Veloce, scaltro, elusivo, l’aspio è un super predatore che oggi popola le acque di molti nostri fiumi del piano. Raggiunge taglie di tutto rispetto e non ha altri concorrenti alimentari, salvo forse il siluro. È un pesce di tutto rispetto che merita di essere insidiato a spinning con tecniche e artificiali molto particolari

Dalla sua misteriosa comparsa nei fiumi del nord Italia, avvenuta 25 anni addietro, l’aspio (Aspius aspius) ha rivoluzionato non poco il modo di intendere lo spinning nelle acque di pianura. I primi tempi si associava il suo comportamento a quello del cavedano: in fondo, si pensava, sono entrambi ciprinidi ed anche le rispettive abitudini di caccia non saranno poi troppo differenti… Ma ben presto ci si è accorti che l’aspio è un vero super predatore, capace di rivaleggiare, quanto a voracità, con altri carnivori che sono all’apice della catena alimentare, come la trota, il luccio o il siluro. E come tale ha sviluppato abitudini predatorie uniche, molto differenti dagli altri pinnuti suoi simili; non a caso, prima della sua venuta in Italia, i “sacri testi” italiani lo chiamavano “aspio rapace” traducendo un termine dalle riviste europee che la dice lunga sulle attitudini di questo “innocuo” ciprinide.

CARTA D’IDENTITA’
NOME scientifico: Aspius aspius
ORDINE: Cypriniformes
FAMIGLIA: Cyprinidae
MORFOLOGIA: Il suo aspetto è quello di un ciprinide ma la sua costituzione massiccia lo rivela subito come potente predatore. La bocca, infatti, è molto grande e rivolta verso l’alto, l’occhio è piccolo, così come le squame. La testa è grande ed ha un aspetto appuntito, con la mandibola prominente rispetto alla mascella. Una caratteristica della specie è di avere una specie di carena rigida sul ventre tra l’apertura anale e la pinna anale. La livrea non è appariscente, infatti ha il dorso verdastro od olivastro scuro, i fianchi argentei ed il ventre bianco. Le pinne anale, ventrali e pettorale hanno un colore rossiccio mentre la dorsale e la caudale sono scure. È un gigante fra i ciprinidi, infatti può raggiungere il peso di nove chili per 1 metro di lunghezza, tuttavia la media degli adulti è di circa due chilogrammi.
DISTRIBUZIONE: originario di un vastissimo areale dall’Europa centro orientale fino all’Asia centrale, Asia Minore e Iran, è distribuito anche nel Mar Baltico, Mar Caspio, Mar d’Azov e Mar Nero. A nord l’areale arriva alla Finlandia, Svezia e parte della Norvegia. Negli anni ’90 è stato introdotto nel bacino del fiume Po dove ha trovato condizioni ambientali idonee alla sua naturalizzazione, fino a raggiungere densità notevoli. Successivamente l’area di diffusione nella penisola italiana si è estesa, includendo bacini artificiali dell’Italia centrale (lago di Turano) e il fiume Tevere.
HABITAT: vive nei grandi fiumi di pianura con acqua a corrente moderata, ricche di piccoli ciprinidi che costituiscono le sue prede predilette. Può però vivere anche nella zona del barbo e nei laghi.
ALIMENTAZIONE: è uno dei pochi ciprinidi ad essere ittiofago specializzato. Tra le prede più comuni alborelle, alburni, piccoli cavedani, gardon, savette, pighi, barbi e piccoli crostacei.
RIPRODUZIONE: nel bacino del Po avviene già a fine inverno, il successo riproduttivo è favorito da un basso livello dell’acqua e dalle temperature relativamente alte. I riproduttori si radunano in branchi e risalgono il corso dei fiumi fino a raggiungere zone con acque basse, forte corrente e fondi sabbiosi dove avviene la deposizione delle uova che aderiscono al fondo. La deposizione avviene in più episodi, la frega dura circa due settimane e ogni femmina depone fino a 500.000 uova. La maturità sessuale avviene tra i 3 e i 5 anni, in base alla temperatura ambientale. Gli avannotti hanno una crescita molto rapida, al termine del primo anno già raggiungono una lunghezza di 8–10 centimetri. Gli adulti possono raggiungere il metro di lunghezza e 8 chilogrammi.

Da buon pesce predatore puro l’aspio è perfetto per lo spinning che dà ottime catture tutto l’anno.
UN RAPACE CON LE PINNE
I primi a comprenderne un po’ meglio le abitudini sono stati quegli stessi “cacciatori” di pianura che fino a poco tempo prima concentravano l’attenzione su cavedani, sandre e siluri. Con la venuta dell’aspio la prima rivoluzione subacquea ha portato a una drastica diminuzione di specie autoctone quali lo stesso cavedano e a una riduzione di quelle alloctone come la sandra. Del resto, non dimentichiamolo, l’aspio è pur sempre un ciprinide e perciò caratterizzato da una capacità riproduttiva notevole; una volta ambientato diventa un concorrente alimentare temibile per tutti gli altri predatori dell’ecosistema, fino a fare letteralmente sparire certe specie. Non è un mistero per nessuno, tanto per fare un esempio, che lungo l’asta piacentina del Po il cavedano sia ormai praticamente estinto.

L’aspio è un ottimo avversario per chi lo pesca in fiume, dove può raggiungere taglie di tutto rispetto.
VELOCE COME UN FULMINE
Ma torniamo alle caratteristiche del nostro “rapace”. Rispetto al suo cugino cavedano la velocità di scatto sulla preda è bruciante. Abituati a vedere partire il ciprinide nostrano con una certa lentezza (sui grandi laghi ciò ci permette addirittura di anticiparne le mosse e di lanciare l’artificiale davanti al branco quando parte in caccia), si resta di stucco quando si vede scattare un aspio. Grazie alla struttura corporea compressa e alla poderosa conformazione di coda e pinne pettorali, il nostro si produce in una partenza bruciante che non lascia alcuno scampo alle alborelle, gardon e cavedanelli del circondario. Anzi, l’amico è talmente veloce da anticipare nella fuga i malcapitati pescetti attaccandoli con maggiore sicurezza in testa; non a caso gran parte delle abboccate si verifica spesso sull’ancoretta centrale dell’artificiale.

Spot classici da spio sono le correnti e i giri d’acqua a valle di briglie e cascate, dove il ciprinide predatore trovare abbondanza di pesce foraggio.
FRECCE D’ARGENTO
Anche in acque mosse, dove il ciprinide si porta spesso nella bella stagione perché qui trova le piccole prede più vulnerabili, la velocità di attacco è incredibilmente alta. Che dire poi dello scatto iniziale? È un autentico esempio di fisica dinamica, tale da surclassare anche il più veloce dei lucci. In pratica non esistono artificiali più veloci del suo scatto e della sua velocità di crociera, qualsiasi esca viene colpita con incredibile rapidità e precisione, al punto che in certi periodi possono funzionare gli artificiali classici da cheppia (ondulanti tipo Menphis o Ardito) che, come noto, vanno recuperati al limite della fusione del mulinello…

Per sondare i fondali dove si concentrano gli aspi in vista della frega nulla di meglio di un crankbait imitativo del pesce foraggio, a radere i fondali di sabbia e ghiaia.
L’INIZIO DI STAGIONE
Lo spinning all’aspio inizia a fine inverno, quando il ciprinide predatore si concentra in branchi per prepararsi alla frega. Dopo avere localizzato queste postazioni bisogna trovare gli artificiali più adatti da usare in tali locations. La scelta è ricaduta sulle imitazioni di pesce foraggio per un semplice motivo: durante la frega l’aspio mostra una discreta territorialità che lo spinge ad attaccare, più per rabbia che per fame, qualsiasi intruso entri nel suo dominio. Dopo la frega, invece, il pinnuto deve recuperare energie e per farlo caccia i piccoli pesci che iniziano a portarsi nel tepore dei sottoriva tranquilli. Poiché, al momento della sessione di pesca, ci si trovava in una situazione intermedia con una parte di aspi ancora in frega ed una in post frega, abbiamo optato in entrambi i casi per le imitazioni di pesci. Sulla taglia di tali imitazioni i pareri sono ancora discordi: c’è chi afferma che un minnow di buona taglia è in grado di smuovere i giganti della specie e chi, invece, scommette nella superiore efficacia delle taglie piccole, convinto del fatto che l’aspio preferisca puntare sulla quantità e non sulla taglia delle sue prede. In effetti le esperienze degli anglers dell’Europa dell’est propendono per questa seconda soluzione che li porta ad utilizzare minnows fino a un massimo di nove centimetri. Ma è sul recupero di tali esche che essi impostano una strategia di pesca completamente differente e ciò ci riporta alle considerazioni fatte all’inizio. Per l’aspio veloce serve un’esca fast, che richieda cioè una trazione di recupero molto rapida, l’unica in grado di risvegliare la furia omicida di questo predatore. Per questo sono state realizzate imitazioni che si muovono bene anche a grande velocità di recupero senza opporre troppa resistenza sulla canna.

Una grossa femmina di aspio catturata a minnow poco prima della frega.

L’aspio utilizza il suo potente sistema visivo per cacciare i piccoli ciprinidi con manovre veloci e precise.
A CACCIA DI PICCOLI PESCI
Dopo la riproduzione, che avviene da febbraio a marzo, l’aspio attacca con rinnovato vigore le piccole imitazioni di pesci che andranno recuperate a tutta velocità: più l’acqua si scalda e maggiore sarà la velocità di recupero. Vediamo cosa offre il mercato. L’esempio più noto è il Thrill della Salmo, minnow di sette centimetri (ora disponibile anche nella misura da 9 cm) dedicato espressamente all’aspio, pesante ben 12 grammi ma che ha la particolarità di restare di poco sotto la superficie nei recuperi veloci grazie alla particolare inclinazione della paletta (disposta in maniera verticale rispetto alla lunghezza del corpo). Ma anche Rapala, nel realizzare l’X-Rap nelle versioni più piccole, ha raggiunto l’obbiettivo di ottenere un buon minnow che funziona altrettanto bene per l’aspio. Questi ed altri modelli, siano essi sinking, suspending o floating nell’assetto, possono essere recuperati alla velocità che l’aspio esige a inizio stagione. Ognuno di essi, naturalmente, esibisce un’azione di nuoto differente. Da una parte abbiamo il Thrill con ondeggiamenti poco evidenti, quasi una vibrazione sommessa del corpo che aumenta solo se si danno strappate violente. Dall’altra L’X-Rap, classica slashbait (esca che taglia l’acqua, nel senso che fende l’elemento liquido con ondeggiamenti disordinati) dal nuoto ampio che si presta a strappetti (jerkate) che attirano l’attenzione dei predatori aggressivi.

Nelle misure più piccole il Rapala X-Rap è perfetto per smuovere gli aspi in caccia. Va recuperato con brevi jerkate e recuperi veloci.

Unico nel suo genere, il Thrill della polacca Salmo è un minnow dal nuoto stretto e peso accentuato. Perfetto per lanci lunghi e recuperi velocissimi e costanti.
CRANKBAIT ALTERNATIVI
Per la loro conformazione, i minnows reggono molto bene la corrente e i recuperi veloci e il loro utilizzo, come abbiamo visto, è molto indicato quando gli aspi sono al meglio delle loro forze e scattano volentieri su esche che viaggiano rapidamente. Ma col proseguire della stagione e con l’aumento delle temperature il nostro amico perde parte del suo scatto, forse perché, da noi, i fiumi si scaldano in maniera più consistente rispetto a quelli da cui esso proviene, e questo comporta un rallentamento dei suoi bioritmi. Bisogna allora diminuire anche i recuperi, ma utilizzare artificiali che sappiano ugualmente risvegliare la sua indole aggressiva. L’alternativa ai minnows è quindi rappresentata dai crankbaits contraddistinti da un leggero affondamento nel recupero. Questi artificiali hanno in genere dei guizzi più marcati rispetto ai minnows, caratteristica che deriva da una forma più bombata o compressa del corpo che produce uno spostamento più marcato contro la massa d’acqua durante il recupero. I crankbaits possono essere suddivisi in base alla loro capacità di affondamento in tre gruppi: shallow runner, medium runner e deep runner.

Le piccole palette di questi due crankbaits indicano chiaramente la loro azione di nuoto poco sotto la superficie, perfetti per rallentare i recuperi quando l’aspio si mostra meno reattivi ai minnow veloci.
SHALLOW CRANKBAIT
Gli shallow runner, i crankbait che affondano poco viaggiando mezzo metro sotto la superficie, sono i più indicati nella pesca dell’aspio dalla primavera a inizio estate. In questo periodo l’aspio si mantiene ancora in acque basse, fresche e ossigenate e, se non si mostra super aggressivo nei confronti del minnow, un piccolo crankbait recuperato lentamente nei pressi della sua tana può indurlo ad attaccare con decisione. I modelli dai guizzi vivaci ed immediati al minimo accenno di recupero, sono sempre i preferiti e, a tale proposito, sarà bene fare una buona selezione tra quelli dal funzionamento impeccabile, nel mare della produzione attualmente distribuita sul mercato nazionale.
FARSI SENTIRE
I fiumi caratterizzati da acqua perennemente velata, o molto torbida nei periodi di piena, rendono la vita dell’aspio un po’ più difficile. Questo predatore caccia soprattutto a vista (lo confermano i due occhi voluminosi e super sensibili alle variazioni di luce), ma se la trasparenza dell’acqua non permette tale funzione, il nostro amico deve fondare i suoi attacchi soprattutto sui recettori sensoriali concentrati negli apparati della linea laterale e dell’orecchio interno. Le vibrazioni che provengono dall’esterno e si diffondono nell’acqua vengono decifrate da questi organi permettendo all’aspio di individuare una preda anche se luce e trasparenza dell’elemento liquido sono minime. La tecnologia applicata alle esche artificiali e i procedimenti di costruzione altamente specializzati hanno permesso di ottenere crankbaits molto “rumorosi” che facilitano all’aspio la localizzazione della preda tramite i suoi recettori sonori: all’interno di molti crankbaits è ricavata una “camera di risonanza” nella quale una o più sferette metalliche, urtando contro la parete e tra di loro, producono vibrazioni attiranti, udibili dal pesce anche da grande distanza.

I crankbait con paletta allungata trovano il migliore utilizzo nella caccia all’aspio quando il ciprinide affonda nuovamente, in estate, alla ricerca di acque più fresche e al riparo dalla luce intensa. I modelli con rattle interni hanno una marcia in più nelle acque velate o perennemente torbide.
ASPI DOVE
Abbiamo visto che gli artificiali descritti nelle pagine precedenti trovano una precisa collocazione nella caccia all’aspio, sta a noi interpretarne le potenzialità catturanti in funzione della situazione idrica, dell’attività del pesce e della sua caccia di selezione nei confronti del pesce foraggio. Un’osservazione preliminare del tratto di fiume che vogliamo perlustrare può darci indicazioni precise. Salti e codate decise nei punti più tranquilli a fianco di rapide e raschi, dove l’acqua rallenta un poco mantenendosi discretamente profonda, possono rivelare aspi in attività, che invoglieremo con piccoli minnows lanciati con precisione nelle vicinanze, recuperandoli immediatamente con partenze e razzo: se l’aspio è in caccia difficilmente saprà resistere a una presentazione di questo tipo e in un attimo ci troveremo con la canna piegata. Tanto più favorevoli sono le condizioni di luce e acqua per l’attività di caccia dell’aspio, quanto più fulmineo sarà il suo scatto verso la nostra esca. Non dimentichiamo, tuttavia, che l’aspio da buon carnivoro sceglierà orari di caccia che gli permettano di sorprendere le sue prede con maggiori chances di successo. Con l’avanzare della primavera e dell’intensità degli orari di luce il nostro amico concentrerà l’attività all’alba e verso sera e solo un intorbidamento delle acque per una piena o l’arrivo di una perturbazione foriera di tempo cupo lo invoglieranno a cacciare anche in pieno giorno.

L’uscita di una lanca in fiume vivo: ottimo spot per grossi aspi tutto l’anno.
HOT SPOT ARTIFICIALI
Diversa è, invece, la pesca a filo delle prismate o massicciate che costeggiano le curve del fiume soggette all’erosione della corrente. Qui la profondità e forza dell’acqua sono notevoli ma l’aspio vi trova ugualmente un habitat confortevole: la struttura corporea e l’imponenza delle sue pinne gli permettono di contrastare la corrente e scattare con scioltezza sui malcapitati pescetti che si intrattengono tra gli anfratti dei massi. Per risparmiare energie e concentrarle nel momento cruciale dello scatto, anche il nostro amico passerà gran parte del suo tempo dietro le prismate e le massicciate, ben mimetizzato all’ombra di tali ostacoli e pronto a scattare sugli ignari pescioletti. La nostra azione di pesca si concentrerà nei punti ove prismi e massi si portano più in fuori a rompere l’intensità della corrente. In certe situazioni tali prominenze invogliano gli aspi a sostare, perché da qui essi hanno una migliore visuale di tutto che ciò che nuota nelle vicinanze. Questi luoghi non sono infatti omogenei: un po’ il lavoro di deposizione dei frangiflutti (prismi e cubi di cemento o blocchi di roccia) mai perfettamente regolare, un po’ la forza della corrente che tende a scalzare i blocchi più instabili, la sponda che si viene a creare, piena dopo piena, è caratterizzata da spuntoni ben visibili e rientranze più o meno accentuate, ottimi spot per i predatori e per l’aspio in particolare.

I vecchi manufatti, in parte erosi dalla corrente, creano interessanti punti di caccia per gli aspi estivi. Ma anche in inverno possono rendere, se il pesce foraggio vi si rifugia.
PESCE FORAGGIO DOVE
L’aspio è un predatore “puro”, nel senso che l’attività di caccia è sempre incentrata sui pesci che popolano il suo habitat. Alborelle, piccoli cavedani, gardon, vaironi ed altri ciprinidi minori che vivono nel fiume fanno parte della sua dieta giornaliera. Gli spostamenti di questi pesci lungo l’asta del corso d’acqua condizionano la sua attività e non è facile, nel corso dell’anno, capire quali sono le zone d’elezione dove l’aspio concentra le sue cacciate. Il fascino della sua pesca sta anche nello svelare questi “segreti” ed il numero delle catture varia anche in funzione di tali conoscenze. Ma il fiume di pianura, nell’alternarsi delle stagioni e nel suo mutare dei fondali in gran parte influenzati dalle piene, è difficile da “leggere” e solo con una frequentazione assidua e un po’ di esperienza ci permette, nel tempo, di conoscere i suoi segreti regalandoci catture con una certa costanza. A parte gli aspi più grossi, quelli che passano i due chilogrammi e che rappresentano una cattura difficile anche per i pescatori più esperti, i soggetti di taglia media che costituiscono le prede comuni di una sessione di pesca sono perennemente alla ricerca della minutaglia, e capire dove stazionano i piccoli ciprinidi inseguiti dagli aspi diventa la condizione principale per avere successo. Dopo la riproduzione, che come abbiamo detto si verifica in maniera molto precoce rispetto a tutti gli altri ciprinidi, verso febbraio – marzo, l’aspio deve recuperare energie e la minutaglia che inizia a portarsi in acque basse alla ricerca di tepore primaverile. Le sabbiaie con acqua tranquilla che si allungano a valle dei tratti d’acqua veloci rappresentano una zona tranquilla per alborelle e gardoncini, ma fino all’arrivo dei predatori che, una volta localizzate le prede, si accaniscono sul branco della minutaglia con grande determinazione. Capitare sulle cacciate degli aspi in mangianza è quanto di meglio si possa sperare, perché in questi momenti i predatori perdono parte della loro istintiva diffidenza nei confronti dei nostri artificiali, e attaccarne qualcuno già ai primi lanci è una probabilità molto concreta. Bisogna tuttavia attuare qualche precauzione nella fase di avvicinamento all’acqua: abbiamo a che fare con pesci scaltri che si accorgono subito della nostra presenza allontanandosi dai bassi fondali del sottoriva al primo accenno di pericolo. Ci avvicineremo alla sponda con cautela, senza far rumore, facendo i primi lanci dalla sabbiaia tenendoci a debita distanza dall’acqua per sorprendere gli aspi che magari si troveranno lì, a un metro dalla riva. Lo stesso discorso vale a stagione avanzata, quando gli aspi cercano le loro piccole prede in corrente a filo di prismate e massicciate, anche se lungo questi spot avremo difficoltà ad avvicinarci tenendoci nascosti ai pesci, visto che quasi sempre dovremo operare restando alti sull’acqua.

Rive in frana alternate da spiaggette possono essere ottimi spot per l’aspio: l’alternarsi di rive profonde e bassure crea interessanti diversivi per il pesce foraggio, e gli aspi ne approfittano…




