Parente “povero” degli Sparidi, raggiunge taglie interessanti ed è questo particolare ad attirare l’interesse di quei pochi pescatori che in genere tir ano a pesci più interessanti e condividono lo stesso habitat, come il cefalo. Vive a poca distanza dalla costa ma non è cercata assiduamente. Se con la maschera si osservano i folti branchi in cui vive si nota che si lasciano cullare dal movimento del mare

La salpa, pur appartenendo alla famiglia degli Sparidi che annovera specie interessanti per la pesca, non viene fatto oggetto di una particolare tecnica. Vive sui fondali a poca distanza dalla costa e si ciba spesso e volentieri di alghe e piante acquatiche, tanto che chi desidera pescarla può benissimo innescare all’amo l’erba che cresce sugli scogli nei pressi della battigia. Non ha un grande valore gastronomico e, una volta pescata deve essere subito pulita privandola delle interiora, affinché perda un po’ del “profumo” molto forte di mare.

CHI È LA SALPA. Il nome scientifico è Sarpa salpa, fa parte dell’Ordine dei Perciformes e della Famiglia degli Sparidae. Il corpo ha la forma tipica degli Sparidae, appiattito ai lati, con dorso e ventre convessi in egual maniera. Il peduncolo caudale è sottile, la pinna caudale forcuta e con lobi appuntiti. Gli occhi sono piuttosto piccoli. La bocca è piccola, posta all’apice del muso e rivolta leggermente verso il basso, dotata di denti appuntiti utilizzati per raschiare le alghe dagli scogli. La pinna dorsale ha la parte anteriore con raggi spinosi poco robusti ed è abbastanza bassa, così come la pinna anale, che ha tre raggi spinosi. La colorazione è argentea con dorso grigio-azzurro, fianchi argentati attraversati orizzontalmente da 10-12 sottili strisce dorate. Una macchiolina scura è presente all’attaccatura delle pinne pettorali. Gli occhi sono dorati. La coda e le pinne sono azzurro verdastre tranne le pinne ventrali che sono trasparenti. Raggiunge una lunghezza di 50 centimetri e 3 chilogrammi di peso ma normalmente non supera i trenta centimetri per un chilogrammo. Vive in tutto il Mediterraneo, nonché nell’Atlantico orientale, dal Golfo di Biscaglia fino al Sudafrica. Si tratta di una specie strettamente costiera che si trova dalla superficie fino a 70 metri di profondità; normalmente non supera i 20 metri e si trova anche in acque molto basse. Popola fondali rocciosi con crescita di piante acquatiche e praterie di Posidonia oceanica. Tra le “curiosità biologiche” bisogna ricordare che la salpa nasce maschio per poi divenire femmina durante la crescita. Le uova vengono deposte in autunno.

Pesce essenzialmente vegetariano, la salpa ha carni di scarsa qualità. In cucina possiamo migliorarne il sapore con l’aggiunta di spezie ed erbe aromatiche.
VALORE ALIMENTARE E COMMERCIO. La salpa ha carni di qualità modesta. Viene pescata con tramagli, nasse, rezzagli, lenze innescate con esche varie, dalla mollica di pane alla pasta. La salpa è parassitata da Copepodi e Trematodi. Talvolta viene venduta fraudolentemente per sarago, occhiata o addirittura orata (sfruttando il fatto che il colore permane dopo la morte e l’ignoranza dei poveri acquirenti). I nomi comuni si assomigliano ovunque, spesso alla “l” viene sostituita la “r”; differisce solo in Sicilia, nel palermitano, dove viene chiamata “mangiaracìna” e a Pescara in Abruzzo dove è conosciuta come “bobba”.

La salpa raggiunge il chilogrammo di peso ed è una discreta lottatrice, viene quindi ricercata dai quei pescatori che occasionalmente la agganciano mentre tirano a pesci di branco più frequenti, come il cefalo.
FASCINO ESCLUSIVO. La salpa, un po’ come il cefalo, tende a raccogliere una parte di cannisti dalla sua parte in maniera pressoché esclusiva, tanto che, come esistono i “cefalari” che sono dediti esclusivamente a quel pesce (spesso sempre con la stessa tecnica), così esistono i “salpaioli”, che hanno fatto dello sparide a strisce gialle l’esclusivo oggetto dei loro desideri di cattura. Indubbiamente la salpa è un pesce che ha il suo fascino, insito principalmente nella dimensione generosa che può raggiungere (50 centimetri per un chilogrammo di peso), non meno che nella sua aspra reazione quando viene “agganciata” all’amo. Divertimento assicurato, dunque. Altra importante caratteristica di questo pesce, come abbiamo già detto, è quella relativa al suo regime alimentare e, di conseguenza, al tipo d’innesco che le viene proposto da chi la ricerca; questo sparide si nutre quasi esclusivamente di un’alga filamentosa, lucida e di un bel verde, il cui nome scientifico è Enteromorpha compressa, comunemente detta “capel d’angelo”. Volendosela procurare bisogna cercare sulla linea di bagnasciuga degli scogli, nel tratto iniziale degli scivoli d’alaggio all’interno dei porti, sui pali di legno e su tutte quelle strutture semisommerse e riparate dal moto ondoso diretto. Una volta procuratasi questa esca specifica si può ricercare la salpa un po’ dovunque ci siano scogli che producono alghe, maggiormente sulle rocce piatte che si estendono poco sotto la superficie e anche e soprattutto lungo le pareti sommerse delle opere portuali. Un folto boccone d’alga è così attraente per la salpa che la si può pescare anche a vista, con attrezzature e finali che non hanno nulla di sofisticato.

HABITAT E PESCA. Pescando dalle scogliere, artificiali o naturali che siano, il momento migliore per le salpe, come per quasi tutti gli altri pesci, è quando il mare è in scaduta e l’acqua è velata dalla sospensione. Questo sparide si trova a suo agio nella turbolenza; ne è poco disturbato, anzi è evidente il suo vantaggio a trovarsi nei paraggi degli scogli proprio quando l’onda li investe mettendo in circolo il nutrimento. Alga a parte, si possono catturare molte salpe di modesta dimensione anche con la pastella, o, sporadicamente, con il bigattino. Facendo attenzione alla misura minima, che per legge è fissata a quindici centimetri, una pescata di salpe assicura un divertimento protratto e “sincero” e una frittura o una grigliata con gli amici. Anche per questo pesce, più che per ogni altro, è d’obbligo una conservazione ottimale che, se non può essere operata in nassa a causa del mare mosso, dev’essere fatta in un secchio con l’acqua, tenuto rigorosamente all’ombra. Dalle banchine dei grandi porti, con acque calme, profonde e torbide, la salpa può essere oggetto di una pesca alquanto tecnica, praticata con canne bolognesi di nove o dieci metri, galleggianti da tre grammi, piombature scalate e finali sottili. In questo caso si innesca il fiocchetto di pane e si brumeggia con pane ammollato e ben strizzato.




