare il rigiro della corrente e capire dove si deposita il cibo che viene spinto dalla forza dell’acqua, in questo caso troveremo delle zone di alimentazione naturale che saranno visitate abitudinariamente dalle carpe e ciò ci faciliterà non poco il lavoro; queste zone di solito sono nei rallentamenti della corrente, nei pressi di scalini e rialzi del fondale, nelle zone rocciose ed in presenza di alberi e vegetazione sommersa. Una volta valutati i punti in cui l’alimentazione naturale è presente, potremo prendere in considerazione il fatto di integrare questo ciclo alimentare con le nostre esche che andranno ad inserirsi nella dieta abituale delle carpe apportandogli i benefici che una buona boilie può dare. Non sempre però la nostra ricerca sarà premiata e a volte, inspiegabilmente, quello che sembrava un posto sicuramente redditizio risulta invece improduttivo: può accadere che una zona sia poco frequentata da carpe perché tana di grossi siluri oppure zona in cui regnano i cavedani, ma più in generale… questo fa parte dei misteri del fiume! Il rendimento fluviale spesso è discontinuo, a volte quando tutto sembra perfetto il pesce si comporta in maniera apatica, oppure accade che cambi zona di alimentazione senza apparente motivo: la pesca in fiume è sempre in evoluzione e la ricerca per tentativi deve essere continua e costante, perché se a volte le carpe mangiano nelle zone di stazionamento, altre volte risalgono il fiume in branchi grufolando a centro fiume, pertanto è consigliabile affrontare la pesca in fiume posizionando le canne in zone diverse tra loro per constatare dove i pesci sono in attività. 

Una buona pasturazione preventiva prevede almeno un lavoro di 10 giorni, se possibile da effettuare quotidianamente, altrimenti a giorni alterni tranne gli ultimi due prima della pescata. I primi cinque giorni è meglio abbondare con granaglie per richiamare più pesce in zona: preferibile non scendere sotto i 10 chili di mais e 2 chili di boilie, per poi aumentare le boilie a 4-5 chili e diminuire le granaglie a 5. Le quantità suggerite sono puramente indicative perché variano a seconda del tipo di fiume e del numero di pesce che lo abita, ad esempio in fiumi come il Po ed alcuni tratti di Tevere non sono assolutamente sufficienti mentre possono essere esagerate per fiumi più piccoli.

Pasturare correttamente

Potremo pasturare dalla barca nei grandi fiumi, da riva nei fiumi medi o se peschiamo a marginal a causa della forte corrente centrale che ci impedisce di attraversare il fiume con le nostre lenze; in ogni caso dovremo valutare attentamente la spinta della corrente e la profondità del fiume per far sì che le nostre boilie raggiungano il fondo nel punto in cui intendiamo pescare. Per far questo non c’è un metodo preciso, ma dobbiamo affidarci alla nostra esperienza per riuscire a capire quanto la corrente sposterà e spingerà le nostre esche a valle di dove le stiamo lanciando. È bene considerare anche il fatto che le nostre esche, una volta raggiunto il fondale, continueranno a rotolare e a spostarsi per qualche metro finché non troveranno una zona di ristagno o si adageranno sui sassi. Abitualmente in fiumi con una corrente sostenuta come il Tevere, il Po e l’Arno, la pasturazione viene effettuata almeno 30 metri a monte del posto in cui pescheremo. Ovviamente poi dipende dal calcolo tra profondità, forza della corrente ed esche che andremo ad utilizzare, perché è ovvio che esche più leggere come mais, tiger nut e canapa subiranno una spinta maggiore rispetto a grosse e pesanti boilie o pellet. Se la pasturazione viene effettuata da riva con fionda, cucchiaione o cobra, dovremo spostarci a monte per diverse decine di metri per lanciare nella giusta posizione; se invece utilizziamo una barca, è bene valutare che la corrente ci spinge via velocemente e c’è il rischio di spostarsi inavvertitamente dal punto studiato per la corretta pasturazione: sembra un consiglio banale, ma non lo è, perché nella foga dell’inizio pescata capita spesso che venga trascurato questo aspetto. Una pasturazione sbagliata anziché aiutarci allontanerà le carpe e le porterà a mangiare molto più a valle di dove siamo noi, compromettendo la nostra pescata e facendoci gettare inutilmente chili e chili di esche!

Nella pasturazione in fiume le granaglie si rivelano spesso l’unica strategia percorribile: costi più contenuti e maggiore disponibilità in grandi quantitativi. Ma essendo molto leggere, dovranno essere inglobate in grosse palle di pastura ed essere lanciate molto a monte.

Quantità ma… scelta bene

Considerando che in fiume occorrono ingenti quantità di esche, le granaglie ci aiuteranno a creare una zona di alimentazione a costi più contenuti, ma, come ripetuto, i piccoli semi subiscono una forte pressione da parte della corrente e verranno trascinati via molto più facilmente rispetto alle esche pesanti: in alcuni casi si è verificato che pasturazioni effettuate nello stesso punto con boilie e granaglie hanno ottenuto il risultato di far mangiare le carpe molto più a valle della nostra postazione, lì dove le granaglie erano arrivate. Per ovviare a questa problematica si deve pasturare molto più a monte con le granaglie oppure adottare un metodo che le appesantisca in modo da farle scendere sul fondo molto rapidamente. I metodi da utilizzare per pasturare in fiume con le particle sono svariati, i più utilizzati sono quelli che prevedono di inglobare i piccoli semi in grosse palle di pastura o meglio ancora di polenta: con la pastura (meglio se a grana molto fine) realizzeremo sul posto le nostre palle che scenderanno rapidamente sul fondo. Con la polenta prepareremo a casa una discreta quantità di impasto in cui aggiungeremo i chicchi di mais, canapa e tiger già precedentemente bolliti; quindi faremo cuocere in un pentolone fin quando la polenta non inizierà a rapprendersi e solidificarsi, imprigionando i semi al suo interno. Una volta raffreddata potrete tagliarla in grossi blocchi che serviranno al nostro scopo. La polenta è molto gradita alle carpe, quindi può essere presa in considerazione come ottima alternativa per la pastura di base e non solo per inglobare le granaglie; potremo preparare discrete quantità di polenta utilizzando anche i liquidi che avete utilizzato per preparare le vostre boilie, o semplicemente comprando in supermercato quei mattoncini di polenta già cotta che si trovano a prezzi davvero irrisori. Un altro metodo da sperimentare se abitate vicino al fiume è quello di congelare i semi in piccole buste di plastica; una volta arrivati sul posto strapperete via la busta ed avrete un blocco di granaglie, ma attenzione a non lasciare al suo interno troppa acqua perché il ghiaccio galleggia e non risolverà il vostro problema: al limite potrete inserire un sasso tra i semi nella busta prima del congelamento.

Da un blocco compatto di polenta è possibile ricavare numerosi panetti se dovremo pasturare con le granaglie. Una volta impastato il nostro mix, anziché rollarlo formeremo a mano dei piccoli panetti poco più grandi di un pacchetto di sigarette, li avvolgeremo nella pellicola trasparente utilizzata in cucina per mantenere i cibi e li faremo bollire per circa 20-30 minuti. Una volta raffreddati, toglieremo la pellicola ed avremo il nostro mattoncino pesante ed attrattivo che risolverà tutti i nostri problemi anche in correnti molto forti.

Un trucco che funziona sempre, anche quando la corrente è abbastanza sostenuta, è quello di formare dei blocchi compatti di pastura che, grazie al peso e alla struttura, terranno bene il fondo senza essere trascinati via. Con questi panetti, inoltre, non solo risparmieremo tempo nella preparazione, ma otterremo un tappeto di pastura molto più duraturo. Il sistema è molto semplice da realizzare.

Un’occhiata alle esche

Esca principe (tanto per cambiare…) le boilie che dovranno essere realizzate con aromi forti e mix digeribili; questo è importante perché ne utilizzeremo grandi quantità, e proporre un’esca troppo proteica potrebbe essere controproducente oltre che troppo costoso. Per chi utilizza ready made il consiglio è di acquistare boilie economiche sì, ma di buon livello: non fidatevi delle proposte troppo vantaggiose ed evitate (ma questo sempre) le palline di gel con cui sarebbe meglio giocare a biglie sulle piste fatte sulla sabbia. Indirizzatevi su aromatizzazioni al pesce, spezie e fruttati evitando aromi troppo delicati: la corrente accelera il processo di fuoriuscita degli aromi della boilie ed un aroma forte crea una scia olfattiva molto potente che attirerà il pesce da molto lontano. Se invece preferiamo preparare da soli le vostre boilie, il consiglio è di indirizzarsi su un mix molto pesante, ovvero realizzato con farine dall’alto peso specifico (semolino e farina di riso) ma comunque digeribili. Meglio poi non scendere sotto i 20 mm di diametro, anzi, è ancora meglio adottare diametri più grossi, sia per fare boilie ancor più pesanti sia per evitare quanto possibile il fastidio dei pesci disturbatori.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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