Il lampo magico: la rivoluzione degli spinnerbait

Tra i gruppi di esche metalliche gli spinnerbait sono forse quelli meno usati, almeno tra i pescatori italiani. Negli USA infatti, patria di origine di questi strani artificiali, lo spinnerbait è apprezzato da tantissimi appassionati poiché si tratta di una delle esche più efficaci per la pesca del bass, che negli States è pesce nazionale diffuso a tutte le latitudini. Anzi, possiamo affermare che lo spinnerbait è nato proprio per insidiare il persico trota che in America Settentrionale è presente, tra l’altro, con diverse specie, sia nelle acque ferme di laghi e stagni sia in quelle correnti dei fiumi di pianura

Vari spinnerbait

Una panoramica di spinnerbait a paletta singola e tandem, tra i centomila presenti sul mercato.

Gli spinnerbait sono giunti da noi in tempi relativamente recenti: si era infatti agli inizi degli anni ’80 quando i primi spinnerbait fecero la loro timida comparsa nei negozi italiani. Con un ritardo di una ventina di anni anche gli appassionati di spinning nostrani potevano finalmente contare su un autentico fuoriclasse tra le esche finte. Sì, perché lo spinnerbait, in virtù dei suoi componenti e della particolarissima costruzione, è un’esca che esce dagli schemi classici di impiego nella pesca ai predatori d’acqua dolce. Forse è questo il motivo per cui, nei primi anni della sua introduzione in Italia, molti lanciatori non seppero apprezzarlo nella giusta misura. Troppo voluminoso, poco “armato”, con quella paletta così distante dall’amo che, si diceva, distoglie l’attenzione del pesce facendolo abboccare male. Ancora oggi sono tanti i pescatori con tali convinzioni (molto teorici, poco pratici…) che inorridiscono solo a vederli. Ma la realtà della pesca a lancio ha smentito queste convinzioni e, se vogliamo pescare bass, lucci o persici reali, lo spinnerbait non deve mai mancare nella nostra dotazione.

La paletta rotante è la principale componente

La paletta rotante è la principale componente degli spinnerbait, la stessa che troviamo nei cucchiaini rotanti.

Rotanti… elaborati

Nella sua struttura lo spinnerbait richiama i cucchiaini rotanti. La parte che si muove e che produce onde sonore attiranti è infatti costituita dalle stesse palette degli spinner che girano attorno a un filo di acciaio oppure su sé stessi. Negli spinnerbait, tuttavia, il filo di acciaio non è lineare ma piegato a forcella: ad una parte di tale forcella sono collegate le palette rotanti, dall’altra troviamo il corpo, costituito da un peso a forma di testa di pesce e l’armatura composta da un amo adornato da fibre sintetiche che, nel recupero, vibrano e pulsano completando l’effetto di richiamo sui pesci predatori. Nella sua parte centrale la forcella di filo di acciaio è piegata a formare un occhiello, oppure ne è priva ma con una sagomatura alla quale va collegata la lenza che va al mulinello.

Luccio catturato con spinnerbait.

Dopo il bass, il luccio è tra i ”clienti” preferiti dello spinnerbait. Viene attaccato soprattutto nei momenti di maggiore attività.

Esca marziana

Visto fuori dall’acqua, lo spinnerbait può lasciare perplessi circa le sue reali capacità di cattura: le forme e i colori appaiono fin troppo fantasiosi e ben lungi da poter attirare il pesce. Ma una volta recuperato a dovere questa strana esca metallica mostra tutte le sue impareggiabili doti catturanti: emette onde sonore ad alta e bassa frequenza; i riflessi di luce ed i colori, opportunamente mixati con un sapiente lavoro di assemblaggio dei componenti, simulano molto bene il pesce foraggio cacciato dai carnivori; la particolare struttura consente di passare indenni tra gli ostacoli vegetali più fitti, impraticabili con le altre esche metalliche. Visto sotto questi aspetti lo spinnerbait è un vero fuoriclasse tra le esche artificiali e merita sicuramente di essere preso in considerazione. Oggi gli appassionati di pesca al bass o al luccio tengono sempre una discreta scorta di questi artificiali, soprattutto coloro che frequentano acque ingombre di ostacoli naturali di ogni genere: erbai sommersi, piante acquatiche con foglie galleggianti, ammassi di legni affondati, alberi franati lungo le sponde. Gli spinnerbait sono infatti gli unici artificiali, assieme ad alcune esche gommose innescate con sistemi anti incaglio, capaci di passare indenni tra questi ostacoli dove molto spesso si nascondono i carnivori, sebbene le loro doti catturanti si rivelano spesso ineguagliabili anche in acque aperte. E chiunque abbia un po’ di esperienza di pesca alle spalle sa bene che, quanto più ci si avvicina a un pesce predatore con l’esca, maggiori sono le probabilità di vederlo abboccare. Qualsiasi pesce carnivoro, sia esso di acqua dolce o di mare, impiega per cacciare un tempo della sua esistenza relativamente breve. Del resto non può fare altrimenti: se dovesse inseguire continuamente una preda, sprecherebbe energie preziose e finirebbe per stancarsi molto in fretta. Il pesce carnivoro cerca quindi di sfruttare le migliori condizioni ambientali, oltre alle sue fisiche, per catturare la preda in un lasso di tempo il più breve possibile. Si parla allora di “finestre di attività”, periodi molto brevi (da pochi minuti a una mezz’ora) nei quali il predatore, da solo o in branco a seconda della specie, insegue in maniera aggressiva le sue prede sfruttando per istinto le migliori condizioni di caccia. Se avremo la fortuna di incappare in tali “finestre”, le probabilità di agganciare un predatore saliranno parecchio, e potrà trattarsi anche di un grosso esemplare che in quel momento si sarà portato in acque aperte perdendo gran parte della sua diffidenza. È il caso, per esempio, della grande e solitaria trota di fiume o del luccio di lago “over” 10 chili. Ma, per gran parte del tempo, il predatore se ne starà nella sua tana o immobile sul fondo o vicino a qualche ostacolo. In queste fasi esso attraversa diversi livelli di attività: da periodi anche lunghi di blocco completo (condizionati da situazioni climatiche molto negative) a momenti di semi attività che potremmo definire “vigile”. In questi momenti semi-attivi, se avremo l’accortezza di far passare l’esca artificiale molto vicino al suo muso, potremo ottenere delle abboccate “di riflesso” anche se il nostro predatore non è super aggressivo. È in fasi come queste, del resto molto frequenti sia che si parli di black bass o di persico o di luccio, che lo spinnerbait mostra tutte le sue ottime prerogative.

La forcella metallica

Nello spinnerbait la forcella metallica, oltre a proteggere l’amo dagli incagli, deve potersi flettere durante l’abboccata per favorire la ferrata del pesce.

Dentro gli ostacoli

Chi li vede per la prima volta e non ne conosce le qualità, potrebbe pensare che gli spinnerbait sono fin troppo fantasiosi e poco identificabili, da parte del pesce carnivoro, come cibo vivo. Ma basta dare a queste esche un po’ di fiducia per capire subito, già dalle prime battute, che lo spinnerbait è un vero fuoriclasse tra le esche per l’acqua dolce. È un insieme esplosivo di vibrazioni attiranti prodotte dalle palette metalliche e dal gonnellino di gomma, mentre la massa palette-testa piombata-skirt gommoso danno al pesce la sensazione di avere dinanzi un bel boccone, facile da catturare. La capacità di passare indenne tra ostacoli di ogni genere, infine, permette allo spinnerbait di avvicinarsi molto alle tane del pesce facendolo reagire, molto spesso, in maniera positiva. Cosa chiedere di più a questo strano insieme di metallo, gomma e vernice?

Gli spinnerbait esche di reazione

Gli spinnerbait sono definiti anche “esche di reazione” per la capacità di indurre abboccate reattive, di riflesso, anche con pesci apatici.

Costruzione geniale

Il peso del corpo tutto concentrato da una parte della forcella in filo di acciaio fa disporre allo spinnerbait un assetto costante in acqua, con il corpo posizionato verso il basso e la paletta metallica (o le palette) che gira nella parte superiore della forcella. L’armatura, costituita da un amo di generose dimensioni, è solidale con il corpo-zavorra e, trovandosi nella parte finale della parte inferiore della forcella, viene a trovarsi protetto dalla forcella e dal corpo-zavorra. In questa maniera, anche quando lo spinnerbait striscia contro gli ostacoli solidi, il suo amo non si incaglia mai. Se dovesse attaccare un predatore, invece, la forcella in filo di acciaio collassa su se stessa permettendo alla punta dell’amo di far presa all’interno della bocca del pesce. Ovviamente il predatore deve attaccare per intero lo spinnerbait e di solito fa proprio così, facendo poi piegare la forcella di acciaio e rimanendo agganciato con l’amo rimasto allo scoperto. Per ottenere ferrate sicure è perciò necessario che tutti i componenti dello spinnerbait siano assemblati secondo proporzioni e misure ideali: la forcella non deve avere un filo di acciaio troppo spesso, i suoi bracci non devono essere troppo lunghi o ampi e l’amo deve essere posizionato a una distanza ottimale dietro al corpo ed avere una misura ben rapportata. Se l’artificiale è stato progettato secondo queste regole, pesci con la bocca ampia come il bass e il luccio non faticano certo a ingollare tutta l’esca; un po’ meno il persico reale, dotato di apparato boccale ridotto. Per questo colorato predatore serviranno quindi spinnerbait di misura più piccola.

Le principali palette

Le principali palette metalliche montate sugli spinnerbait. Ognuna produce vibrazioni differenti e condiziona le prestazioni dell’artificiale.

Esca di reazione

Sfruttando le ineguagliabili caratteristiche anti incaglio dello spinnerbait, potremo superare la barriera vegetale rappresentata da rami e tronchi sommersi o piante acquatiche ed avvicinarci alle tane del predatore che sosta in attesa, ottenendo abboccate istintive alle quali il bass o il luccio, da bravi pesci opportunisti, non sapranno sottrarsi. Gli spinnerbait sono spesso definiti “esche di reazione” poiché sanno indurre il predatore all’attacco anche quando non è super aggressivo, facendolo “reagire” in maniera positiva nei confronti della nostra presentazione. La reazione positiva è indotta non soltanto dal fatto che con lo spinnerbait possiamo avvicinarci molto agli spot dove stazionano i predatori, ma anche dall’insieme di caratteristiche attiranti che questo “strano” artificiale possiede. È soprattutto la varietà di vibrazioni attiranti dello spinnerbait a scatenare l’attacco del pesce. Tali vibrazioni sono emesse sia dalla paletta metallica sia dal gonnellino di elastici che copre l’amo. Questo skirt gommoso pulsa e ondeggia sinuoso ed emette anch’esso onde sonore percepibili dal pesce. L’effetto visivo di insieme, costituito dal brillare delle palette in rotazione e dal pulsare del gonnellino siliconico, è un’altra caratteristica che aggiunge efficacia all’artificiale. Infine il volume dell’esca, che in movimento appare più grande di quanto non lo sia in realtà, può anch’esso scatenare la reazione positiva di un predatore affamato.

Palette a confronto

Componente fondamentale è la paletta metallica, la cui struttura condiziona il funzionamento e l’efficacia dello spinnerbait. A sinistra la paletta tondeggiante di tipo Colorado, dalla rotazione ampia con emissione di onde sonore ad alta frequenza. Da sola o in tandem con una seconda Colorado, oppone resistenza all’acqua e mantiene lo spinnerbait presso la superficie. È adatta a recuperi a galla o a saliscendi, anche in acque molto ingombra di vegetazione. Al centro la paletta a foglia allungata, o willow leaf, oppone poca resistenza all’acqua e permette allo spinnerbait di scendere in profondità. Ideale nei recuperi medi e lenti, se abbinata in tandem con una seconda willow leaf aumenta il volume dell’esca senza aggiungere troppo peso. A destra, una paletta a goccia allungata, meno usata delle due precedenti e con caratteristiche di funzionamento intermedia. Funziona nei recuperi misti lenti – veloci e negli abbinamenti con una seconda di tipo simile per i recuperi a mezz’acqua.

Gli spinnerbait a doppia paletta willow leaf

Gli spinnerbait a doppia paletta willow leaf funzionano anche a basse velocità di recupero e aiutano a tenere il fondo grazie alla rotazione molto aderente alla forcella metallica.

Pesi e misure

Come i cucchiaini ondulanti e rotanti, anche gli spinnerbait vengono prodotti secondo pesi standard che aumentano al crescere delle dimensioni e sono unici per tutte le marche. La classificazione viene fatta secondo le unità di misura inglesi, dato che gli spinnerbait, come abbiamo visto, provengono tutti dagli USA. I più piccoli pesano 1/8 di oncia (3,5 grammi), ma è più frequente trovare modelli da 1/4, 3/8 e 5/8 di oncia. Con tali grammature è possibile sondare fondali fino a 5-6 metri; per fondali maggiori vengono utili i modelli da 1 oncia (28 grammi) che tuttavia, essendo in genere molto voluminosi, vengono destinati alla pesca del luccio o del siluro Teniamo sempre presente che il peso specifico dell’esca è in parte annullato, in fase di recupero, dalla resistenza esercitata dalla paletta metallica e dal gonnellino in gomma. Ecco perché, se lo spinnerbait è stato assemblato bene, sono possibili recuperi lenti molto efficaci con innumerevoli “variazioni sul tema”, comprese le fasi di caduta in verticale che spesso convincono il pesce ad attaccare.

Il dressing composto da uno skirt

Il dressing, composto da uno skirt di filamenti gommosi che pulsano e vibrano nel recupero, è la seconda componente più importante degli spinnerbait.

Metallo e gomma

Lo spinnerbait è realizzato con alcuni componenti metallici che solo in parte prendono origine dai cucchiaini rotanti. Gran parte della sua struttura è infatti innovativa e unica nel suo genere. Lo “scheletro” dello spinnerbait è costituito da una forcella metallica che porta alle due estremità una o più palette metalliche ruotanti e il corpo dell’esca con relativo amo; il nome stesso di questo artificiale (“spinner”, cucchiaino rotante e “bait”, esca) definisce tale struttura. La forcella è quasi sempre in filo di acciaio, ma nei modelli più evoluti (e costosi) si ricorre a un filo di titanio che ha la caratteristica di flettersi meglio per favorire l’abboccata, ma di tornare sempre alla forma iniziale. Bisogna infatti considerare che, quando un bass o un luccio attaccano lo spinnerbait, se sono molto aggressivi tentano di inghiottirlo completamente; la parte di forcella che regge la paletta ruotante deve perciò piegarsi verso il corpo per permettere all’amo di esporsi e far presa, con l’aiuto di una energica ferrata, nella bocca del pesce. Lo spinnerbait è completato da un festone di striscioline di gomma, detto skirt, più spesso in materiale siliconico, che calzano sulla parte finale del corpo, nel punto ove esce l’amo. La forcella in filo di acciaio e lo skirt di filamenti gommosi possono essere considerati componenti fantasiosi, ma lo spinnerbait è assemblato anche con parti che vogliono ricordare al pesce carnivoro una vera preda. La zavorra che reca l’amo è infatti sagomata proprio come la testa di un pesciolino e, sotto questo aspetto, le moderne tecniche di fusione, verniciatura e decorazione hanno permesso di ottenere un notevole realismo, arrivando a realizzare la testa e la prima parte di corpo di varie specie di pesci foraggio cacciati dai carnivori. Le colorazioni di tali corpi vengono di solito abbinate agli skirt gommosi che vengono avvolti e fissati nella parte posteriore di questi particolari pesi, col fine ultimo di ottenere un corpo completo che, nella parte finale, è costituito proprio dallo skirt che fluttua come se si trattasse della parte posteriore di un pesciolino che si sta spostando.

Il “dressing”

Assieme alla paletta metallica, nello spinnerbait c’è un altro componente che contribuisce a dare volume all’esca: è il festone di elastici che, a mo’ di gonnellino (non a caso in inglese viene chiamato “skirt”) va a ricoprire la parte posteriore del corpo/zavorra, dove si trova l’amo. Nel recupero, tramite le vibrazioni della paletta e col variare della trazione, questi filamenti gommosi fluttuano e pulsano ricordando al predatore il corpo di un pesciolino in fuga. I migliori skirt da spinnerbait sono realizzati in gomma siliconica che resiste meglio agli assalti del bass e contribuisce a dare al corpo dello spinnerbait un movimento naturale. Va ricordato che nel suo fluttuare anche lo skirt produce vibrazioni, più “morbide” rispetto a quelle emesse dalla paletta metallica in rotazione ma ugualmente efficaci. Le colorazioni dello skirt sono variabilissime ma, in questi ultimi anni, si è cercato di riprodurre la livrea del pesce foraggio più comunemente predato dal bass. Così, tutta la produzione della casa americana Booyah adotta skirt che hanno due differenti colori, uno più chiaro nella parte bassa del festone di elastici a imitare i fianchi e la pancia del pesce foraggio e uno più scuro a imitare il dorso delle piccole prede. Ciascun filamento siliconico dello skirt può essere bicolore, oppure essere intriso di particelle metalliche che contribuiscono a imitare le squame del pesce foraggio.

Perfetta combinazione

Una perfetta combinazione di peso, flash luminosi, vibrazioni e volumi può portare a catture sensazionali come questo big pike.

Varietà che funziona

Gli spinnerbait offrono la possibilità di unire palette, teste piombate, skirt e ami di diversa misura e forma e questo fa sì che in commercio se ne trovi una grande varietà che può creare seri dubbi circa la scelta corretta per una determinata situazione di pesca. La prima decisione che va presa, quando si entra in negozio in cerca dello spinnerbait “su misura”, riguarda il pesce che intendiamo pescare. Se puntiamo al bass ci serviranno spinnerbait che arrivino al massimo a 5/8 di oncia, mentre per quanto riguarda il luccio è sempre preferibile scegliere modelli medio pesanti, dai 5/8 di oncia fin oltre l’oncia e mezza, che offrono la possibilità di sondare profondità maggiori e offrire al luccio un’esca voluminosa che, molto spesso, ci consente anche di selezionare la taglia della cattura puntando a pesci XXL. Per il persico reale, invece, è sempre meglio restare bassi sulle grammature (1/8 – 1/4 di oncia) sia per la taglia inferiore che questo colorato predatore può raggiungere sia per la sua piccola bocca. La seconda decisione che va presa in negozio riguarda la strategia di pesca che intendiamo attuare. Facciamo qualche esempio. Vogliamo effettuare recuperi lenti e monotoni sui fondali perché siamo a inizio stagione e i nostri beneamati bass stazionano indolenti tra le tane de fondo, poco reattivi e non interessati a esche che viaggiano veloci a mezz’acqua? Selezioneremo uno spinnerbait con paletta singola o tandem di tipo willow leaf che ruota bene anche a basse velocità, di peso medio (3/8 – 5/8 di oncia) e di colore poco vistoso. All’opposto, con bass aggressivi che a inizio autunno mordono esche più veloci, sceglieremo uno spinnerbait con paletta tandem willow leaf posteriore e Colorado anteriore, di taglia medio leggera (1/4 o 3/8), recuperato allegramente con qualche rilascio, anche a tinte vistose. Vogliamo invece cercare il bass tra la vegetazione lussureggiante in piena estate? Sceglieremo uno spinnerbait di peso medio (3/8 di oncia) munito di una sola paletta Colorado che faremo ruotare con recuperi lineari e in caduta verticale tra le foglie galleggianti o i rami del fondo.

Anche in verticale

A proposito di recuperi va detto che lo spinnerbait è tra i pochi artificiali ad essere efficace anche nei “non recuperi”, che spesso si rendono necessari quando il livello di attività del bass non è eccessivo e, per stimolarlo ad attaccare, bisogna agire sulle traiettorie con un sapiente alternarsi a saliscendi dello spinnerbait. Quindi, se scelto bene, questo artificiale mostra le sue impareggiabili qualità anche nei recuperi cosiddetti “stop and go”. Per queste cadenze vanno molto bene i modelli muniti di una sola paletta Colorado di medie dimensioni, collegata al bracciolo di filo di acciaio con una girella funzionante su cuscinetto a sfera che assicura un perfetto movimento della paletta anche su trazioni molto lente. Nei recuperi orizzontali regolari tale paletta gira a meraviglia con uno farfallamento ampio che produce molte vibrazioni, mentre nelle pause di recupero con traiettorie verticali essa continua a ruotare stile pala di elicottero, continuando a tenere ben vivo lo spinnerbait.

Gli spinnerbait per il luccio

Gli spinnerbait ideati per il luccio hanno forcelle rinforzate e colorazioni vistose. Ricordiamoci sempre di unirli a un cavetto di acciaio per prevenire il taglio del filo.

Spinnerbait & pike

Lo spinnerbait è un’esca metallica specialistica, nel senso che la sua nascita si deve per la per la pesca del black bass. Ma nel volgere di poco tempo questo artificiale si è rivelato ottimo anche per il luccio, al punto che molte aziende americane hanno avviato la produzione di modelli esclusivamente pensati per l’Esox lucius. Essendo dedicato a un pesce che raggiunge taglie maggiori e, molto spesso, oppone una resistenza violenta alla cattura, lo spinnerbait deve essere costruito con componenti più robusti e con alcuni accorgimenti particolari. Vediamo allora quali sono le caratteristiche più importanti che un buono spinnerbait da luccio deve possedere. L’amodeve essere robusto: oltre ad avere dimensioni generose, non deve piegarsi ed aprirsi sotto le sfuriate di un esemplare di svariati chilogrammi. I migliori sono bronzati con punta rientrante, ottenuti con un filo di buon diametro e affilati con procedimenti chimici. Un gambo lungo espone meglio la punta e garantisce ferrate sicure. La testa piombata deve essere ben rapportata, nelle dimensioni, a quella dell’amo; uno spesso strato di vernice epossidica mette al riparo dai tagli causati dalla dentatura dell’esocide. La forcella metallica è un altro componente di grande importanza: deve essere molto robusta sia per reggere tutta la struttura sia per evitare torsioni e aperture durante la lotta con un grosso esemplare. I modelli migliori, oltre ad adottare un filo di acciaio flessibile ma di buon diametro, hanno un occhiello ritorto nel punto di collegamento alla lenza. In questa maniera, oltre a resistere meglio agli stiramenti, permettono l’inserimento dell’indispensabile cavetto d’acciaio tramite moschettone. La paletta, rotante sul proprio asse o abbinata a una seconda paletta più piccola che gira attorno al filo di acciaio, ha l’importantissima funzione di emettere vibrazioni di varia lunghezza d’onda. Sono queste onde sonore a permette al luccio di individuare lo spinnerbait anche da grande distanza o in acque molto sporche. Se smaltata o nichelata in argento o oro, la paletta riflette anche molta luce rendendo lo spinnerbait più visibile se si pesca in acque velate, ma può avere un effetto negativo in acque molto limpide e in giornate luminose. Meglio, in questi casi, ricorrere a palette trattate con colori tenui e opachi. La paletta ha infine la funzione di dare volume allo spinnerbait. Soprattutto i modelli a “foglia di salice” (willlow leaf), piazzati in coda e abbinati a una seconda willow più piccola girante sul filo metallico della forcella, sviluppano un volume notevole, scoraggiando i piccoli lucci dall’attaccare e stimolando l’irritabilità e la territorialità dei grossi. Un vantaggio che si traduce anche nella possibilità di usare artificiali voluminosi ma dal peso contenuto, se la testa piombata sarà leggera e vorremo pescare in acque medio basse. Lo skirt gommoso, nella pesca a spinnerbait del luccio, è una parte molto vulnerabile: i filamenti di silicone non resistono alla tagliente dentatura e sarebbe bene disporre di qualche skirt di scorta quando si organizza una battuta a questo pesce. Nei recuperi a strappetti e sotto le vibrazioni robuste delle palette, il gonnellino pulsa e fluttua in maniera molto attirante. È quindi una componente visiva molto efficace, che oltretutto aggiunge volume senza appesantire. Per ovviare alle inevitabili “potature” da parte del luccio, gli skirt in bucktail (pelo di cervo) rappresentano una buona alternativa, ma sono piuttosto difficili da reperire ed hanno un prezzo notevolmente superiore. Meno fluttuanti degli skirt siliconici, hanno maggior resa in acque limpide.

L'aggiunta di un_trailer

Non è obbligatorio, ma spesso l’aggiunta di un trailer… aiuta. In questo caso abbiamo abbinato uno shad gommoso dai colori contrastanti che aggiunge vibrazioni e volume, rendendo lo spinnerbait più appetitoso.

Trailer opzionali

L’efficacia dello spinnerbait deriva anche dal fatto che a questo artificiale ne possiamo aggiungere un altro, semplicemente infilandolo sul gambo dell’amo singolo. Il fine è ultimo è quello di aggiungere volume all’esca metallica, o di aumentare l’emissione delle vibrazioni variandone ulteriormente la frequenza. Bass e lucci mostrano spesso di gradire questa aggiunta, in particolare il luccio di taglia che in molte situazioni scatta sullo spinnerbait solo se questi ha un buon volume o sviluppa onde sonore irritanti. Vi sono diversi modi di ottenere questo risultato: il più semplice consiste nello scegliere trailer gommosi a coda curva come grossi grub semplici o doppi. La loro tinta può essere in sintonia con quella dello skirt gommoso o completamente contrastante. Questa seconda scelta funziona di solito molto bene col luccio, pare infatti che questo predatore sappia distinguere i colori e quindi, abbinando due tonalità contrastanti si può offrire al pesce una seconda scelta che può convincerlo ad attaccare. In alternativa ai grub vanno bene anche gli shad siliconici a coda piatta di tipo medio grande oppure certi vermoni tozzi e corti. Ciò che conta è ottenere un insieme armonioso e abbastanza compatto che possa essere scambiato dal luccio per una preda corposa e facile da aggredire.

Attrezzatura tosta

Lo spinnerbait esercita sempre una certa resistenza al recupero. Soprattutto i modelli pesanti e voluminosi muniti di due palette in tandem, ideati per il luccio e il siluro, si fanno sentire parecchio sulla punta della canna ed anche il mulinello fatica a trainarli, specialmente se il suo rapporto di recupero è elevato. Per tale motivo si preferisce sostituire all’attrezzatura da spinning leggero quella da casting medio. Col termine “casting” si definisce quella branca della pesca a lancio con esche artificiali che impiega i mulinelli sopracanna a bobina rotante abbinati a canne specifiche con anelli sopraelevati. Il mulinello da casting, detto anche “casting reel” o “moltiplicatore”, dispone di una meccanica meglio strutturata per il recupero di esche artificiali molto resistenti e di conseguenza, nella gestione di pesci di taglia molto combattivi, mostra di avere una marcia in più rispetto ai mulinelli da spinning. Per la pesca con gli spinnerbait si possono usare tra l’altro modelli di taglia medio-piccola che hanno un peso contenuto e stancano meno polso e braccio nella sequela infinita di lanci e recuperi che fanno parte di una giornata di pesca. Per il casting con gli spinnerbait si preferiscono canne di metratura medio-corta (6 piedi o 6,6 piedi pari ai nostri metri 1,80 e 1,98) abbinate a casting reel con un rapporto di recupero max di 5,1:1. Il rapporto di recupero definisce i giri della bobina per ogni giro completo della manovella del mulinello. I mulinelli da casting mediamente veloci recuperano gli spinnerbait in maniera molto dolce e fluida, permettendoci tra l’altro di concentrarci meglio sull’azione di recupero senza stancarci troppo.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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