Siluri in fiume col pesce morto manovrato

La pesca col pesce morto manovrato, meglio nota come mort maniè, è una tecnica che si è diffusa in Francia per insidiare pesci predatori di fondo come il luccio e la sandra. Da noi ha trovato un metodo di impiego molto efficace soprattutto per il siluro in fiume, formando un binomio inscindibile efficacissimo, sfruttato soprattutto dai frequentatori del Po e dei suoi maggiori affluenti. È una “caccia” appassionante, sempre ricca di sorprese e mai monotona


 

Vive in acque non sempre cristalline, assomiglia più a un serpente che a un pesce, divora una grande quantità di pinnuti e preferisce i fondali limacciosi, per questo motivo è ricoperto da un discreto strato di muco molto poco “profumato”… Un pesce non molto attrattivo, almeno dal punto di vista estetico. Eppure il siluro (Silurus glanis) è diventato in questi ultimi anni il grande protagonista dei sogni di molti pescatori italiani. La ragione di tutto ciò è molto semplice: questo pesce si è diffuso a macchia d’olio in molti corsi d’acqua del piano, è quindi molto comune e, tra i pesci predatori di acqua dolce, è l’unico che può superare i cento chilogrammi di peso. In un recente passato il siluro era praticamente sconosciuto in tutta l’Europa centro-meridionale, Italia compresa. Questo grande pesce era una realtà vissuta, in chiave esclusivamente professionale, soltanto nella lontana Europa dell’Est nell’ambito danubiano. Poi, attraverso percorsi poco noti, il siluro è approdato in Francia, Germania, Spagna e Italia; prima nei laghetti sportivi e, successivamente, nei grandi corsi d’acqua di pianura. Qui ha trovato ideali condizioni di vita e ha cominciato a riprodursi in modo esponenziale; prima in sordina e successivamente con “allarmante” evidenza. Così i pescatori sportivi europei hanno iniziato a interessarsi al siluro. Tedeschi, francesi e spagnoli prima degli altri; gli italiani a iniziare dagli anni ’90, ma recuperando ben presto il terreno perduto.

In un fiume maestoso come il Po siluri di questa misura sono molto frequenti.

STRATEGIE DA PREDATORE BIG

Si sono affinate le tecniche di pesca, sia con esche naturali (quasi sempre grossi pesci esca) sia con gli artificiali e ci si è organizzati per affrontare al meglio una pesca piuttosto impegnativa e si è aperta la cacci al record. Sì, perché, pur non essendo un pesce autoctono dei nostri fiumi e laghi, il siluro resta pur sempre il più grosso esponente della fauna ittica d’acqua dolce. Ecco perché oggi, tra i pescatori sportivi di tutta Europa, non si parla d’altro e sono assai numerosi i grandi fiumi diventati teatro di entusiasmanti battute al siluro. Anche i più scettici o coloro che “snobbano” questo predatore non possono sottrarsi al fascino, tutto sportivo, di avere all’altro capo della lenza un avversario oltre il quintale, specialmente se combattuto con attrezzature leggere e monofili “normali”. Il sogno che sembra esclusiva della pesca in mare oggi si può concretizzare anche nei fiumi vicino a casa, senza dovere emigrare nelle più rinomate mete tropicali i pesca. Laggiù vivono i marlin, i pesci vela, i grandi carangidi e gli squali ma i grandi siluri non hanno nulla da invidiare a questi pesci: si può parlare a tutti gli effetti di un vero e proprio big game d’acqua dolce.

Il pesce imbragato con la montatura da mort maniè è da sempre il sistema più efficace per ingannare i siluri di tutte le taglie.

CAT FISHING AL TOP

La febbre per il cat fishing (in questo modo si definisce da noi la pesca del siluro) impazza dunque in Europa e sono nate organizzazioni che, sfruttando il fenomeno, si dedicano a questa pesca in modo specifico, come è già accaduto per la carpa, il black bass e per altri pesci altamente sportivi. Le soddisfazioni sono altissime non soltanto per la grande mole del siluro, ma, soprattutto, perché si tratta di un pesce decisamente lunatico e selettivo che richiede strategie di pesca piuttosto raffinate e intelligenti in una sfida continua che affascina chi si affaccia a questa nuova realtà. Forse è proprio in questa sfida tecnico-passionale che risiede tutto il fascino della pesca al siluro: chi ritiene sufficiente calare una grossa esca per catturare un siluro di oltre un quintale commette peccato di presunzione. Certo, nelle postazioni migliori possono stazionare numerosi siluri (spesso radunati nei fondali maggiori) ma da qui a realizzare catture “facili” convincendo i pesci a staccarsi dal fondo, passa, letteralmente, moltissima acqua!

Ecco come si presenta la montatura da mort maniè. Facile da realizzare, costa poco e si adatta a tutti i tipi di acque.

PREDATORE APICALE

Amato o odiato, il siluro è dunque una realtà consolidata nelle acque del centro nord e con lui bisogna fare i conti anche quando non è l’obbiettivo principale delle nostre battute di pesca. Quante volte, tirando a cavedani o persici nel periodo estivo, abbiamo assistito alle sue cacciate poderose che inevitabilmente bloccano l’attività di tutti gli altri predatori del circondario? Quando i siluri cominciano a mangiare, sulle acque del piano scende una strana calma poiché tutti i pesci carnivori di taglia inferiore a quella del baffone devono per forza riparare nelle loro tane, impedendo anche a noi pescatori di inseguire le nostre beneamate prede. L’alternativa, in questi momenti, è soltanto una: adeguarsi alla situazione e tentare la cattura dei siluri più grossi che, proprio perché presi dalla frenesia alimentare, perdono gran parte della diffidenza, accendendo in noi la speranza di fare un “tiro alla fune” memorabile.

Albert Drachkovitch, ideatore della montatura da mort maniè, recentemente scomparso dopo una vita passata a inseguire i pesci predatori di tutta Europa.

UNA TECNICA FRANCESE

Se c’è un sistema infallibile in questi momenti “di grazia” è il mort maniè, ideata dal genio franco-polacco Albert Drachkovitch negli anni ’70 e divenuta ormai una disciplina consolidata tra tutti coloro che insidiano i predatori nelle acque di pianura, in particolare siluro e lucioperca. Semplice e micidiale, il mort maniè unisce la naturalezza di un pesce vero a una montatura che aiuta a imprimere all’esca le sollecitazioni necessarie a scatenare l’attacco nel pesce predatore. Una montatura di una semplicità incredibile ma altrettanto efficace, in quanto dotata di due ancorette che, piazzate dietro la testa e presso la coda del pesce morto imbragato, consentono ferrate micidiali anche quando il predatore pizzica appena., caratteristica tipica, per esempio, del lucioperca in atteggiamento “neutrale”.Per mettere all’opera il mort maniè e vedere quanta efficacia può avere sul siluro c’è un posto che, quanto a “baffoni” di tutte le taglie, è una vera miniera: il tratto di Po piacentino/cremonese/lodigiano appena monte dello sbarramento di Isola Serafini. L’imponente diga che da anni regola il flusso del Grande Fiume producendo energia elettrica ha formato, a monte, una zona lunga svariati chilometri caratterizzata da fondali variabili, correnti multiformi e rive alquanto mutevoli. La profondità è superiore rispetto agli altri tratti di Po tra le province lombarde ed emiliane e questo si traduce in un vantaggio per il siluro, che può accrescersi raggiungendo taglie di svariate decine di chilogrammi. Strano a dirsi, ma non tanto se si considera che la natura col tempo interviene a regolare con nuovi equilibri la convivenza tra le specie ittiche, in questo tratto di Po possiamo trovare anche altre specie di predatori interessanti, che col siluro hanno imparato a convivere e a dividere il territorio. Tutti gli anni vengono catturate sandre oltre i dieci chilogrammi e aspi fino ai cinque; i questi ultimi tempi è comparso anche qualche grosso luccio, segno evidente che le condizioni del fiume stanno migliorando.

Nel tratto piacentino del fiume Po il siluro ha raggiunto taglie molto interessanti grazie alla presenza di pesce foraggio di tutte le taglie.

SILURI DEL NICO

Il tratto di Po che vedete in queste immagini riguarda la sponda lodigiana nei pressi di Somaglia, il paesino che dà il nome all’area di servizio sull’autostrada MI-BO e che può essere preso come riferimento per raggiungere il fiume. È uno dei tanti tratti del grande fiume ove il Nico, alias Enzo Nicoletti, ha svolto il servizio di guida per la pesca, ha portato la sua barca al pontile del Centro Nautico Somaglia e da qui organizza battute di pesca improntate soprattutto alla pesca a mort maniè e a spinning. A suo dire, rispetto ai tratti di fiume nelle province di Alessandria, Vercelli e Pavia che egli ha frequentato con la barca per anni, la zona di Po appena a monte dello sbarramento di Isola Serafini è in assoluto la migliore se si vuole migliorare i propri record di cattura. E in effetti c’è da credergli, visto che qui il Po si allarga parecchio formando buche di svariati metri e sponde chilometriche spesso impraticabili da riva, regno di grossi siluri, mega sandre e super aspi molti dei quali non hanno ancora avuto il ricordo “pungente” dell’amo. Tutta la fauna ittica, del resto, nello scendere dal corso superiore del Po viene bloccata dalla diga di Isola Serafini e qui si ferma, andando a colonizzare gli i posti migliori. Hot spot che sono rappresentati, oltre che dal canalone finale che porta allo sbarramento vero e proprio, da un’infinita di situazioni ambientali molto interessanti per chi pratica una pesca itinerante col mort maniè. Le massicciate classiche che caratterizzano le aste rettilinee del fiume si affacciano su fondali di alcuni metri ben popolati da ciprinidi di ogni genere che attirano siluri e sandre in quantità, ma non mancano anche rive in frana nei pressi delle curve dove la forza del Grande Fiume si fa sentire in tutta la sua imponenza. Gli ostacoli sul fondo, trascinati dalla corrente o erosi dalle rive, creano habitat perfetti per i siluri più grossi che vi si stabiliscono nella bella stagione, portandosi a ridosso dei blocchi di cemento o dietro alle piante più imponenti. Spot, questi, difficili da sondare se non con l’aiuto di una barca debitamente ancorata.

Ottimi spot da affrontare a mort maniè sono le rive in frana ma buoni sono anche i “piedi di terra”,salti improvvisi di profondità dei bassi fondali sabbiosi che lasciano spazio a buche profonde svariati metri.

I SEGRETI DEL FIUME

Altri spot interessanti ma non facili da individuare se non con una certa esperienza sono i cosiddetti “piedi di terra”, ossia salti improvvisi di profondità dei bassi fondali sabbiosi che lasciano spazio a buche profonde svariati metri e che si possono formare anche a centro fiume quando il livello è alto. I fondali che si formano appena a valle accolgono tutte le specie predatrici, dai siluri alle sandre, dagli aspi a rari ma giganteschi cavedani dall’indole carnivora. Altro spot molto interessante e dalle mille sorprese è l’ingresso del Trebbia dalle linfe verdi e pulite che origina interessanti fondali ghiaiosi regno incontrastato di barbi giganteschi e ciprinidi di ogni genere. Nell’ansa dalla lenta corrente possiamo trovare tutti i predatori del Grande Fiume che qui stazionano soprattutto dalla primavera all’autunno. 

Con una attrezzatura ben rapportata alla forza del siluro potremo sperare di tirare a riva anche i soggetti più grossi.

VIBRAZIONI ATTIRANTI

Con l’abbondanza e varietà di prede che i siluri possono trovare in questo tratto di Po e per la caratteristica acqua torba che contraddistingue il Grande Fiume nel suo percorso intermedio, riuscire a rendere rintracciabile ed appetibile il nostro mort maniè può rappresentare un problema di non facile soluzione. È vero che dinanzi all’imbragatura del pesce morto c’è un bel pallettone di piombo che, rimbalzando sul fondo nei recuperi a strappi e rilasci, emette rumore e fa sì che il siluro, attraverso il suo sensibilissimo apparato uditivo, riesca a percepire la nostra esca. Ma è vero anche che, soprattutto quando si pesca in piena corrente, i rumori che si propagano in acqua sono milioni e anche per un siluro in caccia diventa problematico individuare il nostro succulento boccone. Non dimentichiamo, poi, che i fondali sabbiosi e fangosi nei tratti a corrente lenta o quasi ferma ammortizzano i tonfi della montatura piombata e anzi, se non stiamo attenti a mantenerla sopra il fondale soffice con richiami continui, tutto il nostro armamentario rischierà di sprofondare nel soffice limo vanificando l’azione attirante.

Per aiutare il siluro a rintracciare la nostra esca, anche le vibrazioni emesse dal fluorocarbon usato come finale e più rigido del nylon, possono servire.

EFFETTO VIBRAZIONI

Il Nico, che della pesca al siluro a mort maniè conosce ormai ogni astuzia, ha escogitato due trucchetti che potenziano la capacità attirante di questa tecnica. Il fine ultimo è proprio quello di aumentare le vibrazioni del complesso finale-imbragatura-esca e di renderlo anche più visibile quando il Po presenta livelli stabili da alcuni giorni e perde, anche se per poco, parte della sua caratteristica torbidità. L’effetto vibrazioni può essere semplificato ricorrendo al fluorocarbon come giunzione finale tra il filo del mulinello e l’imbragatura da mort maniè. Tra i numerosi vantaggi che il fluorocarbon offre c’è anche una notevole rigidità strutturale, che diventa evidente all’aumentare del diametro impiegato. Un diametro dello 0,50-0,60, una volta ben teso e legato opportunamente al trecciato del mulinello, crea in corrente un effetto “corda di violino” che vibra in maniera molto evidente, permettendo al siluro di risalire più facilmente al target. Le vibrazioni del fluorocarbon teso sono molto differenti da quelle emesse dal pesce morto nelle sue evoluzioni sul fondo in quanto hanno lunghezze d’onda opposte. Il mix di vibrazioni che ne deriva richiama irresistibilmente i siluri di ogni taglia che hanno terminazioni ricettive molto specializzate; essendo pesci di fondo e vivendo spesso in acque torbe, la loro vista è poco sviluppata a favore dell’apparato uditivo che, tramite le terminazioni nervose della linea laterale e dei lunghi baffi ultrasensibili, consente loro di cacciare efficacemente in qualsiasi condizione, di giorno e di notte.

Una bella scorta di pesce vivo è la premessa migliore per una pescata a mort maniè.

UN “MORTO” BEN MANOVRATO La cultura della pesca con il pesce morto manovrato non è ancora molto diffusa in Italia; diversa è la situazione all’estero dove numerosi pescatori, soprattutto polacchi, francesi e tedeschi, apprezzano le interessanti doti di questo sistema rivolto ai predatori. Per questa ragione da noi sono ancora pochi gli sportivi che insidiano il siluro con il morto manovrato. Un peccato, perché questa tecnica ben si adatta alle situazioni classiche della pesca al siluro e può rappresentare una più che valida alternativa agli altri metodi. A patto, però, che il pesce morto sia manovrato in modo tutto particolare. Nella pesca al siluro a mort manié occorre fare qualche modifica alla montatura, che dovrà essere innanzitutto molto robusta per reggere alle tirate del baffone e, ancora prima, evitare di essere “tritata” dagli innumerevoli dentini che si trovano soprattutto nella parte superiore della mascella del pesce.

Nelle due foto ecco tutto l’occorrente per realizzare una montatura da mort maniè specifica per siluro.

CONNESSIONE TRECCIATO FLUOROCARBON

Importante è anche la giunzione tra il trecciato in bobina e il fluorocarbon usato come finale, che dovrà essere altrettanto robusta e a prova di strappo. Per il trecciato useremo uno 0,35, mentre per il fluorocarbon sceglieremo un ottimo 0,50. Vediamo come fare.

FASE 1. Fare un’asola col fluorocarbon e doppiarla almeno tre volte.

FASE 2. Inserire il trecciato nell’occhiello che si è formato.

FASE 3. Stringere in progressione il nodo con il trecciato al suo interno.

FASE 4. Prendere il trecciato e iniziare ad avvolgerlo sul fluorocarbon.

FASE 5. Compiere almeno sei avvolgimenti del trecciato sul fluorocarbon.

FASE 6. Prendere l’altro capo del trecciato e avvolgerlo nuovamente.

FASE 7. Prendere il capo del trecciato e infilarlo nello spazio libero.

FASE 8. Tirare con progressione il nodo che si è venuto a formare.

FASE 9. Badare che le spire del trecciato si stringano senza sovrapporsi.

FASE 10. Il nodo finito dopo avere tagliato i capi di trecciato e fluorocarbon.

MANOVRATO IN CORRENTE

Dopo la riproduzione, che avviene in fiumi di pianura come il Po ai primi di giugno, i baffuti predatori si portano in corrente per tutta l’estate, andando a occupare fondali che a noi potrebbero sembrare inconsueti, almeno per un pesce di fondo dalla struttura poco idonea a reggere l’impeto dell’acqua. Ma il siluro in corrente ci sta bene, eccome! Qui d’estate trova pastura in abbondanza e gli basta un ostacolo qualsiasi per ripararsi dalla forza dell’acqua e attendere il momento propizio per scattare sull’incauto barbetto, sul pigro gardon o sul cavedano stordito dalla frega. E in corrente avremo le maggiori chances di attacco, anche se dovremo adeguare la montatura da mort maniè che, come era stata inizialmente concepita da Albert Drachkovitch, ideatore di questa tecnica, doveva funzionare soprattutto in acqua ferma. Anche per questa situazione il Nico ha escogitato il sistema del pallettone scorrevole, una biglia forata che arriva a pesare trenta grammi e che permette di scandagliare meglio il fondale anche quando la corrente tira molto. La corsa del pallettone lungo il finale di fluorocarbon è bloccata, verso il mulinello, dal ciuffo di fibre colorate, mentre in basso dal nodo di collegamento all’imbragatura. Il fatto che, una volta sul fondo, il pallettone resti staccato dal pesce morto gli dà la possibilità di ondeggiare anche senza alcun intervento da parte nostra. In pratica possiamo lasciare il pesce morto sul fondo, senza recuperare, e lasciare che sia la corrente a renderlo “vivo” per noi. 

La montatura che abbiamo descritto funziona molto bene nelle correnti omogenee e mediamente profonde, preferite dal siluro in estate, dove trova pesce foraggio in abbondanza.

COME UN PESCE VIVO

Questa tecnica funziona in presenza di corrente sostenuta e abbastanza omogenea, ma nei tratti dove questa rallenta formando giri o ritorni d’acqua bisognerà intervenire con un abile gioco di recupero e rilascio, nello stile classico del mort maniè.  Il fatto di avere la zavorra principale, ossia il pallettone di piombo, scorrevole sul finale, ci offre anche un altro vantaggio. Se il siluro appare piuttosto svogliato e in una fase che potremmo definire neutrale, il pallettone staccato dalla montatura lascia al pesce morto una maggiore plasticità di movimento: in corrente il nostro pesce ondeggerà mostrando in alternanza i fianchi e la pancia, una parvenza di movimento cui il siluro, pur se apatico, non saprà resistere. Ma se avremo la fortuna di incappare in una fase di caccia, dopo la prima cattura converrà senz’altro spostare il pallettone verso la montatura, bloccandolo per bene, e intervenire con recuperi a strappetti più frequenti, inframmezzati da brevi rilasci. Il fatto di avere il pallettone vicino al morto migliorerà la nostra percezione sull’esca, arrivando a ferrare col necessario tempismo.

Dovremo usare pesci morti di grossa taglia, anche di due etti, e questo comporterà l’impiego di biglie di piombo di tagli XL per tenere la montatura sul fondo e contrastare la corrente.

Pallettoni forati di questa misura sono una regola nella pesca in Po.

Ecco come si presenta la montatura da mort maniè special siluro dopo il tiro alla fune con un grosso esemplare. 

PRECISI RAPPORTI

La pesca col pesce morto manovrato è un mix ideale di controllo dell’esca, movimento attirante e tenuta del fondo. In particolare, nel mort maniè al siluro, importante è il rapporto che deve sussistere tra il peso della zavorra e il volume del pesce innescato. In un ambiente fluviale vasto come il Po nel suo tratto intermedio, ma anche in molti alti corsi d’acqua del piano con una massa liquida consistente, la corrente è spesso imponente e qualsiasi esca piombata in maniera insufficiente viene trascinata a valle a tutta velocità, vanificando qualsiasi tipo di presentazione. Figuriamoci un pesce morto pesante un paio di etti, magari un bel carassio o una scardola che con la forma panciuta oppongono sempre molta resistenza all’acqua! Una biglia forata di una ventina di grammi è il minimo sindacabile, ma ricordiamoci sempre di avere in dotazione zavorre fino a trenta e passa grammi qualora volessimo innescare i più grossi “morti” a nostra disposizione e cercare di stanare il siluro da record che, non dimentichiamolo, in questa zona di Po può superare anche i due metri! Il Po e i suoi siluri richiedono quindi un tipo di caccia che potremmo definire “estrema”. Si usano montature molto pesanti per contrastare la forza dell’acqua a svariati metri di fondo, con zavorre sotto forma di biglie di piombo che pesano anche una quarantina di grammi e i pesci da imbragare possono raggiungere taglie importanti, se il nostro obbiettivo finale è il siluro di alcune decine di chilogrammi. Un carassio adulto di un paio d’etti o il super gardon dalle pinne colorate sono un vero “must” per stanare i baffoni più golosi.

IL MOSTRO CON I BAFFI

Al pescatore, quale che sia la tecnica preferita, piace sempre conoscere i pesci con cui si confronta. Da questo punto di vista metodi di pesca e strategie passano in second’ordine: il buon risultato di una battuta parte dalla conoscenza approfondita delle abitudini e delle caratteristiche del pesce che, sotto la superficie, si avvicina all’esca. Nell’immaginario comune il siluro è “un pesce gatto un po’ troppo cresciuto”. Paragone giustificato soltanto dalla morfologia generale del corpo (allungato, appiattito, cilindrico posteriormente e quasi anguilliforme), ma che non va oltre la vaga somiglianza esteriore. La testa, decisamente sproporzionata rispetto al corpo, si presenta arrotondata e depressa; termina con una bocca larghissima (praticamente ampia come la circonferenza del corpo) e una gola capace di ingoiare anche le prede più voluminose. Dal punto di vista della pesca, una particolare attenzione va riservata alla dentatura: il siluro, infatti, non possiede denti particolarmente aguzzi ma soltanto due grandi placche mandibolari su cui alloggiano numerosissimi ma piccoli denti lunghi pochi millimetri. Nel loro insieme possono essere paragonati a una carta vetrata molto forte. Tale particolare anatomico diventa essenziale nel momento finale di una cattura. Inutili raffi e guadini, basta mettere la mano in bocca a pesce premendo il pollice nella parte interna della mandibola per sollevare anche un siluro di svariate decine di chilogrammi. Non si rischiano ferite gravi alle mani, anche se un buon paio di guanti da giardiniere è utilissimo per ammortizzare lo sfregamento dei denti bassi.

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Renzo Della Valle
Renzo Della Valle
RENZO DELLA VALLE Classe 1960, pesca da una vita in acqua dolce e in mare. Dal 1984 ha iniziato a collaborare come giornalista freelance presso le principali riviste di settore e dal 1994 ha aderito al progetto editoriale del mensile Il Pescatore d’acqua dolce prima come collaboratore e poi come capo redattore. Nel 2009 ha diretto la rivista Pescare. Numerosa e diversificata la produzione di libri e manuali sulla pesca sportiva. Continua a “essere sul pezzo” tenendosi in contatto con i migliori pescatori sportivi italiani e stranieri e fornendo un’informazione aggiornata sull’evoluzione delle tecniche che fanno parte della pesca sportiva.

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