Transition pikes, lucci autunnali a spinning

Con l’autunno l’attività del luccio entra nel vivo e il sistema migliore per far catture è lo spinning con gli artificiali. Sì, ma quali? Tutto dipende dal nostro “becco d’anatra” che in questo periodo si mostra attivo, ma con livelli di aggressività mutevoli e con “gusti” molto particolari

L’autunno segna il ritorno alle ostilità con i lucci e sono gli esemplari più belli a farsi vedere. A spinning avremo maggiori chances di cattura.
 

Che l’autunno coincida con un buon periodo per la pesca del luccio lo sanno anche i bambini. Ma è vero anche che la stagione autunnale dura tre mesi e sarebbe troppo bello pensare che per novanta giorni l’esocide sia sempre, costantemente, vulnerabile. Infatti, così non è. O, meglio, in questo periodo il nostro avversario attraversa vari livelli di attività che, come per altri pesci predatori, sono regolati dalle condizioni meteorologiche, dall’andamento climatico, dalla presenza di pesce foraggio, dalla pressione di pesca. Livelli di attività che, comunque, se positivamente influenzati da queste condizioni, possono tenere il luccio in caccia anche per un’intera giornata, moltiplicando le possibilità di incontro da parte del pescatore. Le cosiddette “finestre di attività”, così vengono oggi definiti i momenti di caccia del luccio, in autunno si allargano e anche i pesi massimi, i super lucci scaltri di certe acque pressate che magari hanno già fatto dolorosi incontri con le ancorette dei nostri artificiali e che sono stati rilasciati, divengono potenzialmente vulnerabili.

In autunno le temperature scendono anche nei piccoli laghi e cave artificiali, risvegliando l’aggressività dei lucci di ogni taglia.
 

“The coolest of the cool”

“Il più fresco delle acque fresche”: così gli americani definiscono il luccio, per sottolineare la tendenza di questo predatore a vivere meglio in acque con precisi valori termici. Non fredde, come possono essere quelle preferite da trote, salmoni e salmerini, ma fresche, ossia con temperature nei valori tra 10 e i 17 gradi. In questo range il luccio trova le condizioni migliori per il suo metabolismo e per l’accrescimento, per cui anche le finestre di caccia si allargano e le nostre chances di successo aumentano. Dopo il caldo, spesso torrido, che caratterizza con sempre maggiore frequenza molte regioni nell’estate italiana, l’autunno porta velocemente l’acqua degli ambienti ideali per il big pike (grandi laghi, cave profonde, fiumi di pianura) a valori “freschi” rimettendo tutti i lucci in attività. Ma pur essendo gli esocidi attivi, il loro livello di aggressività varia da un giorno all’altro, soprattutto per quanto riguarda gli esemplari più grossi. E, per stimolare l’aggressività del luccio di taglia ed entrare nella sua finestra di attività nel modo migliore, bisogna selezionare i gruppi di esche più efficaci.

Nei grandi laghi naturali e artificiali avremo maggiori chance di cattura dalla barca, che ci consente di sondare tratti di sponda non percorribili da riva.

Lucci cattivi

È sempre più difficile vedere un grosso luccio scattare sul nostro artificiale e, dopo un lungo inseguimento, assistere al suo attacco furioso quasi sotto i nostri piedi. I big “cattivi” o iper aggressivi che si comportano in questa maniera sono pesci che abbandonano, anche se per poco, la loro istintiva diffidenza e si lanciano senza alcun ritegno sul nostro artificiale. Ma lo fanno solo se tutti sensi di caccia (vista, udito, linea laterale) sono al massimo delle loro potenzialità e se l’ambiente non è stato disturbato da altri pescatori. Anche le condizioni meteo giocano un ruolo fondamentale e, in tal senso, l’arrivo dell’autunno con le sue basse pressioni e l’irrompere di perturbazioni robuste, con l’immissione di acque fresche e bene ossigenate negli habitat da luccio, fa scattare nel nostro avversario la voglia di “ritemprarsi” dopo un lungo periodo di stress dovuto a temperature troppo alte per il suo metabolismo. Nei fiumi basta una modesta piena a riportare le condizioni di ossigeno e temperatura a livelli ottimali per la popolazione di esocidi, mentre nei laghi estesi e profondi occorrono piogge prolungate e un sensibile aumento di livello per rimettere i lucci in pista.

Un bell’esemplare catturato in una cava da riva. Nei pressi di ostacoli naturali avremo maggiori probabilità di incontro, ma serviranno artificiali con proprietà anti incaglio.

Effetti scatenanti

Il “cambio d’acqua” ha sul luccio lo stesso effetto di una doccia rigenerante per noi umani, dopo una giornata di caldo opprimente. Dopo mesi passati in una specie di trance che li ha resi quasi incapaci di nutrirsi, i grossi lucci stressati dal troppo caldo tornano sul piede di guerra e la loro comparsa ha qualcosa di magico. D’improvviso tornano a frequentare gli spot che avevano presidiato sino alla fine della primavera: piante sommerse che sporgono da rive rocciose che danno sul profondo nei laghi o, nei fiumi, lenti giri d’acqua a valle dei pennelli di prismate che rompono la corrente più veloce. Ma anche lanche e stagni vedono la ricomparsa di esocidi degni di nota e, anzi, sono proprio questi ambienti poco fondi a risentire per primi dell’abbassamento della temperatura con un ritorno a valori più vivibili per il nostro amico.

Un luccio ritemprato da acqua più fresca e ossigenata è una vera macchina da guerra. Tutti i suoi sensi sono al top delle potenzialità di attacco e, di conseguenza, un artificiale che passi nelle vicinanze non passa certo inosservato.

Spinnerbait, per cominciare

Per i primi lucci che tornano sul piede di guerra, disposti a inseguire con accanimento e mordere con rabbia, nulla di meglio dello spinnerbait, scelto ovviamente nella misura adeguata all’ambiente e alla taglia media dei “becchi d’anatra” che ci vivono. Lo spinnerbait accomuna un insieme di attrattive che sembrano fatte apposta per far scattare la rabbia del luccio. Le vibrazioni emesse hanno lunghezze d’onda molto diversificate e agiscono bene sulla sua linea laterale, mentre il volume complessivo, composto dal pulsare del gonnellino gommoso e dal ruotare delle palette metalliche, gli danno l’illusione di avere dinanzi un preda di buona misura, facile da attaccare perché si sposta in maniera lenta e lineare. Anche i flash luminosi emessi dalle palette aggiungono potere attirante, mentre la capacità ineguagliabile dello spinnerbait di passare indenne tra rami, canneti ed erbai ci permette di arrivare direttamente nelle tane del luccio e di farlo scattare ancor prima che esca in caccia. Il bello della pesca con lo spinnerbait, nei momenti di grazia in cui il luccio abbandona ogni difesa e scatta deciso, sta anche nel fatto che non servono recuperi particolarmente elaborati. Una traiettoria lineare e medio veloce, condotta a media profondità e nei pressi delle ipotetiche tane, è spesso sufficiente a procurare una mangiata decisa, magari dopo un breve e veloce inseguimento. Sono abboccate al fulmicotone, quelle del luccio cattivo, che lasciano sbalorditi per la loro irruenza ma che non devono cogliere impreparati. Anche se non è fulmineo come una trota di torrente o un aspio di fiume, il luccio aggressivo è sufficientemente veloce da anticipare lo spinnerbait nella sua corsa attaccandolo spesso dalla parte anteriore. In questi casi, se non si dispone di un robusto cavetto di acciaio, il taglio della lenza è cosa certa! Dovremo quindi aggiungere uno spezzone di trecciato di acciaio lungo almeno una ventina di centimetri. Un buon sistema consiste nell’usare i classici cavetti muniti da una parte di robusta girella e dall’altra di moschettone altrettanto indistruttibile; da questa parte uniremo lo spinnerbait, dopo avere calzato sulla punta della sua forcella un tubetto di gomma, a evitare che il moschettone del cavetto possa scorrere, nel lancio, sulla forcella in filo di acciaio.

Lo spinnerbait, accoppiato a uno shad siliconico, rappresenta una preda irresistibile per i lucci super aggressivi.

Sempre validi i cavetti in traccia di filo di acciaio coperti da una guaina di plastica, ma validi sono anche spezzoni di fluorocarbon nel diametro minimo dello 0,80 millimetri.

Lucci riflessivi

Nella loro attività di caccia abbiamo visto che i lucci attraversano vari livelli di aggressività, dettati dalla necessità di incamerare energie e regolati dalle condizioni dell’ambiente e dell’acqua in cui vivono. La super aggressività che abbiamo descritto nelle pagine precedenti è, in fondo, un’eccezione perché il luccio è un predatore opportunista e i suoi momenti di caccia sono quasi sempre caratterizzati da slanci fulminei su prede deboli o che si trovano in situazioni sfavorevoli per la difesa o la fuga. Il luccio è uno scattista che fonda gran parte dei suoi successi di caccia sulla partenza bruciante e, a volte, sull’effetto sorpresa sfruttando le sue ineguagliabili doti di mimetismo e sulla possibilità di nascondersi in anfratti del fondo o della riva in attesa della preda. Del resto, per la sua stessa struttura che lo rende simile a un razzo con le pinne, l’esocide è in grado di compiere scatti brucianti ma di breve lunghezza; gli inseguimenti lunghi e ostinati che, come si è detto prima, contraddistinguono i rari periodi di attività frenetica sono un’eccezione e, ahinoi, non è certo su questi momenti che possiamo impostare tutta la “nostra” attività di caccia: lanciare e recuperare a casaccio, oltre che a buona andatura, non è mai la soluzione migliore per sperare di prendere un bel luccio!

È fondamentale capire dove stazionano i lucci in questo periodo. Gli esemplari più belli si trovano spesso, sui laghi naturali, dove il salto di profondità (drop off) lungo le rive è più deciso.
 

Selezionare le location

Per questi motivi, quando si va a lucci, la prima cosa da fare è sforzarsi di capire dove possiamo trovare i nostri amici in caccia o, per lo meno, selezionare i tratti di riva o di fondale dove essi stazionano in attesa di scattare sulle prede. Nei laghi profondi ed estesi, in special modo quelli naturali con sponde variamente colonizzate da erbai, canneti, banchi di ninfee, alberi in acqua eccetera, la popolazione di lucci sceglie le postazioni di caccia in base alla taglia. I luccetti fino al chilo sono certamente i più adattabili, tanto che li troviamo in acque piuttosto basse ma ricche di vegetazione anche nel periodo estivo. Pare infatti che il metabolismo dei lucci vari anche in relazione alla loro taglia: finché non raggiungono taglie importanti i lucci si adattano a vivere anche in acque poco fonde e relativamente tiepide, riuscendo a sopravvivere in queste location anche nel caldo dell’estate. Ma, col passare del tempo e con l’accrescimento, il luccio sente la necessità di cercare acque fresche e bene ossigenate e, come si diceva all’inizio, la sua ricerca di acque idonee diventa un’esigenza primaria soprattutto nel pieno dell’estate. Se non trova queste condizioni, il luccio sopra i cinque chilogrammi va incontro a una specie di stress fisiologico che ne limita fortemente l’accrescimento; questo è il motivo per cui laghi estesi e con locations adatte alla sua riproduzione, ma poco profondi e soggetti a forte riscaldamento, difficilmente ospitano lucci da foto ricordo. Ma se il lago è vasto e profondo, dispone di acque fresche e ossigenate tutto l’anno e presenta molti tratti di riva adatti alla riproduzione, il luccio può raggiungere taglie da capogiro e scegliere gli spot o le location più adatti a crescere indisturbato. Questo è uno dei motivi per cui certi super lucci preferiscono, nella stagione estiva, abbandonare la vita “di tana” e restarsene sospesi al largo e in profondità, nell’attesa del passaggio di prede pelagiche come coregoni e agoni, ben mimetizzati dalle oscurità abissali. Ma torniamo alle location, ossia le postazioni preferite da luccio, lungo le rive o sui fondali. Per fare un esempio, e sempre restando in acque ferme e mediamente profonde, come possono essere laghi estesi o cave con profondità superiori a 10 metri, troveremo i lucci più belli dove esistono salti netti di profondità: la cosiddetta “gronda” sui laghi naturali, ossia il primo salto deciso nei grandi laghi naturali, vicino a ostacoli consistenti, siano essi naturali o creati dall’uomo. Qui il luccio “oversize” trova un ambiente confortevole per le sue esigenze vitali e un ottimo spot dal quale intercettare, scattando improvviso, le prede che si spostano dalle acque basse ai fondali. Spostamenti che si fanno sempre più intensi nel periodo autunnale, caratterizzato, come ben sappiamo, da rapidi sbalzi di temperatura.

Un discreto luccio ha attaccato lo spinnerbait sotto una riva ripida piena di ostacoli vegetali.  Ottimo spot!

Le swimbait da luccio sono caratterizzate da forme ben visibili e nuoto di coda, irresistibili per i lucci “riflessivi”. 

Variare i recuperi

Il luccio che si mostra “riflessivo” ossia che non insegue in acque aperte ma scatta dalla sua tana dopo avere individuato una preda vulnerabile, richiede una tecnica di recupero più varia per essere stimolato a dovere. E ci sono artificiali che sembrano fatti apposta per indurre l’esocide a mangiare deciso: sono i jerkbaits, molti dei quali nati proprio per la caccia al pike nei pressi delle sue ipotetiche tane. Si riconoscono facilmente per la forma che ricorda un pesce, la struttura massiccia e la mancanza di timoni o palette che, come nel caso dei minnow e dei crankbait, inducono il tipico movimento a zig zag. I jerkbaits hanno una particolare bilanciatura interna che facilita gli scatti a destra e sinistra nei recuperi jerkati, ossia a strappi e rilasci cadenzati, e vengono prodotti anche in taglie XL proprio per stimolare i lucci più grandi. Hanno un solo difetto; non avendo timoni che li fanno scendere in profondità, tendono a salire in superficie abbastanza velocemente nel recupero per cui, se peschiamo su fondali importanti, dovremo attendere diversi secondi prima di iniziare il recupero. Anche per questo motivo il peso dei jerkbait è notevole, richiedendo spesso l’uso di un’attrezzatura da casting pesante.

Un jerkbait dalla colorazione poco naturale ma efficace in acque torbide o dove la pressione di pesca è molto elevata.

Colori insoliti

I jerkbait dalle tinte fantasia, come questo modello autocostruito, possono funzionare anche con i lucci di taglia. Non sempre, infatti i lucci sono attratti da esatte repliche delle loro prede preferite, a volte attaccano anche esche dalle forme e colori poco realistici. Soprattutto in acque torbe o in condizioni di luce particolari i modelli “fantasia” dalle tinte sgargianti sembrano aver una marcia in più. Ma anche nel periodo invernale, poco prima della riproduzione, quando il luccio accentua l’aggressività e la territorialità, i jerkbait fantasy trovano una valida applicazione.

Un big pike ha attaccato la swimbait Berkley colorazione persico. In molte acque abitate da questi due pesci carnivori capita spesso che i big pike attacchino i percidi.

Lucci opportunisti

Nell’alternanza di periodi di attività e fasi di digestione delle prede attaccate, il luccio autunnale conserva pur sempre la sua indole di carnivoro opportunista: restandosene ben nascosto negli spot che possono meglio mimetizzare la sua sagoma allungata, il nostro amico scatta deciso sui pesci che restano isolati dal branco o che passano nel su raggio d’azione. Abbiamo detto che la sua struttura si è evoluta nei millenni per consentirgli di sorprendere le vittime con le maggiori chances di successo; la forma allungata e la posizione delle pinne gli permettono di arrivare sulla preda con grande velocità e precisione, sebbene studi e riprese sulla sua attività di caccia abbiano stabilito che, nel novero degli attacchi portati alle prede, c’è sempre una certa percentuale di fallimenti.

Le swimbait siliconiche hanno aperto nuovi orizzonti ai cacciatori di lucci. Imitando molto bene la forma e l’azione di nuoto delle piccole prede dell’esocide, funzionano bene sia in lago sia in fiume.

Attacchi vincenti

Per stimolare il luccio ad attaccare i nostri artificiali, dovremo quindi usare esche che simulano al meglio i movimenti menomati di un pescetto in difficoltà e cercare, come sempre, di farle passare nei pressi delle ipotetiche tane del pike per aumentare le sue percentuali di attacchi vincenti. Dopo i brevi momenti di furia e quelli meno aggressivi e quasi riflessivi, esistono nel luccio anche le fasi “opportuniste”, caratterizzate da periodi di attesa in tana oppure allo scoperto, ma vicino ai punti di transito del pesce foraggio. Possiamo definire l’attività del luccio in questi momenti di tipo “neutrale”, ossia di sosta, ma vigile. I suoi “circuiti” sono in modalità standby, quasi a risparmio energetico, ma sono sempre pronti a farlo scattare se nelle vicinanze passa una preda meritevole di essere attaccata. da questo punto di vista, le armi a nostra disposizione per invitare il luccio alle danze sono molte e differenti, ma in questo periodo quelle più invitanti fanno parte delle swimbait, sia in gomma siliconica sia in plastica rigida. La sinuosità di nuoto, la possibilità di rallentare o fermare i recuperi per poi compiere partenze veloci, la grande varietà di misure e colori, sono tutte prerogative delle swimbaitche in questo periodo trovano una grande utilità nelle acque ferme di laghi, stagni, lanche, cave. 

Le swimbait di gomma snodate i due o più parti danno il meglio nei recuperi variati, fatti di jerkate, brevi pause e recuperi lineari.

Recuperi combinati

La plasticità di nuoto delle swimbait pare fatta apposta per stimolare la modalità neutrale del luccio. Sono soprattutto i modelli snodati, privi di timone di profondità e di misure medio grandi a sviluppare quei movimenti sinuosi, anche su trazioni molto lente, che traggono in inganno l’esocide. Il nuoto cosiddetto “di coda” delle swimbaits senza paletta è sicuramente quello che imita meglio gli spostamenti e gli scatti dei principali ciprinidi cacciati dal luccio. Non stiamo parlando degli shad siliconici con coda schiacciata a 90 gradi rispetto alla lunghezza del corpo, bensì di quei modelli che, grazie alla particolare posizione della piombatura nella parte anteriore della testa, impartiscono movimenti sinuosi agli altri segmenti snodati del corpo, con un nuoto “di coda” molto realistico. Ma sarebbe troppo bello sperare in un recupero regolare e lento della swimbait per ottenere attacchi vincenti. Dovremo variare le trazioni con un sapiente gioco di recuperi lineari alternati da soste, affondamenti col filo in trazione, brevi ripartenze, nuove soste eccetera. Le migliori swimbait rispondono subito a queste sollecitazioni e, grazie alla sapiente bilanciatura interna, scendono sul fondo mantenendo un assetto orizzontale proprio come i pesci veri. E sarà proprio durante le brevi ripartenze, dopo aver fatto toccare il fondo alla nostra swimbait, che avremo l’attacco del luccio, che a questo punto sarà convinto di avere trovato la preda giusta.

Alcune swimbait si possono innescare con l’amo inserito nel corpo gommoso, così da renderle anti incaglio e arrivare molto vicino alle ipotetiche tane dei lucci.

Nella tana del lupo

L’evoluzione delle swimbait ha dato vita a modelli in gomma vinilica col corpo snodato in più pezzi che, oltre ad avere una consistenza morbida più naturale, permettono di inserire al loro interno ami di buona misura, perfetti per insidiare il luccio. L’armatura “nascosta” diventa così anti incaglio e consente di portare il nostro artificiale dentro le tane del luccio, altrimenti inavvicinabile, convincendolo spesso ad attaccare. 

Un bel luccio ha mangiato “profondo”, segnale inequivocabile che la fame e una forte aggressività lo hanno spinto ad attaccare in profondità.

Lucci in standby

Abbiamo visto che il nostro amico esocide attraversa varie fasi di attività, tutte abbastanza positive nel periodo autunnale. Dai momenti di furia omicida, rari ma non impossibili da individuare, il luccio passa a periodi meno aggressivi fino ad arrivare a veri e proprie fasi di calma totale, che sono poi quelle che caratterizzano la sua esistenza nel periodo caldo estivo e in quello molto freddo invernale. Anche in autunno possiamo trovarlo in questa situazione di standby, posato sul fondo e totalmente fermo, oppure ben mimetizzato tra i rami sommersi o le sempre più scarse piante acquatiche, unico movimento il lento pulsare delle branchie. Sembra che il becco d’anatra sia refrattario a qualsiasi stimolo, con quella sua tipica immobilità che lo fa sembrare un pesce imbalsamato, ma in realtà una possibilità di farlo partire sulla nostra esca c’è ancora. Tutto dipende da quanto sono attivi i sensi che spingono il predatore a scattare e da quanto saremo bravi noi ad “innescare la miccia”.

Il primo freddo autunnale smuove i lucci più belli. Ecco un bell’italico (Esox cisalpinus) vittima dello spinnerbait.

Calo termico

Sui cicli di attività dei pesci carnivori, e del luccio in particolare, si sono scritti chilometri di articoli senza mai arrivare a nulla di definito. Si è ipotizzato l’effetto delle fasi lunari, dei cicli circadiani e via discorrendo, ma si dimentica troppo spesso che il luccio, come tutti gli altri pesci, è un animale a sangue freddo e come tale il suo metabolismo è regolato innanzitutto dal variare della temperatura dell’acqua. In autunno l’abbassamento della temperatura è costante nelle acque ferme di laghi, cave e stagni; nei fiumi invece basta una prima piena stagionale a far crollare i valori termici, portandoli rapidamente a quelli più consoni all’attività di caccia dell’esocide. Anzi, chi pesca il luccio nei corsi d’acqua del piano sa bene che sono proprio i giorni seguenti la prima piena autunnale a regalare i primi bei lucci. Dopo il periodo di acque alte e torbide, la fase di assestamento di livello e di limpidezza del fiume che segue fa scattare l’attività nel luccio e se si conoscono bene gli angoli di fiume dove il pesce foraggio si è radunato per sfuggire alla piena (lanche, sponde in frana, prismate a corrente lenta), lì saremo certi di trovare il nostro amico ben disposto nei confronti degli artificiali. Nelle acque ferme, invece, capire quando il luccio diventa attivo è un po’ più complicato; la discesa a valori termici ottimali per la vita dell’esocide (dai 16-15 gradi centigradi fino a 12-10) alle nostre latitudini avviene nei laghi naturali, negli stagni e nelle cave per gradi: maggiore è l’ampiezza e la profondità del bacino, più lento è il calo termico Anche qui, come nei fiumi, l’arrivo di acqua fresca portata dalle piene degli immissari può accelerare l’inizio di attività nel luccio, ma il rimescolamento con gli strati d’acqua ancora tiepidi è più lento e quindi l’inizio delle “danze” col luccio può avvenire in tempi più lunghi. Un vantaggio sta tuttavia nel fatto che, una volta che si sono instaurate condizioni idriche ottimali, queste si mantengono, rispetto alle acque correnti, per un periodo più lungo, permettendoci di localizzare gli spot dove stazionano i lucci di taglia maxi e di testare i nostri artificiali con maggiori probabilità di successo.

Un minnow snodato ha convinto questo bell’esemplare in un momento di scarsa attività luccesca.

Minnow per chi aspetta

Ma torniamo ai nostri lucci “attendisti”: quali artificiali possono funzionare? Di certo quelli che si muovono anche su trazioni lentissime: non dimentichiamo che i sensi dell’esocide sono attenuati e i “circuiti” in fase di stand by vanno opportunamente sollecitati per essere portati alla posizione “power”. L’azione di nuoto diventa più che mai fondamentale per stimolare a dovere il predatore ed ottenere quegli attacchi che altrimenti non arriveranno mai. Se peschiamo in acque limpide, poi, è importante anche che la forma della nostra esca, assieme al movimento lento e naturale, sia il più possibile vicina la realtà per convincere il luccio a scattare. Nel panorama degli artificiali che la moderna tecnologia ci offre i minnow affondanti sono, per queste situazioni, i più indicati. Vi sono modelli snodati ad azione sinking e di tipo snodato (jointed) che si muovono a meraviglia ed imitano, nella varietà di colorazioni, qualsiasi specie di pesce foraggio, dalla scardoletta al gardon. Li useremo su fondali dai tre ai quattro metri, lasciandoli affondare per bene dopo il lancio e recuperandoli con brevi e lenti richiami alternati da lunghi rilasci che dovranno farci tenere il contatto col fondo e convincere il luccio a dovere. In acque più basse vanno bene anche i modelli ad azione suspending, dotati cioè di peso specifico molto vicino a quello dell’acqua e quindi in grado di restare immobili una volta raggiunta una certa profondità. Il vantaggio, rispetto ai minnows sinking, è evidente: anziché cadere sul fondo, i suspendng vi restano appena sopra, rimanendo ben visibili al luccio e senza rischio di incagliarsi tra gli ostacoli. Selezioneremo in ogni caso modelli non troppo grossi: il nostro obbiettivo è quello di proporre al luccio un prelibato pasticcino, facile da assaggiare col minimo sforzo e che sappia solleticare a dovere il suo palato…

I pochi lucci di taglia che sopravvivono nelle nostre acque vanno tutti rimessi al loro ambiente con grande cura.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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