Surf casting e inneschi per esche pop up

Un’esca che galleggia su un fondale di sabbia è sempre più efficace, perché più visibile e appetitosa, rispetto a un’altra che giace incollata sul fondo. Tutti gli inneschi pop up, ossia staccati dal fondo ma bene ancorati a questo, possono quindi essere efficaci in tantissime occasioni. Ecco come realizzare un terminale “fai da te” che permette di ottenere un sistema di innesco poco conosciuto ma estremamente efficace

Canne in pesca durante un tramonto estivo. Un magic moment da sfruttare con esche pop up staccate dal fondo e ben visibili anche al buio.

Negli ultimi anni alcune tecniche hanno avuto uno sviluppo importante, con attrezzature che si sono raffinate e minuterie “del mestiere” che sono diventati accessori comuni a tutti e non solo ai più esperti. Poi sono nati tanti ritrovati che riguardano anche la terminalistica, ovvero il complesso pescante che ogni surfista dapprima immagina e in seguito realizza con la massima attenzione, quasi con amore. In questo spazio ci occuperemo di un’applicazione intelligente dei materiali studiati per l’elettronica alle lenze che richiedono ami sollevati dal fondo. Che legame c’è tra quanto si può nascondere nella cassetta degli attrezzi di un antennista e il cassettone di un surfista? È vero che il nesso non è proprio intuitivo, eppure esiste. Nello specifico, vedremo come utilizzare dei cavi per connessione televisiva satellitare o “normale” per realizzare piccoli segmenti galleggianti da usare in combinazione con le varie esche del surf casting. Indipendentemente dall’insidia, otterremo un boccone che “nuota” tra i flussi senza svelare l’aggiunta interna. Partendo dal concetto dei più normali “ciao-ciao”, vedremo come realizzare inneschi di questo tipo persino con l’arenicola. Sì, anche il sottile anellide può ricoprire gli inserti galleggianti ultrafini che si possono ottenere dai cavi elettrici, diventando ancora più micidiale del solito.

Un’esca naturale che fluttua blandamente sul fondo, impercettibilmente spostata dal flusso ondoso, attira anche i predatori classici come questa discreta spigola.

Sughero addio! Tutti, o quasi, avranno usato o almeno sentito parlare della tecnica degli inneschi ciao-ciao. Per convenzione, il segmento di materiale galleggiante era costituito da un rettangolo di sughero o polistirolo, tagliato con un coltello magari direttamente in spiaggia. Questo galleggiante un po’ grezzo andava a finire sempre dentro a un trancio di muggine, un calamaro intero o una sardina rovesciata. L’idea di convertire alla pratica del “ciao-ciao” anche vermi americani, arenicole e altro ancora serve a prendere qualche orata e qualche mormora in più, specie quando gli esemplari davanti a noi si dimostrano oltremodo diffidenti. Non per niente qualche garista usa già da anni il sistema, in gran segreto…

Primo piano su un innesco satellitare durante una notturna. Il pesce di turno ha mangiato tutto, lasciando fuori solo il cavo galleggiante.

Cavi satellitari. L’elemento che sta alla base degli inneschi pop-up di nuova generazione è un oggetto che sta tranquillo sotto gli occhi di tutti, o meglio, che se ne sta in disparte ma ci permette di vedere… la televisione. Come detto, si tratta del cavo da antenna satellitare, per intenderci quello bianco, grosso, con anima in unico filo di rame spesso e doppia guaina. Ma anche il cavo da antenna per così dire “tradizionale” ci consente di realizzare inneschi pop-up. I cavi per la ricezione del segnale televisivo si possono acquistare in quasi tutti i negozi di materiale elettrico. Quelli per antenne tradizionali, in particolare, si possono recuperare anche dallo smantellamento di vecchi impianti mentre i cavi adatti alla parabola satellitare sono un po’ meno diffusi. La differenza tra l’uno e l’altro consiste nella sezione dei fili interni e nel loro isolamento, quello che servirà a noi per realizzare il tubetto appuntito di materiale galleggiante. In commercio ci sono tre misure specifiche: due destinate alle parabole satellitari e una alla televisione tradizionale. Nelle fotografie scattate per realizzare questo articolo li abbiamo usati tutti e tre, per dimostrare le diverse potenzialità nei confronti di tante insidie, dall’arenicola (esca principe nelle competizioni) al più classico filetto di cefalo.

Per rendere galleggiante il verme la parte bianca e gommosa dei cavi è perfetta! Inoltre l’anellide risale sulla lenza senza dare problemi. Nel primo disegno il segmento di cavo è posizionato sul nodo dall’amo e sui primi centimetri di filo; nel secondo disegno, quando il verme passa sull’amo va a coprire interamente il “satellitare”. L’innesco galleggerà senza risultare “sospettoso”.

Le diverse lunghezze e diametri della guaina gommosa che riveste i cavi satellitari permettono di adeguare lunghezza, volume e consistenza dell’esca naturale.

Lunghezza e diametro. Il cavo più grande dei tre ha un diametro di 5 millimetri ed è ottimo per essere inserito nel corpo di un pesce intero, in un trancio di muggine oppure in una sardina rovesciata. Il secondo tipo di cavo, quello di dimensioni intermedie, si addice ai vermi più grandi, come americano e sabloon, oppure ai piccoli filetti di sarda rovesciati o ancora ai bibi. Il suo diametro è 3,5 millimetri. La terza misura è di appena 2 millimetri ed è la più indicata per entrare nel corpo dell’arenicola. Decideremo quanto dovrà essere galleggiante (cioè quale trazione verso l’alto dovrà esercitare) il nostro tubicino scegliendone il diametro, ovviamente, ma anche la lunghezza. Questo fattore dipenderà dal tipo di amo e di esca ma anche dallo stato del mare. Per chi fosse alle prime battute in fatto di pesca, ricordiamo che il tipo di flotter va scelto in base alla forza della corrente e al tipo di trave che utilizziamo. Peraltro, anche la strategia di insidiare con finali lunghi pesci che cercano cibo vicino alla superficie ci può indurre a usare galleggianti piuttosto grandi. Gli esempi concreti che rendono meglio l’idea sono i travi a due ami per lecce stelle e aguglie. 

La prima operazione consiste nello sguainare i cavi. A noi interessa la guaina bianca che isola il filo di rame rigido.

La preparazione. Volendo realizzare per la prima volta i “flotter satellitari”, dovremmo sguainare i cavi aiutandoci con una forbice da elettricista e un taglierino. Quella che ci serve è la guaina del dipolo, in altre parole quella che ricopre il filo di rame rigido. Per non incorrere in una fatica esagerata, consigliamo di sfilare da dieci a quindici centimetri di cavo alla volta, specialmente per il tipo più grosso. A questo punto prepariamo gli spezzoni tagliandoli a varie misure, da 4 a 8 centimetri. Ora, aiutandoci con una mola, prepareremo le punte degli spezzoncini che serviranno a far scivolare meglio il tubicino dentro le carni dell’esca. Le punte vanno fatte su ambo i lati. A questo punto, prepariamo il finale con l’amo. Infiliamo il flotter nel foro longitudinale lasciato dal filo di rame fino ad appoggiarlo sull’amo. A proposito: è meglio bloccarlo dalla parte opposta servendosi di un “chicco di riso” (uno stopper in gomma) oppure di un nodo fatto con filo da legature. Il particolare trasferimento dell’esca, dall’ago all’amo, non si discosta da quello tradizionale. In altre parole faremo scivolare il verme sull’amo proprio come se il galleggiante non ci fosse. Arrivati con il capo dell’anellide al punto di inizio del segmento, procediamo piano, fino a ricoprirlo interamente. Per quanto possa sembrare strano, sarà più facile far passare su un tubicino da 2 millimetri un “gambo” d’arenicola che non un americano intero su un flotter da 3,5 millimetri. Questo perché l’americano è poco incline a scorrere sul galleggiantino senza subire danni. Capita a volte, anche se ci mettiamo il massimo impegno, che l’anellide si svuoti di quasi tutto il suo sangue che, come sappiamo, costituisce gran parte del suo potere attirante. Per l’innesco dei pesci interi oppure sfilettati, il galleggiante entra agevolmente dentro le carni mediante l’ago con asola che va sempre agganciato all’apice del bracciolo. Tra le insidie così preparate, la sarda resta la più usata ma anche il cefalo, lo zatterino e il piccolo sugarello sono usati lungo le nostre spiagge.

Usati per tenere l’innesco staccato dal fondo, i cavi satellitari servono molto bene per qualsiasi esca. Dall’alto: verme americano, trancio di sarda, verme sabloon, filetto di muggine.

Inneschi su misura. La particolarità di due di questi tubetti è di poter essere utilizzati come dei comuni galleggianti per qualsiasi lenza da surf casting, affinché uno o più braccioli possano sollevarsi per rendere fluttuanti le esche anche con poca corrente. I due tubicini di diametro maggiore sono quelli di gran lunga più usati. Invece il tubicino da 2 millimetri va riservato all’arenicola o, al limite, al sabloon e all’americano. Con queste due insidie possiamo scegliere spezzoni di tubicino anche di 6-8 centimetri. In questo caso risulta semplice ed efficace bloccare il tubicino sul nodo della treccia posta dopo il gambo dell’amo. Per l’americano, da usare intero, consigliamo il cavo da 2 millimetri lungo 4-6 centimetri. Per la sarda e i pesci interi in genere, va bene solo il tubicino d 5 millimetri. Il sabloon si abbina al 2 o al 3,5, mentre il filetto di cefalo vuole il 5.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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