Il pesce serra è una specie invasiva che ha popolato tutte le coste della penisola ed è oggetto di cattura specifica da parte di molti pescatori. La sua natura di predatore lo porta a cacciare con irruenza e l’esca innescata con la tecnica del surfcasting consente catture ovunque

Sino a una ventina di anni fa nessuno si sarebbe mai sognato di inserire tra le prede costiere il pesce serra, una specie che pur essendo presente nelle nostre acque in maniera molto sporadica non aveva mai trovato molto spazio e la sua cattura era ancora da considerarsi un fatto decisamente occasionale. Poi il riscaldamento globale e l’aumento della temperatura del Mediterraneo hanno prodotto progressivamente un mutamento ormai irreversibile sulle nostre coste e soprattutto sulle spiagge. Il pesce serra ha così lentamente ma inesorabilmente allargato il suo originario areale e poiché per sua natura sono proprio le spiagge lunghe, ampie e deserte alternate a promontori rocciosi uno dei suoi habitat preferiti, ecco che in breve tempo è divenuto, in particolari momenti e stagioni dell’anno, il vero e assoluto re delle spiagge.

CHI È IL PESCE SERRA
NOME SCIENTIFICO: Pomatomus saltatrix
ORDINE: Perciformes
FAMIGLIA: Pomatomidae
MORFOLOGIA: ha la bocca armata di forti mascelle dotate di denti triangolari molto robusti e taglienti come rasoi. Il corpo è fusiforme, slanciato, le pinne sono robuste, le pettorali abbastanza grandi, le ventrali piccole mentre la pinna dorsale è divisa in due porzioni, la più anteriore è bassa e dotata di piccoli raggi spinosi, la parte posteriore è invece più alta, simmetrica e opposta all’anale. La pinna caudale è forte e forcuta. Le squame sono molto piccole. Il colore è grigio argenteo sul dorso mentre è più chiaro su fianchi e ventre, le pinne sono di colore olivaceo ed è presente una macchia nera alla base della pinna pettorale. Potente nuotatore, può arrivare a superare il metro di lunghezza sino a 15 chili di peso ma gli esemplari più comunemente pescati vanno da 2 a 4-5 chilogrammi.
DISTRIBUZIONE: è specie cosmopolita in acque tropicali e subtropicali. Comune nei mari d’Italia e nel Mar Nero; nell’Oceano Atlantico orientale lo si trova a nord fino al Portogallo. La sua abbondanza varia di anno in anno, in alcuni periodi è comunissimo per poi sparire per interi mesi. È un migratore, in inverno si sposta in acque più calde.
HABITAT: è un tipico pesce pelagico; d’estate si avvicina alle coste ed essendo eurialino, penetra nelle foci dei fiumi per cacciare i cefali di cui è ghiotto. La sua maggiore attività si ha comunque nel periodo estivo, quando si riproduce, e in autunno quando i grossi branchi setacciano le spiagge per fare il pieno in attesa della forzata stasi invernale.
RIPRODUZIONE: avviene in estate; le uova sono pelagiche.

Il serra si sposta in branchi composti da numerosi soggetti, spesso della stessa taglia. Non è ben chiara la dinamica degli spostamenti, simili a piccole migrazioni di massa.
STRUTTURA PODEROSA. La testa del serra è corta e massiccia con una evidente carena mediana superiore, le mascelle sono protrattili con la mandibola inferiore prominente che permette a questo carnivoro di aprire e allungare la bocca considerevolmente. Questa caratteristica, unita alla particolare forma della dentatura costituita da denti aguzzi e sottili, consente al serra di effettuare tagli assai precisi e netti mutilando con estrema facilità le sue prede. Questo è anche il motivo delle numerose lenze tranciate di netto e dei pesci recuperati mozzati a opera dei serra, che si sono guadagnati una pessima fama ovunque.

La struttura poderosa della bocca del serra gli permette di attaccare anche prede di buona misura che il predatore trattiene grazie alla forza delle mascelle.
ABITUDINI E ORARI. Si tratta di un pesce che è in caccia per tutta la giornata ma i momenti migliori sono l’alba, il tramonto e la notte, quando i branchi generalmente composti da esemplari di taglia simile, si avvicinano alla costa ed entrano nelle foci e nei porti seminando il terrore tra tutti i pesci del luogo. Per dare un’idea di cosa è capace di fare un serra, basti pensare che un pesce di mezzo chilo attacca senza problema anche un suo simile che è il doppio di lui. Questo vero e proprio killer dei mari può essere catturato con successo sia da terra sia dalla barca prevalentemente innescando il vivo o in alternativa il filetto di sardina o alici e acciughe. Dunque, alba e tramonto come momenti migliori e la notte per tentare qualche grosso pesce, rappresentano i momenti migliori, mentre per gli spot da scegliere occorre privilegiare punti caratterizzati da forte corrente e buona profondità, magari con presenza anche di luce, che da sempre attira sugarelli, piccoli sgombri e pesce azzurro in genere. L’imboccatura dei porti e i punti più foranei delle foci sono da sempre luoghi che presentano queste caratteristiche e quindi una volta capito dove e quando pescare, non ci resta che procurarci il vivo e le altre esche ed andare a pesca.

Ecco come il serra può ridurre qualsiasi pesce gli capiti a tiro di bocca: il “trancio” è assicurato e l’inserimento di un cavetto d’acciaio tra montatura ed esca è d’obbligo.
OCCHIO AI DENTI. La particolare dentatura del serra, formata da una miriade di piccolissimi e affilatissimi denti bianchi, è un’arma micidiale, capace non solo di dividere con un solo morso, pesci anche di grandi dimensioni ma, soprattutto, in grado di spezzare anche il filo d’acciaio se si sbaglia anche di poco la valutazione del libbraggio. Anche il modo di combattere, che si avvicina a quello dei grandi rostrati fatto di balzi fuori dall’acqua e violenti scossoni della testa, è un fattore che porta spesso alla slamatura o alla rottura del terminale, facendolo risultare vincitore nei combattimenti più cruenti.

Una bella cattura ottenuta al tramonto con la tecnica del surfcasting. Alba e tramonto fanno accostare il temibile predatore che attacca deciso con il cambio di luce.
SURFCASTING E TRANCI DI PESCE. La massiccia presenza del pesce serra sulle nostre spiagge ha in parte modificato gli equilibri biologici tra grufolatori e predatori, che sino a una ventina di anni addietro vedevano una netta prevalenza dei primi rispetto ai secondi. Adesso il nuovo scenario che si presenta su molti arenili italiani vede bran-chi compatti e numerosi di serra che si spostano lungo la spiaggia muovendosi soprattutto al cambio di luce, alba e tramonto. Gli inspiegabili silenzi sulle canne da surfcasting, un tempo animate dalle solite onnipresenti mormore, hanno finalmente trovato una logica interpretazione con la comparsa dei serra a farla da padroni incontrastati. Da qui ad assurgere al ruolo di preda di elezione sulle spiagge durante il periodo estivo, il passo è stato breve ma inesorabile. Così il serra ha finalmente trovato “pane” per i suoi denti taglienti, contro i quali si sono adottate le necessarie contromisure utilizzando tecniche selettive: è d’obbligo il cavetto d’acciaio intrecciato del tipo termosaldante innescato con grossi e sapidi tranci di muggine. Lo si insidia di preferenza con mare calmo o appena mosso da una fase finale di scaduta con onde e corrente non eccessive, ma vista l’alta concentrazione di questa specie non sono rari i casi in cui lo si può catturare nelle più classiche situazioni di surfcasting con onde formate e frangenti anche esplosivi.





