Bizzosa, lunatica, avara, viziata dai movimenti di marea e dall’influenza della luna, la pesca in foce è una delle discipline più belle, difficili ed affascinanti per passare qualche ora lontani dallo smog delle città. Negli ultimi anni, sono molti coloro che hanno deciso di gettarsi a capofitto alle foci dei fiumi, anche perché i tratti più alti dei corsi d’acqua dove un tempo si trovavano tanti pesci, sono oggi deturpati dalla mano dell’uomo e dalla foga dei cormorani, ormai una triste realtà anche del nostro Bel Paese

Pescare in foce si traduce molto spesso a pescare nei cosiddetti “porti canale”. Il fiume viene canalizzato nel suo tratto finale e le rive vengono adibite all’ormeggio delle imbarcazioni. Ciò non significa, comunque, che questi spot siano privi di pesce, anzi!
La pesca alle foci dei fiumi o dei grandi canali che scaricano in mare richiede tecniche capaci di adattarsi alle mutevoli condizioni dei corsi d’acqua ma anche alle diverse situazioni ambientali del mare nei pressi delle foci stesse. La foce è un ambiente che risente molto l’influenza del mare anche a decine di chilometri. Ed è anche per questo che bisogna prediligere alcuni momenti rispetto ad altri e, soprattutto, riuscire a capire, tramite le tante uscite a vuoto sommate a quelle andate bene, i momenti più propizi per impostare la pescata futura, anche se, talvolta, questo non basta e si rischia lo stesso di rimanere a bocca asciutta. La pesca in foce, comunque, è una delle più difficili, non tanto per le tecniche da attuare, quanto per la presenza mutevole di pesci dovuta che risentono in maniera molto volubile delle condizioni meteo e climatiche del momento.

Una classica foce “a estuario”, quella del Magra a La Spezia in Liguria.
I fiumi nel mare
Di foci ne esistono di diverse grandezze e forme. Nella nostra penisola, tranne quella a delta del Po, le altre sono tutte a estuario, più o meno naturali. Ormai, però, di foci naturali ve ne sono veramente poche, in gran parte si tratta di porti canale. I porti canale, come dice il nome, sono stati realizzati per far entrare le barche nei porti di grandi e piccole dimensioni e, di solito, questa operazione comporta anche una ulteriore scavatura del fondale del fiume. Queste opere non arrecano danni all’azione di pesca, però, soprattutto nei periodi estivi, sui moli dei porti canale possiamo pescare solo nel periodo notturno, poiché, le autorità competenti ne vietano la pesca di giorno per non arrecare danni alle imbarcazioni di passaggio. All’opposto, pescare in una foce del tutto naturale ha un fascino tutto suo, il silenzio della notte vera e propria, rotto dalla predata di qualche bel pesce regala al pescatore emozioni uniche. Ovviamente nelle foci naturali scampate alla mano dell’uomo va da sé dire che anche i pesci vi si accostano più facilmente perché più tranquilli. Il vantaggio che possono avere i porti canale è dato dalle flotte pescherecce che al rientrano gettano in acqua gli scarti del pesce pescato, attirando i pesci in zona. L’unico fattore negativo che possono avere le foci naturali è quello di uscire con una profondità a volte pari a pochi centimetri d’acqua. Questo fattore diventa negativo per la pesca, ma solo in quel punto ben preciso, poiché i pesci, grazie all’innalzarsi dell’acqua durante l’alta marea, entrano lo stesso alla ricerca di cibo.
Quali pesci
Alle foci dei fiumi con il trascorrere delle stagioni vi si stabilizzano più o meno diverse specie di pesci, vediamo le più interessanti. Alla spigola spetta il primo posto. Questo bel predatore non si accontenta di perlustrare la zona di congiunzione tra acqua dolce e salata, ma risale il corso d’acqua per diversi chilometri (sbarramenti permettendo!) entrando in competizione con i cavedani e, a volte, con le trote del fiume! Che dire, poi, dei maestosi serra o delle fantastiche lecce? Sono predatori da non sottovalutare perché la loro forza è immensa e se non si dispone di un’attrezzatura più che rapportata alla loro massa muscolare, sono dolori… In questi ultimi anni, poi, la tropicalizzazione del Mediterraneo ha visto il proliferare di un altro carnivoro temibile: il barracuda. Lo troviamo sempre più spesso nei porti e lungo le scogliere, ma qualche puntata il nostro amico sciaboliforme la fa anche alle foci dei fiumi, dove trova abbondanza di pastura tutto l’anno.

Allevamento di mitili sul delta del Po. Ottimo spot che attira orate di ogni taglia.
Orate DOC
Ma la preda per eccellenza che i pescatori in foce cercano con grande accanimento è senza dubbio l’orata. La sua pesca richiede esatti requisiti per assicurarsi delle buone catture. Prima di tutto bisogna che il corso d’acqua assesti la propria portata idrica in modo da permettere all’acqua del mare, nel momento della marea montante, di miscelarsi con quella dolce per creare quel mix che tanto piace ai pesci eurialini. Di fondamentale importanza diventano anche le temperature esterne che devono essere estive e contribuiscono ad aumentarne l’attività sottocosta delle orate. Quando le condizioni sopra citate si trovano al top è giunto il momento di andare a pescare. Ricordatevi che l’orata è un pesce abitudinario che ama sostare sempre nelle stesse zone di pascolo, quindi una volta individuate quest’ultime e capiti gli orari in cui entra in attività, il gioco è quasi fatto. Inoltre bisogna anche specificare che se il luogo di pesca rimane immutato nel tempo e non vengono fatte alterazioni da parte dell’uomo o dalle piene invernali, potete stare tranquilli che negli anni a venire le orate si ripresenteranno puntuali come sempre. L’orata è un pesce che può arrivare a spostarsi anche per diversi chilometri all’interno della foce. Seguendo con logica gli spostamenti delle orate, possiamo tranquillamente affermare che ad inizio stagione le possiamo trovare in prossimità della foce e solo nei momenti di marea montante si spingono verso l’interno, per scendere quando la marea finisce e l’acqua dolce diventa dominante su quella salata.

Una bella pescata di orate nel guadino a manico lungo, strumento indispensabile per la pesca in foce perché molto spesso ci troveremo a pescare da sponde alte.
Orate dove
Le brusche variazioni di fondale quali, scalini, buche e secche sono tutti ottimi spot per tentare la cattura di qualche bel pesce. Durante la stagione estiva, quando le temperature esterne e quelle dell’acqua hanno rag, beach legering e orate nel mirinogiunto una temperatura molto calda, bisognerà cercarle nelle buche profonde dove i pesci si radunano per trovare un po’ di refrigerio. Negli altri spot citati, potremo avere successo a inizio stagione, quando i pesci nelle ore più calde entrano in attività dove l’acqua si riscalda prima, quindi in tutte quelle zone dove il fondale è più basso. Pescate comunque e sempre in zone dove l’acqua è “viva” e non sbaglierete mai.

Da buon pesce di fondo, l’orata possiede un apparato buccale molto potente, in grado di triturare anche i gusci dei molluschi. Basti pensare che la sua dieta principale è basata per lo più da mitili che essa frantuma in un batter d’occhio. Ciò significa che i nostri terminali dovranno essere a tutta prova.
Una pesca divertente
Se vogliamo prendere delle orate degne di questo nome bisogna pescare con le tecniche di fondo, dimentichiamoci bolognese e galleggiante e bigattini al seguito, per lo meno in foce. Poi ognuno faccia come crede, ma i risultati parlano da soli! è vero che il bigattino in fatto di potenzialità di cattura, soprattutto nel periodo estivo si guadagna prepotentemente il primo posto nella classifica delle esche per la pesca con la bolognese, ma è altrettanto vero che difficilmente riusciremo a selezionare la taglia con queste larve. Quindi per tutti coloro che sono abituati a pasturare, a guardare l’asta del galleggiante per ore, e a pescare con lenze ultraleggere, diciamo che se vogliono intraprendere questo viaggio devono essere consapevoli di fare un cambiamento tecnico importante, quanto radicale. La tecnica consigliata è indubbiamente il beach legering, impiegando canne leggere con potenza di casting al massimo di 100 grammi e dotate di un mulinello di dimensioni medie caricato con dello 0,25 di qualità.

Vetta sensibile, di tipo classico o a baionetta, con casting di lancio da 100 a 120 grammi. Sono le caratteristiche più importanti per la canna da beach in foce.
La canna da beach legering
Sul mercato ci sono prodotti di buona qualità, caratterizzati da un rapporto qualità prezzo veramente invitante. Diciamo che non occorrono canne particolari, ma devono avere una vetta molto sensibile, in modo da individuare anche la più delicata delle abboccate. Esistono due tipi di canne per pescare a beach legering: quelle con il cimino classico e quelle con quello a baionetta. Ovviamente il vantaggio che hanno le prime sulle seconde è che possiamo prepararci la lenza a casa senza incorrere in imprevisti e attorcigliamenti vari. La scelta consigliata quindi è su quelle classiche preoccupandoci, però, di scegliere quelle con vette sensibili e sottili, ma che mantengono comunque una buona spinta nella fase di lancio. Si consiglia l’acquisto di canne con casting che va da 100 a 120 grammi.

I mulinelli da beach legering devono avere un’ottima frizione e un rapporto di recupero elevato.
Il mulinello da beach legering
Quelli più idonei devono essere dotati di una buona frizione ed un ottimo rapporto di recupero, in modo da recuperare velocemente la lenza. Orientatevi su mulinelli dotati di seconda frizione (la più usata è nota come “bait runner”) che permette di assecondare le partenze dei pesci in fase di abboccata senza che questi si accorgano dell’insidia. Questo dispositivo diventa indispensabile nella pesca delle orate e delle spigole quando si pescano con esche vive che vengono predate nella maniera più assoluta. Deve possedere una bobina larga in modo da facilitare l’uscita del nylon durante la fase di lancio.


Piombi piatti e allungati che tengono bene il fondo sono il complemento ideale nelle montature da beach legering all’orata.
Zavorre speciali
Nella pesca da riva la piombatura riveste sicuramente una particolare importanza perché è grazie a “lei” se la nostra esca rimane saldamente attaccata al fondale muovendosi quel poco che basta per sembrare naturale, creando così l’inganno ideale per le difficili orate. Diventa quindi di primaria importanza scegliere il piombo giusto per affrontare le acque della foce. I migliori sono quelli piatti, magari arricchiti da qualche “ramponcino” che migliora la stabilità e la tenuta col fondo. Il piombo non verrà inserito nella lenza madre senza essere stato prima attaccato all’antitangle super booms. Questo indispensabile accessorio realizzato e distribuito dal marchio fiorentino Stonfo ci viene utile perché irrigidisce la parte dove si trova il piombo, evitando spiacevoli grovigli nella fase di lancio. In quei tratti di foce caratterizzati da una forte e costante corrente, bisogna ridurre al minimo gli attriti. Oltre a impiegare zavorre di forma piatta, dovremo utilizzare anche lenze relativamente sottili. Uno 0,25 mm è il diametro ottimale perché ci permette sia una buona tenuta con pesci anche di grossa mole sia una perfetta stabilità del piombo in pesca perché, dato “l’esile” diametro, taglia perfettamente il flusso della corrente. Ovviamente dovremo ricorrere allo shock leader per ammortizzare il lancio di piombi che possono raggiungere anche l’etto di peso. Si tratta di uno spezzone di filo di diametro maggiore rispetto a quello usato sul mulinello, che ha appunto la funzione di evitare che, nell’azione di lancio, per lo sforzo la lenza e il finale possano cedere di schianto.

L’orata ha un apparato capace di frantumare il più duro dei molluschi. Dovremo usare ami robusti, ma allo stesso tempo leggeri e con il filo sottile. L’uso di ami del genere è richiesto anche perché non lede la vitalità delle esche impiegate, nel caso specifico anellidi marini e granchi.
Lenze, finali e ami
Nella lenza madre dello 0,25 inseriremo l’anti-tangle, dopodiché andremo a mettere anche un tubetto di caucciù che fungerà da salvanodo. A questo punto legheremo una girella del n. 14 provvista di moschettone. Poi collegheremo il terminale dove preventivamente avremo fatto una brillatura per irrigidire i primi venti centimetri. Uno o due ami del n 7 completeranno la lenza. L’orata è un pesce molto sospettoso, agiremo di conseguenza. Il finale consigliato dovrà essere lungo almeno due metri, con qualsiasi esca si peschi, anellidi marini, granchi o cannolicchi. L’impiego di un finale molto lungo è dovuto proprio al fatto che ci troviamo di fronte pesci molto selettivi che molto probabilmente prima di ingoiare l’esca la guardano non 10, ma forse 100, 1000 volte! Soffermiamoci un attimo anche sul diametro da impiegare. è vero che l’azione di pesca è mirata a pesci di mole sostenuta, ci possiamo trovare in canna orate che superano tranquillamente i due chilogrammi di peso, però non bisogna esagerare troppo sul diametro di monofilo da adottare per il terminale. Questo perché anche se peschiamo con esche voluminose, dobbiamo sempre considerare il fatto che le orate sono pesci molto sospettosi. In poche parole, si consigliano diametri che vanno da uno 0,18 a un massimo dello 0,22. Ovviamente per uso marino e con una buona resistenza all’abrasione!

Per l’orata nulla di meglio di un piccolo granchio innescato su un amo del n.7.
Le esche da beach legering
L’acqua tiepida tipica delle foci dei fiumi impone, come abbiamo detto all’inizio, l’uso di esche selettive, quindi via libera al granchio come esca che oggi possiamo reperire con estrema facilità in qualsiasi negozio specializzato in esche vive. Soprattutto nelle località di mare non sarà difficile trovare questa esca. L’innesco del granchietto vivo avviene tramite l’utilizzo di due ami del n. 7 dotati di occhiello e legati sul finale a una distanza l’uno dall’altro di circa un centimetro. Una volta privato il granchietto delle chele, lo innescheremo nella parte posteriore. Si consiglia di controllare l’esca ogni mezz’ora in modo da assicurarsi che questa sia sempre vitale. Le foci dei fiumi sono popolate periodicamente anche dalle seppie che, con la marea, si spingono anche all’interno. L’intervento della seppia sull’esca è facilmente riconoscibile perché una volta issata l’esca noteremo che il granchio sarà stato privato della polpa tramite alcuni fori fatti sul carapace dello stesso. A questo punto cercheremo di lanciare l’esca in altre zone e distanze. Se le esche verranno ancora attaccate dalle seppie, l’unica operazione che possiamo fare è quella di cambiare zona.




