Di tutti i sistemi di pesca che prevedono l’uso di un piccolo pesce come esca, la pesca col pesce morto manovrato è senza dubbio la più divertente e, in certe situazioni, molto redditizia. Nata in Francia verso la metà degli anni ’70, è conosciuta anche come “mort manié” e oggi è molto apprezzata anche tra i pescatori italiani. Tra le varie montature che permettono l’innesco del pesce morto, il sistema Drachkovitch è il più efficace perché consente un’infinità di recuperi adeguandosi alle situazioni più disparate. Vediamo come

Albert Drachkovitch ha dato il nome a una montatura da mort manié di grande efficacia, oggi usata dai pescatori di pesci predatori di tutto il mondo.
Nell’eterna sfida tra uomo e preda, tra pescatore e pesce, è sempre l’uomo a vincere. Il pesce ha poche possibilità di salvarsi dalle insidie che il pescatore gli propone; l’unica arma a sua disposizione è l’istinto che lo mette in guardia dagli inganni più evidenti. Per superare questa barriera di difesa noi pescatori dobbiamo affinare continuamente le tecniche, specie in quelle acque ove la pressione di pesca è elevata e i pesci si trovano in uno stato di allarme permanente.

Tra le innumerevoli montature per la pesca a mort manié, la Drachkovitch è senza dubbio la più efficace. Riesce a convincere tutti i predatori di taglia, come questo bel luccio.
Origine francese
I francesi sono stati i primi a capire l’importanza di inventare una tecnica capace di vincere la diffidenza di quei pesci che ormai si fanno ingannare solo da un’esca naturale sapientemente manipolata dal pescatore in modo tale da apparire un boccone naturale facile da attaccare. Da qui l’origine del pesce morto manovrato, così detto perché implica un’azione continua da parte nostra per rendere il pesciolino “vivo” agli occhi del predatore.

La montatura Drachkovitch originale elaborata dal grande pescatore franco polacco Albert Drachkovitch.
Un sistema semplice e completo
Abbiamo detto che con questa pesca si vuole raggiungere l’obiettivo di imitare i movimenti disordinati di un pesce ferito o con gravi problemi di assetto. Ma, allora, perché non usare un pesciolino vivo? La risposta sta in una serie di vantaggi che solo questa tecnica sa offrire. Prima di tutto col mort manié è possibile arrivare dinanzi alle ipotetiche tane dei pesci con estrema facilità, proprio perché siamo noi pescatori gli artefici dei movimenti dell’esca e quindi possiamo pilotare il morto a nostro piacimento. Volendo fare un paragone con le varie tecniche di pesca a spinning si scoprono numerose affinità: anche il morto manovrato è una pesca di ricerca che comporta un’azione continua da parte del pescatore, che deve imparare a manovrare il pesce esca alla stessa stregua di un cucchiaino ondulante o di un verme di gomma, rendendolo vivo agli occhi del pesce.

Un borsetto ben rifornito di montature Drachkovitch di vari pesi e misure. Essenziale nella sua struttura, questo sistema di innesco è molto pratico e non occupa spazio.
Un vantaggio ineguagliabile
Rispetto alle esche artificiali il morto manovrato presenta tuttavia un grosso vantaggio: essendo un’esca vera, ciò che il predatore mangia tutti i giorni, rappresenta un inganno perfetto al quale il pesce non sa resistere. Inoltre il pesce morto ha odore e sapore naturali, due caratteristiche che le esche artificiali per lo spinning non potranno mai possedere né eguagliare perfettamente. Come per tutte le altre tecniche di pesca con esche naturali odore e sapore svolgono una funzione importantissima di richiamo e convinzione. Una volta attaccato dal pesce carnivoro il pesce morto viene trattenuto in bocca perché lo riconosce per naturale, fornendo al pescatore tutto il tempo necessario per intuire l’abboccata e ferrare col dovuto tempismo.

Tra tutti i pesci carnivori d’acqua dolce il perca, detto anche lucioperca o sandra, è certamente il più sensibile al richiamo esercitato da un pesce innescato a mort manié.
Adeguarsi alla situazione
La pesca col pesce morto manovrato offre inoltre un vantaggio non trascurabile: poiché le montature per l’innesco del morto richiedono piombi di un certo peso che trascinano velocemente l’esca verso il fondo, con questa tecnica è possibile pescare con facilità anche su fondali marcati, altrimenti irraggiungibili e difficili da sondare con altri sistemi, spinning incluso. Inoltre i piombi sono intercambiabili e possiamo adeguarli alla profondità del fiume o lago oppure non usarli affatto per ottenere presentazioni ultra naturali a mezz’acqua.

Nel disegno la montatura Drachkovitch nella sua struttura originaria. In seguito il suo ideatore, Albert Drachkovitch, aggiunse uno spezzone di filo di rame per mantenere maggiormente serrata la struttura della montatura nel corpo del pesce esca.
Drachkovitch, semplice e micidiale
Tra le varie montature adatte alla pesca a mort manié, la Drachkovitch è senza dubbio la migliore. Prende nome dal grande pescatore franco-polacco Albert Drachkovitch, recentemente scomparso, e si distingue per la sua semplicità unita alla grande versatilità. Inoltre si adatta a tutte le specie di pesci esca, da 6 a 15 centimetri di lunghezza. Oltre alla montatura in sé stessa, disponibile in varie misure, in commercio si trovano anche confezioni contenenti pallettoni spaccati da 4, 6, 8, 10 e 12 grammi. La particolare morbidezza del piombo consente di stringere il pallettone e riaprirlo senza dover cambiare la montatura e rifare l’innesco. Con un poco di abilità costruttiva e con i materiali metallici giusti possiamo realizzare questa montatura anche da noi, in questo modo potremo ottenere una ulteriore personalizzazione della montatura e “tunizzarla” per situazioni ancora più specifiche.
L’innesco
L’innesco del pesce morto va eseguito con grande cura. Bisogna infatti che il pesciolino, una volta imbragato, resti fissato alla montatura senza staccarvisi e deve resistere a tutte le sollecitazioni del lancio e del recupero. Tra le montature ideate per questa tecnica la Drachkovitch è sicuramente la migliore in quanto sfrutta una ricerca effettuata dal suo inventore per ottenere il massimo delle prestazioni senza perdite di tempo in fase di innesco e senza inconvenienti in fase di pesca. Ma vediamo le fasi più importanti.

Fase 1. Inserire la forcella di acciaio che costituisce la parte principale della montatura nella bocca del pesce e spingerla bene all’interno del corpo sino ad arrivare all’occhiello.

Fase 2. Dividere i braccioli di acciaio che recano le ancorette e portarli uno a destra e uno a sinistra del pesce. Prendere lo spezzone di filo di rame e infilarlo nel fianco del pesce, appena dietro una branchia.

Fase 3. Fare uscire lo spezzone di filo di rame dalla parte posteriore dell’altra branchia, facendolo scorrere tutto.

Fase 4. Fare uscire lo spezzone di filo di rame dalla parte posteriore dell’altra branchia, facendolo scorrere tutto.

Fase 5. Avvolgere più volte il filo di rame attorno alla testa e puntare la parte finale dentro una delle due branchie.

Fase 6. Puntare le due ancorette (per una punta ciascuna) nei fianchi del pesce. A innesco ultimato il pesce deve apparire ben disteso senza formare curve o angoli innaturali.
L’attrezzatura
Nella pesca a mort manié l’attrezzatura è ridotta all’essenziale: bastano una canna e un mulinello robusti, una buona scorta di montature e qualche pesce morto di misura adatta per l’innesco e per i carnivori che si vogliono insidiare. Ciò non significa, tuttavia, che questa attrezzatura debba essere scelta a casaccio. In particolare, la canna deve possedere determinati requisiti di lunghezza e potenza di lancio abbinate a una discreta sensibilità e leggerezza. Si tratta quindi di un attrezzo molto specifico che, per nostra fortuna, è reperibile ormai in gran parte dei negozi specializzati. In genere si tratta di attrezzi lunghi da 2,70 a 3 metri, con diverse potenze di lancio che non scendono mai sotto i venti grammi. Le versioni sono suddivise in azioni di lancio leggere, da venti a quaranta grammi di potenza di lancio, medie con potenza di lancio da trenta a sessanta grammi e pesanti con potenza di lancio da quaranta a cento grammi. La maggior parte di esse si flette principalmente nel tratto alto del cimino, mentre il resto del fusto è molto rigido, sia per manovrare il morto con maggiore efficacia sia per imprimere una corretta ferrata anche con diversi metri di lenza fuori.




