Lampuga dalle coste rocciose a spinning

Una volta questo pesce predatore dai colori incredibili aveva abitudini pelagiche ma negli anni ha conquistato la costa con esemplari che superano abbondantemente i dieci chili


Fino ad alcuni anni addietro le lampughe accostavano in alto Tirreno all’inizio dell’autunno arrivando verso la fine di settembre a lambire le coste delle isole e del continente per poi rimanerci fino ad autunno inoltrato. In alcune località del centro sud venivano pescate anche da terra con la tecnica dello spinning. In Sicilia e Calabria i primi avvistamenti e catture avvenivano già da giugno. In quel periodo, infatti, i branchi molto folti di individui sui tre chili massimo, si raggruppavano in alto mare nei pressi delle “canizze”, isolette artificiali e galleggianti, costruite dai pescatori professionisti. Anche adesso, nei loro paraggi, si può praticare con successo la traina di superficie con gli artificiali. Ma ai nostri giorni le lampughe vivono oramai in maniera stanziale i nostri lungo mare, ove hanno prolificato, aumentando di stazza fino ad arrivare quasi alle loro cugine tropicali ed oceaniche.

CHI È LA LAMPUGA

NOME SCIENTIFICO: Coryphaena hippurus

ORDINE: Perciformes

FAMIGLIA: Coryphaenidae

MORFOLOGIA: detta anche corifena, presenta un corpo lungo, compresso ai fianchi, con profilo frontale arrotondato e sporgente. La pinna dorsale è lunga, alta all’inizio, diminuisce in altezza verso la fine. Le pettorali sono lunghe e appuntite, così come le ventrali. L’anale è poco sviluppata in altezza, ma copre 1/3 del ventre del pesce. La coda è fortemente forcuta. La livrea è grigio azzurra, tendente al blu sul dorso e al giallo su fianchi e ventre. Il suo colore varia a seconda della luce: magnifico azzurro o porporino, con riflessi metallici di ogni sorta, o giallo-oro. Raggiunge una lunghezza massima di circa 2 metri e un peso di circa 20 chilogrammi. Nei mari italiani il peso medio delle catture varia da 3-4 etti a 8 chilogrammi.

HABITAT: vive in alto mare, ma si avvicina alle coste seguendo i banchi di pesce foraggio. Agilissimo nuotatore e predatore si muove in piccoli gruppi e cattura pesci e calamari. Preferisce acque con temperature superiori ai 20 C°.

DISTRIBUZIONE: è una specie migratoria diffusa nelle acque tropicali e subtropicali dell’Oceano Atlantico, Pacifico e Indiano. Nel Mar Mediterraneo nuota al largo delle coste sarde e siciliane, nella zona dell’Isola d’Elba, in Liguria.

RIPRODUZIONE: appare sulle coste soltanto al tempo della deposizione delle uova, solitamente in autunno.

Appena pescata la lampuga è una autentica tavolozza di colori, senza dubbio il predatore più bello del Mediterraneo.

ACCRESCIMENTO VELOCE. La specie più diffusa nel Mediterraneo è la Coryphaena hippurus che può anche raggiungere i 25 chili di peso. Il suo accrescimento è così veloce che in passato si riteneva vi fossero diverse specie di questo predatore, a causa delle grandi differenze fra un individuo e l’altro di età diversa. Gli esemplari giovani, invece, sono molto simili ed è difficile distinguerne il sesso. Nella fase adulta, poi, la testa e il corpo del maschio formano quasi un angolo retto mentre nella femmina il cranio si mantiene arrotondato.

Primo piano della testa della lampuga che esprime tutta la potenza esplosiva di questo straordinario predatore pelagico.

COLORI SPLENDIDI. La lampuga è uno dei pesci divertenti e impegnativi che, al momento dell’allamata, compie salti e piroette fuori dall’acqua nel tentativo di liberarsi dell’esca. Ai guizzi, intervalla lunghe fughe e puntate violente verso il fondale. A fine estate si avvicina alle nostre coste di solito con esemplari che variano da uno a tre chili. Da vari anni, però, è diventata pressoché stanziale, occupando il sottocosta della penisola, proponendosi con esemplari degni di altri mari. È un pesce molto particolare, vuoi per la forma del corpo allungato e compresso lateralmente, vuoi per il colore della livrea che cangia da un giallo intenso, al verde, fino ad arrivare a un blu oltremare corredato di punteggiature. Si può distinguere facilmente l’esemplare maschio dalla femmina oltre che dal colore, anche per una grossa protuberanza della fronte che aumenta con l’età, fino quasi a deformare l’intera testa. Una volta fuori dal suo ambiente in pochissimo tempo il suo favoloso aspetto muta in un grigio opaco.

La difesa della lampuga è altamente spettacolare con salti e crobazioe che mettono a dura prova la nostra attrezzatura.

DIFESA SPETTACOLARE. Oltre che sotto costa, la si può incrociare anche in alto mare, spesso nei pressi di relitti galleggianti. Si pesca quindi nella traina veloce e quando c’è il branco, è possibile effettuare catture multiple. Malgrado la forza e il modo di combattere, va pescata con attrezzatura light da 15, massimo 20 libbre. La giusta tecnica per insidiarla è, oltre allo spinning da riva, la traina di superficie con gli artificiali ondulanti o minnow mossi ad una velocità di circa quattro nodi; ma è possibile farla cadere in trappola anche con un bel pesce vivo, innescando sia l’aguglia che un cefalo o un calamaro. La lampuga è da sempre pescata nei mari tropicali ed è ricercata in particolare per la soddisfazione che dà nel combattimento causata dalla spettacolarità dei salti fuori dall’acqua e della grande resistenza alla cattura. In alcune zone del sud i pescatori professionisti costruiscono le “cannizze” una sorta di isolette fatte con fascine di legno e rami di palma. Le carni sono buone ma non ugualmente apprezzate nelle varie regioni italiane.

Coste alte e rocciose, anche strapiombanti su fondali di svariate decine di metri, sono l’habitat ottimale per le lampughe quando decidono di abbandonare le profondità pelagiche.

DALL’ALTO MARE ALLA COSTA. La lampuga vive prevalentemente in alto mare ma in primavera e in autunno si avvicina alla costa, attirata dai banchi di pesce foraggio. È proprio in questi periodi che possiamo catturarla pescando da riva, scegliendo le alte scogliere con punte che si spingono verso il largo e presentano fin nei primi metri una batimetrica importante. La lampuga è molto aggressiva e non lascia scampo alle vittime, grazie a una velocità che permette a questo pesce di cacciare anche senza nascondersi nella schiuma. Di conseguenza, non la incontreremo in una bella giornata di scaduta, anche se in mare le regole possono essere presto smentite. In genere, dovremo cercarla nelle giornate di calma e in pieno giorno. Spesso, dopo avere lanciato, potremo individuare la lampuga già da lontano: non appena si accorgerà del nostro artificiale, si lancerà a razzo in un lungo inseguimento, per poi aggredirlo con decisione. Una volta allamata, parte come un treno, prima puntando il fondo e poi saltando fuori dall’acqua per esibirsi in una serie di capriole. Uno spettacolo di colori e vivacità, unito a una forza capace di portare al limite la tenuta dell’attrezzatura.

Tra gli artificiali più adatti allo spinning per la lampuga, i metal jig consentono lanci lunghissimi e recuperi veloci a imitare il pesce foraggio che staziona negli strati d’acqua superficiali.

 
SPINNING DI POTENZA. Tra le tecniche adatte a insidiare la lampuga lo spinning è certamente il più divertente. Quando una lampuga decide di farsi uno spuntino con il nostro artificiale da spinning, la botta sulla canna è violenta e il predatore dai mille colori comincia a saltare fuori dall’acqua. Non facciamoci impressionare e manteniamo sempre la calma, anche se il pesce dovesse finire tra gli scogli sommersi. Se occorre, e se siamo nello spot adeguato, non dobbiamo temere di infilare il vettino della canna fin dentro l’acqua: questa manovra si compie spesso quando si pesca dalla barca, per evitare di perdere il pesce; eseguiamola anche da riva e vedremo che funziona. Lasciamo che la lampuga salti e si stanchi; quando avrà speso quasi tutte le sue energie sarà il momento di portarla a riva.

Un’altra categoria di artificiali marini molto produttiva è  quella dei popper e dei WTD di superficie, perfetti soprattutto quando la lampuga si esibisce in cacciate a galla visibili anche a grande distanza. Nella foto il Rapala MaxRap Walk’n Roll, un ibrido tra popper e wtd espressamente ideato per queste situazioni.

 
ARTIFICIALI TOPWATER. Poiché la lampuga è un pesce voracissimo che caccia in superficie, utilizzeremo artificiali che viaggiano sul pelo dell’acqua. Le esche che potranno regalarci maggiori soddisfazioni sono in primo luogo popper, wtd (walking the dog) e metal jig recuperati velocemente in super- ficie. Per i colori, scegliamo toni argentati, azzurri e olografici. Con gli artificiali walking the dog, nelle misure intorno ai 10-12 centimetri per 20-25 grammi, faremo un recupero abbastanza veloce, magari richiamando ogni tanto l’artificiale con la vetta della canna per farlo saltare sull’acqua. Infine, si ottengono ottimi risultati anche con i metal jig d 5 a 7 centimetri, richiamati veloci per farli saltellare sulla superficie. Questi artificiali sono perfetti per i lanci lunghi, dato che i modelli più piccoli pesano già una trentina di grammi e la forma del corpo è assai aerodinamica: praticamente, in fase di lancio, il metal jig sembra un piombo compatto che fila via a distanze impensabili con altri artificiali.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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