Trout area è l’ennesima moda importata dal Giappone per divertirsi con le trote in laghetto. È una branca dello spinning ultraleggero e consiste nell’usare piccolissimi artificiali, quasi sempre mini cucchiai ondulanti muniti di amo singolo senza ardiglione poiché nella filosofia giapponese le trote vanno tutte rilasciate nelle migliori condizioni di salute. Ma si tratta anche di una disciplina estremamente tecnica per via dell’attrezzatura leggera e sensibile. E molto redditizia, soprattutto quando tutti gli altri sistemi dello spinning convenzionale falliscono

È oggi nota come “trout area game” la disciplina che utilizza i più piccoli ondulanti in commercio che vengono lanciati con attrezzatura da spinning ultra leggero abbinata a fili in fluorocarbon o trecciati molto sottili. Sugli ondulanti, secondo questa tecnica, sono montati ami senza ardiglione per facilitare lo sgancio e il rilascio delle trote allamate. Si tratta quindi anche di una filosofia che deriva dal catch and release (o “no kill” che dir si voglia), volta al rispetto per la preda catturata. La trota deve essere trattata con la massima cura, perciò serve anche un guadino con maglie in gomma e particolari strumenti necessari a slamare il pesce quando ancora è in acqua. Non sappiamo se le trote che vivono nei laghetti giapponesi sono di allevamento come quelle immesse nei nostri centri sportivi di pesca, fatto sta che anche questi salmonidi meritano, stando alla filosofia “trout area”, il rilascio nelle migliori condizioni fisiche.

Canna leggera, corta e super sensibile, dotazione di mini artificiali e tanta voglia di muoversi: è questa l’area game rivisitata dalla tecnica made in Japan.
Spoon revival, l’ondulante torna a nuova vita
L’ondulante è forse l’esca artificiale più datata ma continua a funzionare anche se, in questi ultimi anni, la sua efficacia è stata in parte offuscata da esche tecnologicamente più evolute. In molte acque, e per alcune specie di pesci predatori come la trota, gli “spoon” continuano comunque ad essere insostituibili. E nella pesca della trota in laghetto essi sono sempre stati la seconda scelta dopo i cucchiaini rotanti. In effetti gli spoons rappresentano il secondo grande gruppo delle esche metalliche, dopo i cucchiaini rotanti (spinners). Il loro utilizzo risale a epoche molto antiche; pare che già i nostri antenati dell’età della pietra impiegassero queste esche ricavate dalle ossa di animali, trainandole dalle loro barche con rudimentali lenze di corda. Rispetto al cucchiaino rotante, l’ondulante ha un funzionamento molto più semplice. È realizzato con una lamina di ottone o acciaio, piegata in due punti nel senso della larghezza. Un’altra curvatura, più simile a una bombatura, viene data nel tratto terminale del corpo. Il movimento è dato dalla combinazione di queste pieghe che fanno ondeggiare lo spoon in maniera molto sinuosa e regolare se la velocità di recupero è monotona e non eccessiva. La forma è spesso molto simile alla classica posata da cucina (di qui l’appellativo di cucchiaio – spoon), ma le dimensioni possono variare da pochi centimetri sino ad oltre una spanna di lunghezza.

Nella maggioranza degli ondulanti per la trota in laghetto la forma è simile a quella del pesce foraggio: allungata e appuntita verso la testa, ma bombata verso l’ancoretta per favorire i movimenti sinuosi. Da questa struttura si sono evoluti gli attuali mini ondulanti per la trout area e per la specialità agonistica trout area game.
Filanti e leggeri
Il cucchiaino ondulante è un’ottima alternativa al rotante in quanto interessa anch’esso tutte le specie di pesci predatori, in particolare lucci, trote, cavedani, persici reali, cheppie e aspi. Al pari del rotante, può essere usato in svariati ambienti ma ha il limite di non muoversi in maniera corretta se lo spazio a disposizione non è ampio. Il suo caratteristico guizzo avviene, infatti, solo dopo alcuni decimetri di recupero e solo se l’ondulante ha un certo peso specifico. Ecco perché, in laghetto, esso trova un ottimo campo di applicazione: viene infatti usato in acque libere con recuperi quasi sempre lineari e per coprire velocemente vaste superfici alla ricerca delle trote più aggressive. L’ondulante emette un minor numero di vibrazioni rispetto al cucchiaino rotante ma il suo movimento va tenuto in uguale considerazione se si tiene presente anche che vorrebbe imitare un piccolo pesce in difficoltà. Se il rotante descrive traiettorie lineari orizzontali o oblique, con l’ondulante è possibile attuare recuperi più vari che implicano traiettorie sinuose spezzate da discese verticali sul fondo. In ordine di importanza il movimento va quindi al primo posto, seguito dalle vibrazioni, dal colore e dalla forma. La struttura e il peso dell’ondulante determinano la sinuosità del suo movimento: i cucchiaini ondulanti caratterizzati da forme ampie e scarso peso si muovono con movimenti larghi e vivaci, mentre quelli contraddistinti da forme allungate e piuttosto pesanti hanno ondulazioni più strette e meno numerose. I primi vengono attaccati da pesci apatici che devono essere stimolati da artificiali molto adescanti anche se recuperati lentamente. I secondi funzionano meglio con pesci aggressivi e disposti all’attacco anche a buona velocità. Teniamone conto quando sceglieremo i nostri piccoli ondulanti da “trout area game” poiché vi saranno giorni in cui le trote preferiranno ondulazioni strette e movimenti veloci e altri giorni nei quali esse attaccheranno mini spoons più larghi e leggeri, dai movimenti ampi e lenti.

Robusta e poco esigente, l trota iridea è il salmonide più comune nei laghetti a pagamento. Viene immessa anche con esemplari di svariati chilogrammi ed è sempre ricettiva al richiamo esercitato dagli ondulanti.
Una nuova generazione di spoon
I giapponesi, pescatori sportivi molto dinamici alla continua ricerca di innovazioni volte a rendere il loro sport sempre più divertente e catturante, hanno elaborato una nuova generazione di ondulanti appositamente studiati per pescare la trota in laghetto. Si tratta di artificiali metallici molto piccoli (pochi centimetri di lunghezza) e leggeri, sotto i cinque grammi di peso. Sono caratterizzati da ondeggiamenti vivaci anche a basse velocità di recupero, che in certe situazioni sono irresistibili per la trota. Il movimento vivace è dato da una perfetta distribuzione del peso e da curvature studiate ad hoc, oltre che dalla mancanza di peso dell’ancoretta, sostituita da un piccolo amo singolo senza ardiglione. Quest’ultimo, secondo la filosofia della trout area fishing, serve anche a consentire un veloce rilascio della trota al suo ambiente, senza arrecarle ferite.

Come per i rotanti, anche negli ondulanti le differenti serie sono realizzate in taglie crescenti. Per funzionare bene, tuttavia, tutti i modelli che compongono la serie devono rispettare precisi rapporti tra lunghezza e ampiezza del corpo, peso e tipo di componenti.
Variazioni sul tema
Accanto agli ondulanti dal movimento armonico e regolare ne esistono alcuni che producono ondeggiamenti molto irregolari che li fanno assomigliare a dei pescetti impazziti. Tra questi il Syclops della francese Mepps è il più conosciuto. Questo particolare ondulante combina tre effetti: una traiettoria sinuosa irregolare, si muove da lato a lato, batte e pulsa a tutti i livelli. Queste caratteristiche consentono, in certe situazioni, di stimolare meglio l’aggressività del predatore quando è poco attivo e permettono di variare le cadenze di recupero senza che il cucchiaino ne risenta in maniera negativa. Per la trota di laghetto, quando è molto aggressiva e ben disposta a seguire un’esca che si muove veloce, questi ondulanti fanno spesso la differenza.Va ricordato che, accanto agli ondulanti dal movimento regolare e a quelli dal movimento irregolare, ne esistono anche alcuni che ruotano su sé stessi, quasi fossero dei rotanti. Il Menphis è senza dubbio il più noto, seguito dal Tony Accetta Pet Spoon piumato. Tali ondulanti speciali emettono, contrariamente agli altri, vibrazioni molto marcate; il loro uso viene in genere consigliato nella pesca stagionale dei pesci migratori che risalgono i fiumi per la riproduzione, per esempio cheppie e salmoni. Ma a noi, in questa trattazione specifica, interessano soprattutto gli ondulanti che ondeggiano in maniera regolare, in particolare quelli più piccoli e leggeri che fanno parte dell’attrezzatura della “trout area”.

Nel tardo autunno e per tutto l’inverno possono capitare giornate nelle quali le trote girano nervose a galla, bollando e scodando molto nervose. Una situazione ottimale per tentarle con i piccoli ondulanti tenuti presso la superficie, lavorando con la canna tenuta alta e con recuperi veloci a brevi strappetti. Se poi una brezza increspa l’acqua verso di noi, allora il divertimento è assicurato!
Pesi e misure
Con i cucchiaini ondulanti non è possibile seguire il rapporto numerazione/peso come avviene per i cucchiaini rotanti. Le diverse serie vengono definite solo in base al loro peso specifico, cosa che complica non poco la scelta in funzione degli ambienti e dei pesci. In linea di massima gli ondulanti più piccoli hanno, ovviamente, un peso e una misura ridotta. Sono perfetti per insidiare la trota in laghetto, ma c’è qualcuno che li usa ancora per pescare il persico sui laghi. All’opposto, i cucchiaini più voluminosi hanno maggiore peso e vengono impiegati soprattutto nella pesca del luccio e del siluro. I modelli di grammatura intermedia, da 7 a 15 grammi, funzionano con i cavedani nei grandi laghi, con i persici di fiume, con i piccoli lucci in acque basse e con gli aspi in corrente. Questa terza categoria è tra le meno usate poiché si preferisce di solito l’impiego dei cucchiaini rotanti. Un discorso a parte meritano certi ondulanti con amo singolo fissato in coda al posto della comune ancorina. Questi artificiali hanno la prerogativa di passare indenni tra piante acquatiche e rami sommersi grazie a un dispositivo anti incaglio (un’asticciola schiacciata che copre la punta dell’amo). Ideati per il persico trota in acque stagnanti, attirano anche l’interesse del luccio e hanno un movimento vivace.

Grazie alle numerose pieghe del corpo, il Syclops della francese Mepps ondeggia in maniera disordinata. Ottimo per trote molto aggressive, viene prodotto anche in misure minime perfette per la trout area.
Spoons da laghetto
Dall’autunno a fine inverno i laghetti di pesca sportiva sono molto frequentati dai lanciatori che si cimentano con trote e salmerini in attesa che riapra la pesca in torrente. In questo periodo l’ondulante funziona molto bene sia a galla alla ricerca dei branchi di iridee girovaghe sia sul fondo, a caccia di trote fario e salmerini. Dovremo scegliere modelli che si muovono in maniera vivace anche nei recuperi rallentati, poiché spesso, in questo periodo, i salmonidi mostrano fasi di apatia e solo recuperi al rallenty possono convincerli a mangiare. Diversa la situazione nelle giornate con forte vento, che ossigena il laghetto e smuove i sottoriva, mettendo il pesce in frenetica attività. In questi momenti di grazia, i recuperi andranno accelerati tenendo l’artificiale in superficie. Quando arriva l’apertura della stagione trota laghetto per gli appassionati di spinning, nessuno vuole farsi trovare impreparato. Tutti corrono alla scoperta delle ultime novità in tema, cercando di avvantaggiarsi nei confronti di amici e soci di pesca. Questa tecnica resta sempre un classico per gli appassionati lanciatori che, durante il periodo invernale di chiusura delle principali acque da salmonidi, prendono appuntamento per una giornata all’insegna del divertimento e dello svago nei laghetti privati di pesca alla trota. In queste acque e per questo impiego l’ondulante sta avendo negli ultimi tempi una nuova rinascita, sia per la sua efficacia sia per l’uscita sul mercato di nuovi modelli studiati ad hoc.

Molti ondulanti da trout area hanno una costruzione semplicissima: forma ovale e una doppia piega nel senso della larghezza. Ciononostante l’azione di nuoto è interessante ed efficace in molte acque ferme o poco mosse.
Scegliamo le forme
Esistono cucchiaini ondulanti di forma più larga e profilo sottile e altri più slanciati e massicci. I primi compiono volteggi più ampi che li mantengono in superficie a parità di recupero, il che li rende migliori per la pesca in acque ferme o poco profonde. I secondi fendono meglio l’acqua e, a causa del peso maggiore, non compiono scarti troppo vistosi nemmeno nelle correnti violente, dove riescono persino a mantenere una discreta profondità. Per risultare adescanti anche in acqua ferma, però, richiedono un recupero più veloce e movimentato.

Di ondulanti ne esistono di innumerevoli dimensioni, pesi e colori ma l’evoluzione dei materiali e delle attrezzature ultra-light ha portato alla nascita di cucchiaini sempre più piccoli e leggeri, che una volta era quasi impensabile utilizzare proprio per la difficoltà nell’essere lanciati in maniera soddisfacente. È in questo contesto che si è evoluta la trout area, che come abbiamo visto utilizza i più piccoli spoon disponibili.
Marchi famosi
Nella pesca nei laghetti esche piccole e leggere come i mini spoons spesso fanno la differenza, in quanto possono essere recuperate anche a bassissime velocità conservando un movimento adescante e sinuoso. La velocità di recupero, infatti, è un fattore molto importante, che porta spesso le trote ad attaccare un’esca piuttosto che un’altra. È doveroso considerare che queste trote non sono abituate a predare a causa delle loro abitudini alimentari sviluppate nei vasconi di allevamento, quindi un artificiale che si muove a bassa velocità o con soste spesso invoglia maggiormente le trote ad attaccare. Sul mercato alcune novità in materia sono state proposte da marchi specializzati come la giapponese Shimano con la sua linea di mini ondulanti Cardiff, oppure l’italiana Old Captain che importa gli spoons da trout area del marchio Smith. Si tratta di ondulanti il cui peso è ridottissimo; questi modelli leggeri sono stati studiati appositamente per il laghetto e si prestano benissimo ad un approccio “finesse”.

Per stimolare l’iridea ad attaccare il nostro spoon spesso occorre variare velocità e cadenza di recupero. Si va per tentativi fino a trovare quello più indicato.
Impiego e recupero
Soprattutto nel periodo invernale, quando le trote stazionano nel sottoriva o nei primi strati superficiali d’acqua, molto efficace è un recupero medio-lento intervallato da piccoli strappetti cadenzati. Possiamo dire che questo è forse il recupero più usato e diffuso per far funzionare i nostri mini ondulanti a dovere ma in alcuni casi occorrerà ingegnarci trovando il recupero adatto alla specifica situazione. Vediamo di seguito alcune variazioni che potranno risolverci la giornata in meglio. Nelle giornate in cui le trote sono molto attive si potrà adottare un recupero costante e molto lento; tale soluzione ci darà la possibilità di restare nella zona “calda” dove staziona il branco di trote per un tempo maggiore, aumentando esponenzialmente le possibilità di attacco all’ondulante. Nei laghetti spesso le trote si radunano in branchi compatti ed un’esca leggera ci permette di transitare al suo interno molto più lentamente. Molto efficace in tal caso risulterà, una volta raggiunto il branco, animare l’esca a canna alta con piccoli strappetti in modo da far letteralmente saltellare l’ondulante davanti alla bocca del pesce. Può capitare che le nostre trote si limitino a “pizzicare” l’esca non attaccando in maniera decisa; occorrerà, quindi, accelerare per pochissimi istanti il recupero al fine di stimolare ancora di più la loro aggressività per poi fermarsi nuovamente. Proprio nel momento di rallentamento si avrà l’attacco, con lo spoon che ondeggia a foglia morta verso il fondo.

Un vento teso e costante mette in attività le trote che, in branco, tenderanno a portarsi sottoriva nei tratti di sponda esposti.
Vento: sfruttiamo i vantaggi
I laghetti e le cave per la pesca sportiva sono ambienti generalmente ristretti, ove l’influenza delle condizioni ambientali spesso è minima. La pioggia, le correnti subacquee, le brezze lievi sono tutti fattori che di solito non incidono mai molto sulla vita dei pesci che abitano questi particolari sistemi, trote comprese. I salmonidi che vengono immessi nei laghetti, nel breve periodo della loro esistenza allo stato libero (prima che vengano pescati tutti e sostituiti con altri pesci di immissione) non risentono quindi di tali fattori ambientali e devono semmai adeguarsi al variare della temperatura o dell’ossigeno disciolto in acqua che cambia, ovviamente, da stagione a stagione. Ma c’è una situazione che, dall’autunno inoltrato a fine inverno, influisce molto sull’attività delle trote ed è l’arrivo di un bel vento robusto che mette l’acqua in circolo aumentando l’ossigenazione degli strati superficiali. È un effetto benefico che si fa sentire soprattutto nei laghetti poco fondi poiché il moto ondoso che si viene a sviluppare viene risentito in misura maggiore, mettendo in attività tutte le trote. Nella pesca a spinning, ma anche in tutte le altre tecniche di movimento, sarà quindi più sensato portarsi lungo le sponde battute dal vento, dove il moto ondoso, oltre che ad ossigenare l’acqua, smuoverà il sottoriva portando pastura allo scoperto e mettendo in attività tutte le trote del circondario.

Nei recuperi lenti sui fondali scuri dei laghetti nulla di meglio dei colori accesi, come quelli fluorescenti. Potremmo incontrare anche trote fario immesse con le iridee nei laghetti da trout area.
Scegliamo i più vivaci
La pesca della trota a spinning vanta una lunga tradizione nell’impiego degli ondulanti che, ancora prima dei cucchiaini rotanti, sono stati usati per secoli dai nostri antenati. Ancora oggi gli spoon sono i preferiti dai pescatori europei, e i modelli più piccoli e leggeri di forma classica possono rientrare nella disciplina della trout area game. Sceglieremo i modelli stretti e allungati, nelle taglie inferiori ai sette grammi e di forma allungata, con una piega molto evidente lungo il corpo che vivacizza il movimento nei recuperi regolari.

Le iridee più belle, provenienti da allevamenti selezionati, si dimostrano anche più aggressive e sempre ben disposte verso i nostri ondulanti.
Trote carnivore… lente
Nella pesca della trota in laghetto dobbiamo sempre tenere presente che, ogniqualvolta ci troveremo a impostare una battuta di pesca in questi particolari ambienti, i nostri avversari non hanno nulla di selvatico. Tutti i salmonidi che finiscono nei laghetti e nelle cave a pagamento provengono infatti dagli allevamenti, gli stessi che, nella stragrande maggioranza dei casi, riforniscono i banconi pesca della grande distribuzione alimentare. Le trote vengono fatte crescere in vasconi di cemento di forma rettangolare e nutrite con pellets, ossia capsule di cibo concentrato, finché non raggiungono la cosiddetta taglia “da porzione”, e sono quasi sempre trote iridee. Alcuni allevamenti, che non riforniscono solo i supermercati ma si rivolgono anche ai pescatori, possono destinare una parte di tali trote ad un accrescimento ulteriore, così da dare maggiore soddisfazione nella cattura. In molti allevamenti si procede anche allo sviluppo di trote fario, salmerini e perfino salmoni. Ma si tratta sempre di pesci di allevamento che nulla hanno a che spartire con i salmonidi nati e cresciuti in ambiente naturale. Nessun timore nei confronti dell’uomo, nessuna particolare scaltrezza nel cacciare le prede. Le trote più grosse che vediamo nuotare spaesate nei laghetti, pesci che raggiungono anche i cinque – sei chili di peso, sono le cosiddette “fattrici”, femmine di iridea usate per ottenere uova e spremute dagli allevatori più e più volte in anni di vita nelle vasche di cemento. In certi casi i salmonidi di allevamento vengono alimentati con mangimi sintetici semiliquidi col proposito di farli crescere più velocemente e in concentrazioni maggiori nelle vasche. Inutile dire che, così allevata, la trota perde gran parte della sua rusticità di pesce carnivoro e le reazioni ai nostri artificiali saranno molto differenti rispetto a quelle di un salmonide di pari peso plasmato dalla natura e abituato a vivere in grandi spazi. Una volta immessa nel laghetto, spesso la vedremo aggirarsi apatica e frastornata, alla ricerca di qualche punto di riferimento che possa ricordarle il cemento dei vasconi che l’hanno vista crescere.

Con trote di fresca semina sono spesso gli spoon dalle tinte accese a dare maggiori garanzie di successo.
Se la trota è apatica
Nelle condizioni con pesce svogliato potremo adottare un recupero fatto di continui “stop and go”. Alternare strappetti veloci e continui per uno o due metri a piccole pause nelle quali l’esca sfarfallerà verso il fondo sarà la mossa vincente. In alternativa possiamo eliminare del tutto le pause adottando un recupero molto simile alla classica “tremarella”. Quest’ultimo sarà da preferire nel periodo autunnale o primaverile quando le trote risultano più svogliate. Sempre in questo periodo da provare è anche un recupero molto veloce e prolungato intervallato da piccole e bravi pause, momento questo in cui dovremo aspettarci l’attacco al nostro ondulante. Nel periodo estivo le trote cercheranno acque più ossigenate e fresche, spostandosi in profondità a ridosso del fondale o nei pressi di risorgive. L’azione di pesca consisterà nel lanciare nel punto da sondare ed attendere che l’esca abbia raggiunto il fondo, quindi procederemo ad animare l’esca con strappetti più o meno lunghi alternati a recuperi costanti e medio-lenti.

Una buona base di partenza, nella scelta dei colori per gli spoon, sono le tinte naturali/argentee e quelle fluorescenti che coprono gran parte delle situazioni nei laghetti di pesca.
I colori migliori
Per quanto riguarda le colorazioni vincenti, quelle che hanno una spiccata tendenza al fluorescente (giallo, arancio, rosa, verde) sono spesso determinanti ma non sono da sottovalutare i colori più scuri e tenui come il nero e il viola che spesso fanno la differenza. Nella scelta del colore bisognerà in ogni caso valutare diversi fattori come le condizioni di luce, la limpidezza o meno dell’acqua e l’attività del pesce. Non impigritevi a restare sulle stesse colorazioni ma continuate a cambiarle durante l’azione di pesca fino a trovare la colorazione, o l’insieme di tinte giuste. Capita a volte che le trote esigano colorazioni diverse anche nel corso della stessa giornata di pesca in base al variare delle condizioni di luce o di trasparenza dell’acqua.

Una selezione di colori fantasiosi che in parte si rifanno alla livrea delle trote nei primi stadi di sviluppo da avannotti.
Spazio alla fantasia con gli spoon da trout area
Nella foto una bella serie di mini ondulanti ad amo singolo e senza ardiglione, specifici per la trout area fishing. Le colorazioni, tutte molto vistose e brillanti, richiamano solo in parte la livrea delle trote allo stadio giovanile, col proposito di stimolare nelle trote adulte l’istinto predatorio e cannibale. In realtà dominano i colori fluorescenti che, in certe situazioni, sanno scatenare l’aggressività latente dei salmonidi. I colori di fondo sono quasi sempre l’argento e il rame.

Molti spoon da trout area sono disponibili in pesi differenti, per sondare meglio i vari strati d’acqua pur mantenendo la stessa azione di nuoto.
Scegliere bene tra gli spoon da trout area
Spesso, i mini ondulanti ideati dai pescatori giapponesi hanno la caratteristica di essere prodotti in una sola misura ma in pesi differenti. Nella foto possiamo vedere la differenza di spessore dello stesso modello, lungo solo tre centimetri. Il primo, più sottile, pesa 2,5 grammi; il secondo più spesso, arriva a 4 grammi. Possiamo così ottenere lo stesso tipo di movimento dallo stesso ondulante, ma quello più pesante ci permetterà di raggiungere distanze maggiori qualora le trote si trovino molto al largo o in profondità.

Una selezione di mini crankbait da trout area disegnata dall’italianissima Molix.
Non solo spoon: arrivano i mini crankbait
Trout area è in continua evoluzione, e non poteva essere altrimenti come succede per tutte le tecniche di pesca. Dopo il successo conclamato dei mini spoon, i giapponesi hanno rivolto l’attenzione ai crankbait, altra grande famiglia di esche artificiali molto in voga tra gli appassionati di bassfishing. Rispetto agli spoon, le misure micro di queste esche offrono il vantaggio di muoversi in maniera vivace anche su recuperi ultra lenti; alcuni di essi, inoltre, hanno effetto suspending (il peso specifico vicino a quello dell’acqua permette di lasciarli immobili e sospesi nelle pause di recupero) e consentono anche alla più apatica delle trote di essere raggiunti e attaccati. Come gli spoon, anche i crankbait sono muniti di ami singoli senza ardiglione (barbless hook) per rilasciare i salmonidi in fretta e senza ferite.




