Vorace e veloce, lo sgombro popola tutto il Mar Mediterraneo in branchi molto numerosi ed è una preda divertente da pescare dalla barca

Lo sgombro, con il suo parente lanzardo, racchiude in sé tutte le migliori caratteristiche che un pescatore può desiderare dalle sue catture. È vorace e non si fa desiderare troppo, ha una taglia media interessante, può essere pescato con vari sistemi, garantisce catture in quantità e in cucina è pure buono. Inoltre si lascia prendere sia dalla riva sia dalla barca, anche se è da quest’ultima che si avranno maggiori soddisfazioni sia per la quantità di catture sia per la taglia.

CHI È LO SGOMBRO
NOME SCIENTIFICO: Scomber scombrus
ORDINE: Perciformes
FAMIGLIA: Scombridae
MORFOLOGIA: il corpo è allungato e affusolato, con bocca a punta e occhi grandi. Presenta due pinne dorsali, la seconda delle quali è seguita da cinque piccole pinne stabilizzatrici sul peduncolo caudale, opposte e simmetriche ad altre cinque pinnette tra la pinna anale e la caudale. La coda è fortemente bilobata. La livrea presenta un dorso grigio-bluastro, che sfuma verso i fianchi fino a incontrare il ventre bianco argenteo. Dal dorso partono tigrature verticali nere che arrivano all’altezza della
linea laterale. Le pinne sono grigio-azzurre. Raggiunge eccezionalmente una lunghezza di 50 centimetri.
DISTRIBUZIONE: è diffuso nelle acque costiere del Mediterraneo e del Mar Nero, nonché in Atlantico, dalle coste marocchine e spagnole fino al Mar di Norvegia. È presente anche nelle acque islandesi, groenlandesi e al largo del Canada.
HABITAT: abita le acque fino a 200 metri di profondità, svernando in acque profonde e tornando verso le coste nelle stagioni più calde.
ALIMENTAZIONE: ha dieta onnivora: si nutre di plancton (anfipodi, copepodi), meduse, piccoli pesci. uova e larve di pesci, gamberi, vermi e molluschi gasteropodi.
RIPRODUZIONE: la deposizione avviene all’interno dei numerosissimi banchi che forma, tra marzo e agosto, a seconda della zona. Le uova, gialle e sferiche, si schiudono dopo 6-7 giorni. Le larve, alla lunghezza di 6 millimetri, assorbono il sacco vitellino e possiedono mandibola già munita di denti.

Primo piano sulla testa dello sgombro. Pesce super idrodinamico, è dotato di pinne che favoriscono il nuoto veloce e guizzi fulminei.
LE TECNICHE MIGLIORI. Dalla barca lo sgombro può essere insidiato con vari sistemi, a partire dal bolentino, per il quale useremo una lenza madre dello 0,35 tenendo presente che solitamente gli sgombri navigano nella bella stagione tra due e cinque metri di fondo, insistendo negli oraridi primo mattino e tardo pomeriggio.Anche la traina leggera con lenza a mano avvolta su speciali sugheri può dare buoni risultati:viaggeremo con l’imbarcazione non oltre i tre nodi di velocità, ricorrendo a un finale di nylon dello 0,30 sul quale legheremo un cucchiaino ondulante o una piumetta munita di robusta ancorina. In caso di permanenza del banco a una certa profondità possiamo ricorrere anche a specifici affondatori.

Causa l’aumento delle temperature del Mar Mediterraneo lo sgombro tende ad accostare sempre di più e con soggetti di buone dimensioni.
ANCHE DA RIVA. Gli sgombri possiedono una forza straordinaria e persino gli esemplari più piccoli si difendono con tenacia. Per godersi al meglio il combattimento, però, sarà opportuno scegliere attrezzature di media potenza, tenendo comunque presente che dovranno sopportare sforzi piuttosto elevati. Durante l’inverno questi predatori vivono al largo mentre in primavera si avvicinano alle coste e salgono agli strati superficiali. Con la tendenza all’aumento delle temperature nel Mediterraneo, è sempre più frequente catturare esemplari isolati anche dalla riva, soprattutto in estate, anche se la barca resta la soluzione migliore. Si usano canne da spinning leggero fino a 2,50 metri non troppo rigide; il mulinello dovrà avere un rapporto di recupero non altissimo per evitare che la manovella s’impunti con i grossi esemplari.

Un barcone organizzato per la pesca dello sgombro in gruppo, tipico, tipico delle coste dell’Adriatico del nord.
MEGLIO DAI BARCONI. Ma la pesca più divertente e redditizia allo sgombro è quella che si pratica dai barconi presi a noleggio e usati soprattutto per raggiungerei banchi cospicui che nuotano al largo delle coste adriatiche. Da anni in queste zone esistono veri e propri charter di pesca che mettono a disposizione grosse imbarcazioni per dare modo di pescare a interi gruppi di appassionati.Una volta giunti sul posto, si procede a un’accurata pasturazione (brumeggio) per attirare gli sgombri sotto la barca. Ottimi spot sono vicini alle piattaforme di trivellazione metanifere che rappresentano un punto di stazionamento per tutte le specie di pesci, sgombri e lanzardi inclusi. Si usano principalmenterobuste e corte canne di tipo bolognese, e come esca si ricorre principalmente al filetto di sardina o altro pesce azzurro, ma possono andare bene anche cefalopodi e vermi vari. In alternativa si possono usare speciali piumette iridescenti montate su ami, a gambo lungo, con piombo finale per tendere bene tutta la montatura durante i recuperi. Per aumentare le probabilità di aggancio si usano finali multipli, con tre piumette. Lenza madre dello 0,35e braccioli per i finali dello 0,20 di lunghezza sui venti centimetri.

Speciali amettiere (le giapponesi sabiki) sono perfette per insidiare lo sgombro dalla riva e dalla barca. Si lanciano a distanza e vanno recuperate cercando di intercettare i branchi di sgombri più attivi.
MOSCHETTE E SABIKI. Nella bella stagione, con i branchi di sgombri attivi a pochi metri di profondità, una tecnica di movimento molto divertente è quella con le speciali moschette artificiali innescate su braccioli multipli. Le lanceremo oltre il branco dei pesci e le faremo passare veloci, ricorrendo a un piombo finale di una quindicina di grammi. Se i pesci gradiscono, potremo agganciarne anche più d’uno sulla montatura. Altrettanto bene funzionano i sabiki, le amettiere di origine giapponese che montano anche 5 ami dressati con imitazioni fantasiose di avannotti di pesce o gamberetti.





