La grande varietà di pesci che si possono insidiare dalla costa obbliga all’uso di un numero notevole di esche che sono di origine naturale se si cercano specie onnivore o in parte carnivore. Se abbiamo deciso di usare solo le esche naturali, dovremo procurarcele da soli o acquistarle e poi conservarle nelle migliori condizioni fino al momento dell’impiego. Tra quelle reperibili in negozio, i bigattini sono i più facili da usare sia come esca sia come pastura, e ci danno il vantaggio di convincere anche pesci furbi come i cefali ma anche pesci più aggressivi come il sarago

Dopo avere rivoluzionato la pesca in acqua dolce, i bigattini sono arrivati anche in mare rivelandosi un’esca eccellente per pescare i furbi cefali.
La pesca sportiva in mare si divide in due grandi branche, quella con esche naturali e quella con esche artificiali. Alla prima branca appartengono numerose tecniche di pesca da riva, molte legate all’uso della canna con e senza mulinello. È il caso della pesca con canna fissa e bolognese, per le quali esiste un’esca che arriva dalla pesca in acqua dolce e che ha trovato impieghi molto interessanti anche in mare, da riva e dalla barca. Stiamo parlando del bigattino, la larva della mosca della carne (Sarcophaga carnaria). Questo insetto depone le uova nella carne e in altre sostanze in decomposizione e in pochi giorni spuntano le larvette biancastre. Tra i vantaggi dell’uso marino di questa larva c’è il costo, inferiore a tutte le altre esche. Va conservata in frigo a una temperatura compresa tra 1 e 8 gradi: più questa sarà bassa e più lunga potrà essere la conservazione. Ma attenzione a non congelarle, morirebbero subito! Quando le tiriamo fuori dal frigo non spaventiamoci se le larve sembrano tutte morte: dopo essersi riscaldate, si risvegliano tornando a muoversi in modo frenetico

Il bigattino è tra le poche esche naturali capaci di stimolare l’interesse dei cefali di taglia. Ma ricordiamoci di usare sempre ami piccoli!
Tanti impieghi
Il grande potere adescante di questa larvette fa sì che possa interessare anche pesci di taglia. Tuttavia emerge qualche problema durante l’innesco: molle e delicato, se viene forato con troppa forza o da un amo troppo grande “esplode” e muore all’istante, azzerando il suo potere attirante. Per questo dobbiamo usare ami piccoli, anche del numero 16. I metodi di innesco del bigattino possono essere davvero tanti dato che possiamo impiegare un numero di larvette da una a otto. Per citarne alcuni, ricordiamo il bigattino calzato sul gambo o, ancora, la larva singola appesa sottopelle alla parte centrale o per la “coda”. Ci sono poi inneschi a più larve, una generalmente sul gambo a nascondere l’amo, oppure semplicemente “fiocco”, come si usa dire quando svariate larve sono appese all’amo per la coda.

La lunga bolognese permette di raggiungere pesci distanti da riva.
Fissa o bolognese?
Nella pesca a canna fissa o con bolognese la bianca larvetta è ormai di rigore anche in mare. I finali riguardano un solo amo, piccolo, a gambo medio e filo medio, del numero 18. Il bello di questa piccola esca sta nel fatto che può indurre a mangiare anche un pesce predatore di taglia: possiamo infatti scorgerla nella bocca di una spigola da tre chili, dove, attaccato ad un finalino dello 0,10, è rimasta per più di venti minuti di lotta. Confortati da questa bella prova, dell’amo, lo abbiamo scelto per gli esempi che seguono. Con pesci dotati di una buona dentatura e poco sospettosi, può andare bene un amo del numero 12 a filo sottile.

Innescheremo i bigattini su ami piccoli a gambo medio del n. 18. L’innesco doppio è in genere il più indicato.
Cefali a distanza
La bolognese si rivela essere l’attrezzo più efficace se dobbiamo pescare i cefali a una certa distanza da riva. Il cefalo è noto per essere sospettoso e le sue mangiate sono rapide, facendo affondare il galleggiante solo per brevi istanti. Bisogna quindi avere la prontezza di ferrare al primo segnale sul galleggiante per massimizzare le possibilità di cattura. Nella pesca a bolognese, l’azione si concentra vicino al fondo, dove risiedono di solito i cefali più grandi. Utilizzando una montatura a due ami possiamo sfruttare la differenza di lunghezza dei due bracci per insidiare i pesci a diverse profondità, solitamente distanziate di circa dieci centimetri l’una dall’altra. Per questa pesca useremo una bolognese medio rigida per una ferrata veloce in distanza; in alternativa, se peschiamo più vicini a riva, sceglieremo un attrezzo dall’azione più morbida per distanze da 5 a 7 metri. Queste canne sono progettate per gestire terminali leggeri da 0,08 a 0,10 millimetri e vanno abbinate a mulinelli di taglia 2500/3000 con frizione anteriore, che permettono una regolazione precisa e una gestione efficiente del filo durante le intense battaglie con il cefalo Il nylon non deve essere troppo sottile, preferibilmente non inferiore allo 0,12, specialmente in acque trasparenti. I galleggianti migliori non devono avere una forma troppo affusolata con un corpo che si allarga verso la base per garantire stabilità e sensibilità durante la pesca. L’uso di un’antenna di tipo insert aumenta ulteriormente la sensibilità del galleggiante, essenziale per rilevare le sottili mangiate del cefalo.

Semplice e veloce, l’innesco deve permettere ai bigattini di muoversi liberamente.
Due per volta
È un innesco a due capi che privilegia la motilità dell’intero innesco lasciando l’amo visibile; adatto alla spigola ma non ai piccoli sparidi che tenderebbero a strappare i vermetti dall’amo usando i loro denti anteriori. È un bell’innesco, che ha tuttavia il piccolo difetto di ruotare in fase di recupero, attorcigliando il finale su se stesso. Tiene l’amo completamente nascosto alla vista, con la sola punta, pronta a conficcarsi, che emerge dalla giunzione dei due vermi.

Dopo il cefalo, il sarago è il pesce marino più interessato ai bigattini. Per tener sotto il banco procederemo, prima di pescare, a una abbondante pasturazione.
Saraghi e bigattini
La seconda preda ideale per chi pesca a bigattini in mare è il sarago. Il sarago è un abile nuotatore quindi sprigiona una forza incredibile al pari di un grosso cefalo. Tutta l’attrezzatura dovrà quindi essere potenziata per reggere alle sfuriate di questo bel pesce. A partire dalle bolognesi volentieri canne bolognesi con azione progressiva, preferibilmente di punta, nella lunghezza di 7 metri perché un attrezzo lungo ci permette di gestire al meglio le fughe del pesce. I mulinelli seguiranno grosso modo lo stesso indirizzo e monteranno in bobina un nylon dello 0,16 (eventualmente dello 0,18). Anche i terminali dovranno essere all’altezza della situazione (0,14 – 0,16), mentre i galleggianti dovranno portare 2 – 3 – 4 grammi ed avere forme capaci di affrontare al meglio il moto ondoso, per esempio con un mare mosso durante la scaduta.

Per ottenere un bel boccone vivace l’innesco a fiocco è perfetto. Si usa spesso con mare mosso e saraghi di taglia.
Innesco a fiocco
Bigattini appuntati a mazzetto sull’amo: è un innesco che si usa per comporre un innesco voluminoso su ami più grossi del consueto. Tipicamente usato, quindi, per la pesca con mare mosso pensando a pesci di taglia (saraghi) o predatori che attaccano anche esche vivaci seppur non gigantesche, come nel caso della spigola.

In mare, i bigattini sono ottimi anche nel beach legering. Inserito nel feeder e sull’amo, il bigattino è perfetto sia come pastura sia come esca.




