Pesca all’inglese, tecnica furba per pesci furbi

Importata dall’Inghilterra alla fine degli anni ’80, questa disciplina, nota anche come match fishing, risolve alcuni problemi frequenti per chi pesca in acque ferme con galleggiante ed esche naturali, come un vento fastidioso e il moto ondoso che non ci permettono di scorgere le abboccate

La pesca all’inglese è stata inventata dagli agonisti inglesi che l’hanno chiamata “match fishing”.

Insieme alla pesca con la roubaisienne, la tecnica di pesca all’inglese può ben dirsi una tecnica di importazione. Entrambi i sistemi provengono infatti da altri Paesi europei e in Italia essi sono approdati alla fine degli anni Ottanta sotto la spinta della parte agonistica della pesca sportiva, oggi infatti fanno parte delle discipline più usate per chi fa gare di pesca al colpo. Si tratta di tecniche e estremamente tecniche che si sono sviluppate per far fronte a situazioni ambientali estreme; la pesca all’inglese, in particolare, si è evoluta in Inghilterra per fronteggiare le giornate di vento molto comuni in quel Paese; già fastidioso di per sé il vento teso e costante impedisce una corretta visione del galleggiante quando si tratta di localizzare l’astina a svariati metri dalla riva, per non parlare dell’abboccata che, con l’increspatura dell’acqua, diventa quasi indecifrabile. Con la tecnica dell’inglese, i pescatori d’Oltre Manica hanno risolto brillantemente entrambi i problemi, riuscendo a pescare (e catturare) anche con queste condizioni che a noi italiani parrebbero proibitive.

Un tipico lago inglese sferzato dal vento. Una situazione difficile per chi pesca a galleggiante con le esche naturali, risolvibile ricorrendo alla “match fishing”.

Problema risolto

Qualsiasi appassionato italiano, seppur esperto e abile, farebbe infatti una gran fatica a maneggiare la sua bolognese o fissa preferita con vento che sposta sbatacchiando galleggiante e lenza, e in ogni caso non riuscirebbe mai a raggiungere i branchi di pesci che nuotano al largo perdendo qualsiasi controllo sull’esile finale. La pesca all’inglese, definita dagli angler britannici “match fishing” proprio perché riconosciuta come disciplina vincente nelle gare, risolve il problema con uno stratagemma geniale: la lenza, nel tratto che va dal cimino al galleggiante, resta completamente sommersa, fuori quindi dalla portata nefasta del vento. Inoltre il galleggiante è di tipo piombato alla base (quindi con una maggiore stabilità anche in caso di moto ondoso), presso la quale viene unito al filo che va al mulinello da una parte e dall’altra al finale. Rispetto alla più raffinata e italianissima passata con la bolognese, quindi, la pesca all’inglese è decisamente più rozza e, se vogliamo, rispecchia l’indole molto pratica dei pescatori inglesi che, quando ricorrono a questa tecnica, lo fanno per catturare pesce in quantità; non a caso, come si diceva prima, questa disciplina è molto sfruttata durante le gare internazionali che spesso vedono i campioni inglesi piazzarsi invariabilmente ai primi posti.

Altro vantaggio fornito dalla pesca all’inglese è la possibilità di raggiungere pesci distanti: con galleggianti pesanti, chiamati wraggler, si possono fare svariate decine di metri di lancio.


Se il pesce è lontano

Se le condizioni sono avverse, quindi, con la tecnica dell’inglese si può pescare ugualmente e con profitto. Ma c’è un altro vantaggio: il pesce è raggiungibile anche se il vento è contrario e i branchi stazionano a grande distanza da riva. I galleggianti da inglese (detti waggler) possono portare anche più di quindici grammi di piombo risultando ugualmente molto sensibili perché agganciati alla lenza solo nella loro parte inferiore. Il fatto che il grosso della zavorra per il finale sia quasi tutto concentrato vicino al waggler favorisce la gittata dei lanci anche in presenza di vento robusto e teso e, inoltre, impedisce al pesce di avvertire l’inganno poiché corpo e gran parte dell’asta di questi segnalatori sono completamente affondati e quando il pesce si accorge dell’inganno, spesso è troppo tardi. Grazie a questa montatura decisamente atipica le abboccate si vedono anche “in calata” quando la lenza non è ancora perfettamente tesa e l’esca sta scendendo sul fondo. Ma ci sono svantaggi in questa tecnica che a noi italiani è parsa rivoluzionaria? Purtroppo sì, ma è il naturale “rovescio della medaglia” di qualsiasi disciplina sportiva. Per via dell’estrema sensibilità del galleggiante unito alla lenza nella sua parte apicale (opposta alla lunga asta), questa pesca è molto redditizia in acque ferme ma altrettanto poco adatta alle acque correnti. Il galleggiante affonda infatti alla minima azione di richiamo, il filo tende e fare pancia e qualsiasi azione di trattenuta (tipica della pesca a passata) viene vanificata.

La canna da inglese, detta anche match rod, è a più pezzi a innesti e deve avere una notevole sensibilità nel cimino, oltre a una discreta potenza di lancio.

Match rod, la canna da inglese

Come abbiamo accennato, per poter pescare anche in condizioni di vento fastidioso la canna da pesca all’inglese deve avere una struttura molto particolare. La match rod è assemblata in tre pezzi ad innesti e, provenendo dal mercato inglese, ha una misura che viene espressa in piedi (feet) attraverso il sistema metrico inglese (un piede = 30 centimetri). Da noi i modelli che vanno per la maggiore vanno da 13 a 15 piedi, ossia da poco meno di quattro metri a quattro metri e mezzo. Ovviamente la fibra di carbonio è il materiale più usato ed essendo molto sottili nel diametro, tali attrezzi risultano leggeri, sensibili e nervosi. In questi ultimi tempi si sono affermate anche canne da inglese che, anziché essere a innesti, sono telescopiche come quelle da passata, rappresentano la soluzione migliore per il pescatore occasionale che preferisce attrezzi poco ingombranti e di rapido impiego. Una caratteristica che accomuna tutti questi attrezzi è la presenza abbondante di un numero di passanti di piccolo diametro posti a distanza sempre più ravvicinata dal calcio verso il vettino: la loro funzione è molteplice: incanalano meglio il filo proveniente dal mulinello, il filo scorre meglio in fase di lancio e ha un’abrasione minore, in caso di pioggia non resta attaccato al fusto della canna perché i numerosi passanti lo tengono ben distanziato. In più la presenza di tanti anelli migliora la curvatura della canna sotto sforzo senza appesantirla troppo data la loro piccola misura.

Il mulinello classico da inglese ha un rapporto di recupero elevato, una frizione sensibile e una buona robustezza delle parti meccaniche.

Mulinello superveloce

Anche il mulinello in questa pesca deve assolvere a funzioni particolari e va scelto quindi con un certo criterio. Non esistono modelli espressamente progettati per questa pesca, ma si possono scegliere mulinelli con un alto rapporto di recupero. Questa caratteristica è importante perché, pescando a distanze da riva spesso notevoli, la ferrata e il successivo recupero devono avvenire in modo da evitare che i pesci possano sganciarsi o fuggire nella nostra direzione; un recupero veloce permette infatti di evitare che il filo possa allentarsi durante questa manovra difensiva del pesce, tenendo il filo costantemente teso mentre la preda ci corre incontro. In più un mulinello veloce riduce i tempi morti nel recupero del finale tra un lancio e l’altro; un mulinello con rapporto di recupero di 6:1 (ossia sei giri del rotore per un giro completo della manovella) può essere considerato un superveloce nella sua categoria, perfetto per questa pesca perché dotato di recupero “bruciante”. La frizione è un altro particolare su cui porre attenzione anche se, prima gli inglesi e oggi anche noi italiani, preferiscono farne a meno in caso di abboccata manovrando (se il pesce concede il tempo, altrimenti è meglio usare la frizione) all’indietro la manovella dopo avere sbloccato il dispositivo dell’antiritorno. Una procedura che va condotta con attenzione, stando attenti a regolare il rientro e la fuoriuscita del filo per evitare grovigli o perdite di tensione.

Per la pesca all’inglese a lunga distanza è bene che il galleggiante abbia un’antenna molto leggera, anche se il galleggiante all’inglese, o waggler in lingua originale, per il fatto di avere tutto o parte del piombo di taratura all’estremità del corpo, viene molto meno influenzato in fase di volo da un’antenna in materiale pesante. Comunque, anche in questo caso le antenne in plastica cava risolvono tutti i problemi del pescatore.

I galleggianti da match fishing

Abbiamo detto che le acque ferme rappresentano l’ambiente ideale per la pesca all’inglese. Il galleggiante, meglio noto come waggler, è infatti realizzato su misura per i laghi, gli stagni e le cave; la sua forma bombata alla base per spostare il baricentro verso il basso (aiutato in questo anche dalla posizione della zavorra tutta concentrata nella sua parte apicale inferiore) è ideale per segnalare le abboccate in acqua ferma. È realizzato con materiali sintetici impermeabili e resistenti agli urti; dovendo essere letteralmente scagliato anche a notevole distanza, è necessario che la sua parte esterna sia robusta e quindi, nei modelli qualitativamente migliori, è trattato con varie mani di vernice epossidiche che ne rendono la struttura più resistente.

I galleggianti da inglese si dividono in due gruppi: gli straight, sensibili ma con poca portata e i bodied, più usati, con un corpo piombato che facilita i lanci e migliora la sensibilità.

Due versioni

Sommariamente possiamo dividere i waggler in due tipi: dritti (straight), molto sensibili ma con una scarsa portata di zavorra e bombati (bodied) con un corpo voluminoso alla base della lunga asta per aumentarne la portata. I modelli straight, non essendo molto pesanti, vanno bene per pescare sulle corte distanze, diciamo fino a una ventina di metri e a profondità non superiori alla lunghezza della canna. I bodied invece hanno la maggior parte del corpo già piombato con una zavorra interna al bulbo e, di solito, per ottenere una perfetta taratura basta inserire qualche piombino sul finale. Il galleggiante riporta sulla sua parte esterna la grammatura totale e quanta di questa è presente nella zavorra interna. Per esempio, se il galleggiante riporta la scritta 3+1 significa che la portata totale è 4 grammi dei quali 1 è quello che possiamo inserire sulla lenza. Molti waggler di tipo bodied hanno la piombatura esterna, costituita cioè da una serie di dischetti o cilindretti di ottone che si possono aggiungere o togliere a seconda delle esigenze in pesca. In caso di utilizzo di galleggianti pre piombati, è necessario inserire una girella tra bodied e finale per evitare grovigli nel lancio.

Con molta abilità e un pizzico di fortuna possiamo portare a guadino anche pesci di taglia, come questa bella carpa.

A prova di vento

Una volta perfettamente tarato, il waggler regge molto bene sia alle sferzate di vento sia al moto ondoso causato da un vento teso e regolare. Il filo, scorrevole e fissato solo alla sua base, nella parte inferiore, rimane sommerso e non in superficie. Altro vantaggio è quello di potere usare grammature notevoli senza doverle distribuire sulla lenza che, in questo modo, risulta più leggera rispetto a una di pari peso ottenuta nella maniera convenzionale (vedi lenze per la pesca a passata). Ma con gli stessi vantaggi: la possibilità di usare finali sottili e ami molto piccoli per ingannare furbi cavedani a mezz’acqua, per esempio, quelli che, guarda caso, vivono nelle acque ferme dei grandi laghi e raggiungono taglie ragguardevoli.

Come antenna del waggler possiamo montare il fischione, una particolare antenna che si inserisce nel galleggiante per percepire meglio l’abboccata. I fischioni sono aperti nella parte superiore e inferiore, in modo da favorire il passaggio dell’acqua.

Sensibilità innanzitutto

I migliori galleggianti muniti di antenna intercambiabile hanno l’alloggiamento per quest’ultima in plastica o teflon. Questo perché la sostituzione dell’antenna potrebbe causare dei danni o delle screpolature alla vernice qualora il foro nel corpo del galleggiante o la penna di pavone, nel caso dei galleggianti all’inglese, non fossero protetti. L’immersione potrebbe far bere al corpo in balsa un po’ d’acqua diminuendo la portata del galleggiante che poi si rovinerebbe in poco tempo a causa della fragilità del legno. Nel caso della penna di pavone, invece, finisce per sbriciolarsi l’estremità.

Come zavorra si usano pallettoni di piombo con grammatura selezionata per tarare perfettamente il galleggiante.

La montatura

Abbiamo detto che i waggler di tipo bodied sono i più usati e possono avere una portata notevole nel caso di quelli con scarsa piombatura. Va detto che nei galleggianti da inglese la portata non viene espressa in grammi ma, come per le canne, si ricorre a una differente misurazione: 2 AAA, 3 SSSG + 1 BB, 4 BB eccetera. Queste diciture si riferiscono ai pallettoni sferici usati come zavorra e che in Inghilterra si chiamano SSG (gr. 1,68), AAA (gr. 0,84) e BB (gr. 0,42). Quindi un galleggiante che sulla dicitura esterna riporta la scritta 2 AAA significa che ha una portata di 1,68 grammi. Va inoltre ricordato che la scala della piombatura inglese, come si può notare dalla grammatura, decresce della metà per ogni piombo: AAA pesa il doppio di BB e di conseguenza SSG peserà il doppio di AAA e sarà quattro volte BBB. Ne deriva che un SSG equivale a due AAA e un AAA a due BB. Si tratta di un sistema tipicamente inglese ma abbastanza semplice, che permette di ottenere una veloce e sicura taratura del waggler nello stile molto pratico dei pescatori inglesi. Il resto della montatura, se necessario, può invece essere realizzato con piombi più piccoli, gli stessi che usiamo noi italiani e che abbiamo codificato nella maniera tradizionale. Diamo uno sguardo alla lenza e al finale. Il filo che viene dal mulinello è bene che sia un nylon di tipo affondante poiché, come abbiamo detto, è necessario evitare il più possibile l’effetto nefasto del vento e quindi anche tutta la parte di filo che va dal waggler al cimino della canna deve restare sott’acqua. Se rimanesse in superficie, inoltre, con l’azione del vento esso svilupperebbe dei tratti poco tesi e dovremmo continuamente cercare di stenderlo con l’effetto deleterio di fare continuamente affondare il waggler. In commercio possiamo quindi trovare monofili espressamente ideati per l’inglese che hanno un peso specifico notevole e tendono ad affondare. Il diametro varia in genere dallo 0,14 allo 0,16, tenendo presente che diametri maggiori vengono usati esclusivamente quando si vogliono insidiare pesci che possono raggiungere taglie importanti, come nel caso della carpa. La lenza va collegata al finale tramite una girella molto piccola che riduce i rischi di groviglio causati dalla rotazione dell’esca durante i recuperi veloci.

Per ottenere una perfetta misurazione del fondo applicheremo all’amo un pallino della misura inglese AAA o SSG. Un piombo di questo genere è sufficiente a far affondare un galleggiante tarato alla perfezione.

Misuriamo il fondo

La misurazione del fondo con la pesca all’inglese è una procedura molto differente da quella adottata per la pesca a passata. Innanzitutto, la massa di piombo utilizzata per tarare il galleggiante si trova presso quest’ultimo. Ciò impedisce di usare una sonda pesante applicata all’amo perché nelle fasi di lancio, il piombo presso il galleggiante e quello della sonda interagirebbero fra loro creando un groviglio inestricabile. Inoltre, bisogna distinguere se peschiamo all’inglese con il galleggiante fisso o con quello scorrevole perché le due cose sono completamente diverse, anche per la misurazione del fondo. Abbiamo detto che, durante la misurazione del fondo all’amo di una montatura da inglese non possono essere applicati pesi o sonde di grosso calibro. La misurazione, dunque va fatta in un modo del tutto particolare. Una volta montata la lenza e, soprattutto, tarato perfettamente il galleggiante, si applica all’amo un pallino della misura inglese AAA o SSG. Un piombo di questo genere è sufficiente a far affondare un galleggiante tarato alla perfezione, ma è abbastanza leggero da non interferire durante la fase di volo della lenza. A questo punto, data una profondità giudicata a occhio, si lancia e si osserva che cosa fa il galleggiante. Se affonda, vuol dire che il pallino applicato all’amo non tocca il fondo e si trascina dietro la lenza, se il galleggiante va in taratura perfetta vuol dire che il piombo dell’amo tocca il fondo e che quindi ne abbiamo dato troppo. Spostando opportunamente il galleggiante, con due o tre misurazioni si riesce a raggiungere l’obiettivo.

La breme, o abramide in italiano, è preda molto comune nella pesca all’inglese, ma richiede un’attenta pasturazione e una perfetta presentazione dell’esca.

Tags

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

Popular

spot_img

More from author

RAPALA SOFTBAITS 2026

Dopo il lancio di nuove hardbait, Rapala propone un ampliamento del suo "parco gomme". Ricchissimo di novità è infatti anche il panorama degli artificiali...

RAPALA HARDBAITS 2026

Ricchissimo di novità è il panorama degli artificiali Rapala per quest’anno. Dalle esche innovative come il Claptail a quelle di fama già consolidata come...

Swimbait di gomma: dove metto il peso?

Una categoria in forte espansione, nel mondo delle esche finte, è quella delle imitazioni di pesce foraggio in materiale vinilico. Definiti anche “shad” o...

CAVA CABASSI IL LAGHETTO DEI MILANESI

A due passi dal centro di Milano un laghetto che sa ancora offrire qualche ora di sano divertimento tra carpe, bass, lucci, persici reali...