La pesca a lancio con le esche artificiali è una disciplina praticata soprattutto dai pescatori giovani, attratti dalla grande dinamicità di questa tecnica e dalle notevoli possibilità di cattura. Ogni ambiente, dalla spiaggia al porto alla foce, si presta a questa dinamica tecnica e la grande varietà di specie insidiabili permette di pescare in qualsiasi stagione. Divertimento assicurato!

Ci sono tecniche che hanno reso grande e popolare la pesca sportiva con la canna e lo spinning è senza alcun dubbio al primo posto. Pesca dinamica, che non ingombra troppo per l’attrezzatura essenziale e lascia sempre molto spazio alla fantasia personale, la pesca a lancio con gli artificiali ha trovato anche in mare una collocazione perfetta. Dalla costa, così come dalla barca, questa disciplina consente di apprezzare l’acqua salata e i suoi tesori nella sua interezza ed è certamente alla portata i tutti. Anche chi non possiede un’imbarcazione può ugualmente divertirsi parecchio poiché le coste rocciose, così come le spiagge, i porti o le foci dei fiumi possono essere affrontate con la certezza di fare belle catture, unendo il piacere di spostarsi e muoversi in cerca delle prede alla consapevolezza di fare una pesca “pulita”, senza l’obbligo di dovere usare le esche naturali. Il fascino di questa disciplina sta anche nella possibilità di praticarla per dodici mesi, beninteso facendo a priori una selezione degli spot e dei pesci che si vogliono insidiare. Pescando da riva la ricerca dei luoghi migliori e delle potenziali prede può complicarsi un poco, poiché non sempre i nostri avversari con le pinne si troveranno a portata di canna. È quindi fondamentale conoscere a fondo usi e abitudini dei pesci carnivori e poi imparare ad usare al meglio la nostra attrezzatura, con particolare riguardo alla tipologia delle esche artificiali che, come vedremo, è molto vasta.

Da riva, le possibilità di pesca sono davvero tante. Con un’imitazione di pesce possiamo sperare di catturare qualsiasi specie di pesce predatore.
Sabbia, roccia e… cemento
Abbiamo detto che lo spinning marino può essere praticato ovunque, e questo è senza dubbio il suo potenziale principale visto che, adeguando l’attrezzatura e le esche artificiali, possiamo affrontare qualsiasi ambiente con la certezza di fare sempre qualche bella cattura. Persino in piena estate possiamo pescare bene dalle spiagge (bagnanti permettendo) con la sicurezza di agganciare qualcosa e divertirci! Le spiagge profonde, cioè quelle in cui il gradino di battigia è molto accentuato, sono le migliori, soprattutto durante la scaduta. Nello spinning dalla spiaggia bisogna “leggere” la morfologia del fondale, cercando i luoghi di maggior interesse che, normalmente, sono caratterizzati da punte, canaloni, buche e secche. Tutti questi spot attirano i pesci carnivori nelle varie stagioni, o con le diverse situazioni del moto ondoso. Un momento sempre favorevole un po’ per tutti i predatori è la fase di scaduta, poiché il ritorno graduale a una situazione di mare calmo induce il pesce foraggio e i pesci grufolatori, tutte potenziali prede dei carnivori, a frequentare la battigia in cerca della pastura messa allo scoperto dal moto ondoso. Fanno eccezione le punte e le secche, che possono essere redditizie anche in fase di bonaccia; queste zone fanno in genere da spartiacque verso i fondali, dai quali risalgono spesso i pesci da spinning più interessanti. Lungo le spiagge, comunque, prima o poi tutti i pesci carnivori devono passare, a partire dalla poderosa leccia amia o l’aggressivo pesce serra. Ma anche spigole e barracuda non mancano di far visita agli arenili sabbiosi, in particolare negli orari più tranquilli, o addirittura di notte.

La foce di un fiume è un altro hot spot per chi pesca a spinning dalla costa. In alcuni periodi attira pesci predatori molto interessanti: spigole, lampughe e pesci serra.
Tra dolce e salato
La foce in mare di un corso d’acqua, grande o piccolo che sia, crea una situazione molto favorevole per tutti i pesci ed i carnivori da spinning non si lasciano certo sfuggire un’occasione così ghiotta. Là dove il fiume si unisce al mare i piccoli pesci trovano pastura in abbondanza, finendo con l’attirare la vorace spigola o il temibile serra. Da tenere inoltre presente che, a causa delle maree montanti, il flusso di acqua salmastra che si viene a creare può interessare anche diversi chilometri di fiume prima della sua foce. Alcune specie di predatori marini “eurialini”, capaci cioè di adattarsi anche all’acqua dolce, possono così risalire il corso d’acqua ed essere preda delle stesse esche da spinning rivolte ad altre specie di carnivori tipicamente d’acqua dolce. La spigola è senza dubbio protagonista: possiamo trovarla anche all’interno del fiume distante svariati chilometri dalla foce, ed insidiarla con artificiali quali minnow ed esche di gomma, gli stessi che avremmo usato per trote o lucci.

Le scogliere sono spot eccezionali per lo spinning marino. Specialmente in estate e autunno nascondono pesci carnivori di tutte le taglie.
Spinning dagli scogli
La scogliera, in particolare quella ripida che sprofonda nel blu cupo, è un ambiente classico per il lancio con gli artificiali. Qui possiamo trovare tutte le prede più interessanti: a ridosso degli scogli imbiancati dalla schiuma girano spigole, barracuda e pesci serra, se poi la scogliera è a picco sul mare e la profondità è generosa accostano anche palamite e lampughe. Ma a anche i grossi scogli isolati e sommersi che si intravedono da una scogliera bassa e piuttosto monotona possono dare grosse soddisfazioni, territorio di caccia ideale per ricciole e dentici, mentre gli anfratti più piccoli fungono da nascondiglio per i piccoli predatori di tana come scorfani, perchie e sciarrani. Queste ultime tre specie sono oggi insidiabili con una tecnica derivata dallo spinning più generico e definita “light rock fishing” e caratterizzata da canne e artificiali molto leggeri che rendono più divertente la caccia a questi carnivori minori.

Capita più spesso di quanto non si creda: spinning, spigole di taglia possono comparire anche in pieno giorno dai lungomare.
Sorprese nei porti
I ripari artificiali, grandi o piccoli, sono sempre frequentati dai pesci da spinning in ogni stagione. Anche in pieno inverno, quando la scogliera e la spiaggia offrono poco perché il pesce si è ritirato nei fondali inaccessibili da riva, i porti offrono ottime possibilità. Lanciando dalle banchine di cemento o dagli antemurali collegati col mare aperto possiamo sperare nella cattura di spigole, pesci serra e lecce. Le sponde verticali in cemento hanno sempre degli anfratti frequentati da scorfani; di notte, invece, gli stessi luoghi sono ben popolati da seppie e calamari, oltre che dal barracuda che, anche d’inverno, nei porti non manca mai.

La spiaggia offre mille opportunità per chi la affronta a spinning. Anche in piena estate, al tramonto o durante una scaduta, possiamo trovare attaccati al nostro artificiali pesci favolosi.
Tipi da spiaggia…
Nelle spiagge che si perdono a vista d’occhio è molto probabile l’incontro con la leccia amia, uno dei più potenti predatori marini, che possiamo “fregare” utilizzando grossi popper e jerk con un’attrezzatura da spinning pesante. Qui, girano i famelici pesci serra e, tra la schiuma della risacca, si nascondono spigole anche di buona taglia. E, verso il tramonto, non è raro sentire in fondo alla lenza la mangiata di qualche barracuda di passaggio.

Il barracuda può oggi essere considerato una specie invasiva. Lo troviamo dappertutto!
Trovare i pesci
Le eccezioni sono sempre possibili ma, solitamente, lecce e spigole vanno cercate nelle fasce d’acqua più profonde, mentre palamite, lampughe, sugarelli, sgombri e altre specie pelagiche si catturano soprattutto in superficie. Tutte le fasce d’acqua intermedie sono valide in condizioni particolari di tempo (per esempio in presenza di vento) e nei confronti di quei pesci che amano pinneggiare anche a mezz’acqua. Di conseguenza, la scelta degli artificiali dovrà ricadere sulle varie tipologie di minnow galleggianti, affondanti o suspending, oppure sui cucchiai ondulanti per le fasce d’acqua intermedie. Le esche di gomma con testa piombata troveranno invece un ottimo impiego sui fondali. Tutto è affidato all’intuito (il cosiddetto “senso dell’acqua”) e alla sensibilità individuale, fermo restando che qualsiasi accorgimento che renda viva un’esca artificiale rappresenta il vero segreto dello spinning in mare.

Predatori di piccola taglia gradiscono esche gommose recuperate a light rock spinning, una branca dello spinning ultraleggero.
La vita dell’artificiale: il recupero
Così come in acqua dolce, i pesci non si fanno ingannare mai da un artificiale “senza vita”, ma solo da uno che si comporta come un piccolo pesce in difficoltà. Ecco perché l’azione di recupero di un determinato artificiale può essere determinante, portando il predatore ad attaccare, oppure indurre semplice attrazione, limitando il predatore a seguire l’esca senza mai decidersi a morderla. Molti gruppi di esche artificiali hanno un movimento proprio che risulta evidente già nei recuperi monotoni e lineari. Ma quasi sempre questo movimento insito nell’esca non è sufficiente a scatenare la reazione di attacco del pesce carnivoro e sta al pescatore imprimere le cadenze giuste con rallentamenti, accelerazioni, soste, scatti che devono dare all’artificiale quel “soffio di vita” fondamentale per convincere il predatore. Il recupero dell’artificiale è quindi una vera e propria arte che fa la differenza tra un pescatore bravo che prende sempre e un “mediocre” che racimola qualche cattura solo nei momenti più propizi.

Il nome non deve ingannare. I metal jig sono in realtà ondulanti massicci che, proprio come gli ondulanti (spoon) ondeggiano nei recuperi lineari e regolari.
Ondulanti e metal jig
Il principio di funzionamento di questi artificiali si basa sul moto ondulatorio di una forma metallica piegata in due punti nel senso della lunghezza. In genere si tratta di una lamina di ottone o acciaio cromato con molteplici forme e pesi specifici. Il movimento è dato dalla combinazione delle pieghe che fanno ondeggiare l’esca in maniera molto sinuosa e regolare se la velocità di recupero non è eccessiva. La bombatura conferisce a tutti gli effetti l’andamento di un piccolo pesce in difficoltà, che qualsiasi predatore, dalla spigola al barracuda, predilige per la facilità di attacco. Esistono ondulanti dal corpo più slanciato e altri di forma più ampia, con un rapporto tra lunghezza e larghezza quasi a favore di quest’ultima. Con l’ondulante è possibile effettuare lanci lunghi grazie al suo peso, e attuare recuperi variati con traiettorie sinuose, spezzate da discese in verticale verso il fondo animando l’esca con la canna in una specie di andamento a “saliscendi”. Il metal jig è un’esca semplicissima: è composta da una barra in metallo con un’ancoretta posta sulla parte terminale. Anch’essa come gli ondulanti ondeggia nei recuperi lineari. Ma può essere manovrata a saliscendi, oppure recuperata velocemente in superficie facendolo saltellare sull’acqua, azione tipica per la cattura della lampuga. Il peso può variare da pochi grammi per insidiare i predatori dalla bocca più piccola come le aguglie, fino a 60-80 grammi per quelli più grossi. Le livree sono di tutti i colori, da quelli più accesi come l’azzurro, l’arancione e il rosa (solitamente olografici) fino al bianco tenue. I metal jig sono molto utili quando, pescando da riva, è necessario raggiungere grandi distanze sul lancio. Funzionano con tutti i grandi predatori, in particolare con quelli che vanno stimolati con recuperi veloci e variati.

Imitazioni di pesci esca
Le copie di pesce foraggio, realizzate in legno o plastica, sono ormai diffusissime e replicano in maniera esatta, nella forma e nei colori, le prede di tutti i carnivori marini. Si muovono tramite una palettina piazzata sotto la testa e inclinata in modo tale da impartire all’esca un nuoto proprio fatto di scarti laterali alternati. Tale paletta (o timone di nuoto) è responsabile anche dell’affondamento, nei modelli galleggianti, in fase di recupero. Questo vasto gruppo di esche prende il nome di “minnow” e copre qualsiasi esigenza di pesca, a galla, a mezz’acqua o in profondità. I minnow, proprio grazie alla loro funzione di “esche copia”, funzionano da riva tutto l’anno e in qualsiasi ambiente, con predatori grandi e piccoli.

In nessuna tecnica come nello spinning il mulinello è soggetto a sollecitazioni così forti. la frizione, in particolare, deve avare una taratura di almeno 8 chilogrammi.
Il minimo indispensabile
Canne, mulinelli, accessori e minuteria sono i “ferri del mestiere” del pescatore a spinning. È bene conoscere tutte le loro caratteristiche per scegliere un equipaggiamento in linea con le nostre esigenze di pesca. Il pregio principale dello spinning è la sua grande praticità, anche grazie a una dotazione di base che per certi versi è ridotta ai minimi termini rispetto ad altre tecniche di pesca in mare. Ma non per questo dobbiamo sottovalutare l’argomento perché, se da un lato l’attrezzatura necessaria è decisamente contenuta, d’altro canto è importante sceglierla con attenzione. Le nostre “armi” saranno soggette a uno sfruttamento intenso che include anche pesanti cicli di sforzo meccanico. La continua ripetizione di lanci e recuperi, lo sfregamento del filo contro gli ostacoli sommersi, le forti trazioni dovute a ferrate e combattimenti con le prede agiscono negativamente sugli elementi che compongono la nostra dotazione. Quindi, dobbiamo fare in modo di avere sempre un equipaggiamento completo ma con un occhio di riguardo alla qualità, per fronteggiare con sicurezza le diverse esigenze che ci troveremo di fronte e resistere in pesca il più a lungo possibile.

Il combo canna – mulinello deve avvantaggiare la bilanciatura di insieme, solo così potremo eseguire tanti lanci senza stancarci troppo.
Rapporto canna e mulinello
Abbiamo giustamente evidenziato come lo spinning comporti un uso intensivo e “frenetico” dell’attrezzatura, che adoperiamo ripetutamente anche in condizioni scomode. Per non affaticare il braccio che impugna la canna e trovare un discreto equilibrio che ci permetta di pescare senza stancarci troppo, dovremo ottenere un buon compromesso mirando al perfetto bilanciamento tra canna e mulinello. Possiamo verificare con facilità tale requisito appoggiando la parte più avanzata dell’impugnatura sul nostro dito. La bilanciatura ottimale si otterrà con il fusto della canna in perfetto equilibrio, senza che penda eccessivamente da una parte o dall’altra. Ovviamente, a parte la necessità di trovare il baricentro, la stabilità dipende molto anche dalla lunghezza dell’impugnatura, dal peso complessivo e dalla lunghezza del fusto. Tutti questi fattori dovranno essere in armonia con il peso del mulinello, che sarà meglio scegliere facendo attenzione alle dimensioni: non troppo grosso né minuscolo rispetto alla nostra canna da lancio.

Una canna perfettamente bilanciata col mulinello migliora la precisione dei lanci e affatica meno braccio e polso.
La canna giusta
Scegliere una canna da spinning dipende da diverse considerazioni che fanno riferimento principalmente agli ambienti nei quali andremo a pescare, alle prede insidiate e, soprattutto, alle esche artificiali che monteremo. I tre parametri che identificano una canna da spinning sono la lunghezza, la potenza e il tipo di azione. La combinazione di queste caratteristiche conferisce all’attrezzo i requisiti necessari per affrontare le molteplici condizioni di pesca, tenendo conto che, al variare di questi tre parametri, si ottiene una serie molto vasta di combinazioni. Nell’acquisto ciò che conta è operare sempre una scelta coerente e ragionata, senza farsi ingannare dalle “mode” del momento che potrebbero portarci a una valutazione sbagliata per le nostre reali necessità, facendoci pentire alla prima uscita.




